Progetto Europeo Diverfarming, riduzione delle emissioni di gas serra e aumento delle rese dei terreni

Nelle zone prescelte sono state considerate opzioni di gestione diversificate per favorire la conservazione del carbonio del suolo e ridurre l'emissione di gas serra

Negli ultimi anni, gli agricoltori italiani si trovano ad affrontare problematiche ambientali sempre crescenti, come l’erosione e la compattazione del suolo, il basso contenuto in sostanza organica e la contaminazione di terra e acqua.
Pertanto, è necessario diversificare i nostri sistemi di coltivazione promuovendone la biodiversità, riducendo l’erosione del suolo con l’incremento del C-sink (sequestro di carbonio) e limitando le emissioni di gas serra. L’obiettivo del progetto europeo DIVERFARMING[1], che coinvolge otto Paesi e di cui il CREA è il referente per l’Italia, è quello di costruire sistemi colturali diversificati a bassi input chimici, in grado di garantire la resa delle colture, aumentare il reddito netto degli agricoltori, ridurre gli impatti ambientali (incrementando fino al 15-20% la sostanza organica del suolo in 10 anni), e migliorare l’organizzazione della catena di valore.
Un team di ricercatori del CREA, afferente ai centri di ricerca Agricoltura e Ambiente, Genomica e Bioinformatica e Cerealicoltura e Colture Industriali, in collaborazione con l’Università della Tuscia, Barilla e il Consorzio Casalasco, valuterà per un triennio l’applicazione di sistemi di diversificazione colturale in zone caratterizzate da condizioni pedoclimatiche differenti. Un sondaggio online preliminare e una successiva analisi multicriterio hanno fornito gli strumenti per selezionare quattro casi-studio del Nord Mediterraneo ed effettuare una rotazione colturale, altamente rappresentativa di una tipica filiera alimentare italiana: leguminosa – grano duro – pomodoro da industria. La sperimentazione sarà realizzata in quattro aree: tre nel Nord Italia (nella Pianura Padana, presso tre Aziende Barilla/Casalasco) e una nel Sud Italia (Regione Puglia, presso il CREA Cerealicoltura di Foggia).
Nelle zone prescelte sono state considerate opzioni di gestione diversificate per favorire la conservazione del carbonio del suolo e ridurre l’emissione di gas serra: l’impiego del biodigestato come fertilizzante organico, al posto del concime minerale, la lavorazione ridotta (minimum tillage), minori input idrici rispetto all’irrigazione standard e l’applicazione della gestione integrata per il controllo dei parassiti (biostimolanti, con riduzione di fitofarmaci).
“In DIVERFARMING – afferma Alessandra Trinchera, ricercatrice CREA e Coordinatrice del progetto per l’area del Nord-Mediterraneo – che vede come referente scientifico per il CREA la Dott.ssa Roberta Farina, i nostri ricercatori hanno il compito di valutare gli effetti della diversificazione colturale e delle differenti strategie conservative utilizzate, sui principali parametri fisico-chimici e biologici del terreno, sulle emissioni gassose in campo, nonché sulla biodiversità microbica e funzionale del suolo, attraverso innovativi approcci di studio basati su analisi di genomica e bioinformatica (DNA/RNA). Il Centro Agricoltura e Ambiente, inoltre, svilupperà un modello previsionale in grado di individuare la migliore gestione agronomica entro le rotazioni, in termini di conservazione della sostanza organica del suolo e di incremento della biodiversità e resilienza dell’agroecosistema a lungo termine. La valutazione delle rese, della qualità delle produzioni e dei parametri nutrizionali verrà realizzata dagli operatori di Casalasco e Barilla, sotto la supervisione del CREA e dell’Università della Tuscia. Durante lo svolgimento della sperimentazione sarà promosso il massimo coinvolgimento dei portatori di interesse, quali le aziende e gli agricoltori stessi, al fine di condividere i risultati progettuali e mutuarli in innovazione immediatamente fruibile in termini economici, entro la stessa catena di valore”.
Notizie: Ufficio Stampa CREA
Foto: wikipedia.org

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