Aumento Iva al 22% dal 1° ottobre 2013: perché, paragoni nel mondo e dettagli comprensibili a tutti

Abbigliamento e accessori, auto e benzina, telefonini, computer e tablet, parrucchiere, Cd/Dvd e palestra; ma anche bevande gassate, vino ed alcolici, gioielli, orologi, elettrodomestici e le parcelle di avvocati e commercialisti. Sono questi alcuni dei comparti sui quali da oggi, martedì 1° ottobre 2013, è scattato l’aumento dell’Iva ordinaria. Si passa dal 21 al 22%.

 

LE RAGIONI DELL’AUMENTO – Il provvedimento, inizialmente previsto per il 1° luglio 2013, era stato rinviato ad ottobre con l’intento di trovare le coperture necessarie per scongiurarlo.

– La crisi di governo, conseguente alle schermaglie tra Pd e Pdl, e alle dimissioni ordinate da Berlusconi dei ministri del Popolo delle Libertà, ha impedito di evitarlo.

– Stucchevole ed inutile l’operazione scaricabarile che i due principali schieramenti politici del nostro emiciclo hanno attuato a partire dal tardo pomeriggio di sabato 28 settembre 2013.

– Ogni cittadino italiano ha una propria idea. C’è chi crede che la colpa sia da imputare a Berlusconi, che ha fatto scoppiare la crisi di governo ordinando le dimissioni dei ministri del Pdl e chi, invece, punta il dito su Enrico Letta, che ha bloccato i provvedimenti dell’esecutivo nell’attesa di capire se il suo governo ha, o meno, la fiducia delle due camere.

– Non siamo certamente qui per analizzare tali dinamiche, ma per comprendere quali potranno essere le conseguenze, economiche, sulle famiglie italiane.

 

LE TRE IVA – Prima di addentrarci nelle conseguenze economiche per il bilancio delle famiglie italiane, facciamo un focus sull’Iva, e iniziamo col dire che l’acronimo “Iva” sta per Imposta sul valore aggiunto.

– Di fatto si tratta di un tributo generale visto che colpisce il valore aggiunto di ogni fase della produzione e dello scambio di beni e servizi (ad eccezione di alcuni che sono esplicitamente esentati). Sostanzialmente grava solo e soltanto sul consumatore finale o, meglio, su tutti quei soggetti che non possono esercitare alcun diritto alla detrazione.

– In Italia troviamo tre differenti tipologie di Iva. L’aliquota ordinaria, salita da oggi al 22% rispetto al precedente 21%, e due aliquote ridotte, che sono rimaste invariate, al 10 ed al 4%. Queste due aliquote trattano quei beni che il legislatore ha catalogato come più incidenti sul costo medio della vita.

– Nell’aliquota al 4% troviamo, ad esempio, i generi alimentari di prima necessità, le opere per abbattere le barriere architettoniche ed i libri; al 10%, invece, troviamo il comparto turistico, le opere di ristrutturazione edilizia e, curiosità che farà felici i più golosi, il cioccolato.

 

LA STORIA DELL’IVA – Per comprendere come si è evoluta l’Imposta sul valore aggiunto in Italia, è sufficiente analizzare i seguenti dati: in quarant’anni si è passati dal 12% al 22%. Ed i numeri spaventano più ancora se si osserva che in due anni l’Iva è cresciuta di due punti percentuali.

– Dal 12% del 1973 si è passati al 22% di oggi; nel mezzo troviamo piccoli salti che ci hanno condotto al 1° ottobre 2013. 14% dal 1977, 15% dal 1980, 18% dal 1982, 19% dal 1988, 20% dal 1997 e 21% dal 2011. Il resto lo stiamo scoprendo in queste ore.

 

L’IVA NEL MONDO – Nel resto del Mondo cosa accade? La situazione dell’Italia, dove l’Iva è ora al 22%, è in linea con quanto presente in altri Paesi dell’Europa.

– Il 20% è vigente in Austria, Estonia e Regno Unito, mentre al 21% troviamo Belgio, Repubblica Ceca, Lettonia, Paesi Bassi ed Olanda. La Germania è al 19%, il Portogallo e la Grecia al 23%, mentre la vicina Francia si ferma al 19,6%. Decisamente più alta in Danimarca e Svezia, 25%.

– Percentuali più basse in altri Stati: 17% in Cina, 10% in Egitto, 5% in Giappone, 18% in Russia ed 8% in Svizzera.

 

LO STRANO CASO DELLA BENZINA – In tutto ciò è molto curioso il caso del carburante che, con l’aumento dell’Iva, di fatto diviene meno costoso rispetto all’eventuale rinvio dell’incremento dell’aliquota a gennaio 2014.

– Inizialmente, infatti, il governo aveva trovato nelle accise sui carburanti il mezzo ideale per reperire le coperture atte a rinviare il passaggio al 22% dell’Imposta sul valore aggiunto. Una mannaia per le famiglie italiane da 2 centesimi di euro al litro nel 2013 e da 2,5 centesimi di euro al litro fino al 15 febbraio 2015.

– La mancata approvazione di questo provvedimento, tuttavia, con il conseguente aggravio dell’aliquota ordinaria al 22%, di fatto fa aumentare la benzina di circa 1,5 centesimi di euro al litro. Praticamente un centesimo in meno del caso precedente.

– Con l’Iva al 22% la verde salirà di 1,5 centesimi di euro al litro, il diesel di 1,4 ed il gpl di 0,7 centesimi. L’impatto sui prezzi, sottolinea Quotidiano Energia, non dovrebbe essere immediato, ma si dovrebbe spalmare nell’arco della settimana.

– Possibile, quindi, arrivare ad una media nazionale di 1,80 euro per la benzina e di 1,75 per il diesel.

 

AUMENTO DELL’IVA: 349 EURO IN PIU’ A FAMIGLIA – Oltre all’aumento dell’aliquota ordinaria, ciò che preoccupa maggiormente è il cosiddetto “effetto arrotondamento” che molti negozianti potrebbero applicare ai prezzi, andando di fatto ad incrementarli più di quanto previsto dalla disposizione legislativa.

– Il Codacons afferma che l’aumento dell’Iva al 22% sarà come una mannaia sul commercio, portando una “raffica di rincari in tutti i settori, generando un calo degli acquisti del 3% e ricadute sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro Paese”. Tutto questo si tradurrà, secondo l’associazione a difesa dei consumatori, in un costo medio annuo maggiore per famiglia di 349 euro.

– Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, sottolinea “l’impatto recessivo che provocherà l’aumento dell’Iva che andrà ad azzerare i primi timidi e parziali segni di una ritrovata crescita, per il momento solo annunciata”.

– “Se in termini assoluti saranno i percettori di redditi elevati a subire l’aggravio di imposta più pesante, visto che ad una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa, la situazione si capovolge completamente se si confronta l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sullo stipendio netto annuo di un capo famiglia – spiega la Cgia di Mestre in una nota -. Ebbene, l’aumento dell’imposta, dal 21% al 22%, peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori”.

– “L’incremento – prosegue l’associazione – deprimerà ancor più la domanda interna penalizzando soprattutto le famiglie più povere e quelle più numerose. Ma a pagare il conto saranno anche gli artigiani e i commercianti che, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano per il mercato domestico”.

 

LUCE E GAS: UNA MAGRISSIMA CONSOLAZIONE – A parziale consolazione dell’aumento dell’Iva, è bene precisare che da oggi, 1°ottobre 2013, le tariffe di luce e gas scenderanno, rispettivamente, dello 0,8 e del 3%.

– La decisione è arrivata pochi giorni fa dall’Autorità per l’energia; il risparmio annuo per una famiglia media sarà di 41 euro: 37 per il gas e 4 per la luce.

– Questa nuova riduzione delle tariffe porta uno sgonfiamento della bolletta del gas, da aprile ad oggi, del 7,8% (risparmio di 100 euro annuo a famiglia) e dell’1,2% per l’energia elettrica.

 

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Matteo Torti