No Reverse Charge Renzi, cos’è e cosa succederà

Salvadanaio-300x216Dopo la grana pensionati, il Governo Renzi è alle prese con un’altra partita non certamente facile ed agevole. Questa volta la scure non arriva dalla Corte Costituzionale, ma dalla Commissione Ue che ha comunicato al Consiglio che si oppone alla richiesta italiana di deroga per estendere il meccanismo della “reverse charge” dell’Iva alla Gdo. Una misura inserita nella Legge di Stabilità dello scorso dicembre e che portava benefici sul bilancio italiano di 730 milioni circa; entrate che non potranno arrivare e che potrebbero far scattare le famose clausole di salvaguardia, tra cui troviamo aumento delle accise sulla benzina e aumento dell’Iva.

 

“REVERSE CHARGE”: L’OPINIONE DELLA COMMISSIONE UE – Una partita che in molti hanno definito come persa fin da subito; una sconfitta che, però, doveva solo essere ufficializzata; ufficializzazione che è arrivata venerdì dall’Unione Europea che ha espresso parere negativo sulla deroga Iva alla grande distribuzione organizzata.

– Una notizia accolta a braccia aperte dal mondo delle imprese, con Confindustria che ha subito ribadito la positività di questo parere negativo dell’Ue, ma che non è apparsa un fulmine a ciel sereno per il Tesoro, che già da diverse settimane aveva capito la piega che stava prendendo la situazione.

– Il motivo del parere negativo della Commissione Ue è che “non c’è evidenza sufficiente che il reverse charge contribuirà a contrastare le frodi”. Un parere negativo a cui viene aggiunta una ‘bacchettata’ all’Italia: “Ogni deroga al sistema del pagamento frazionato non può quindi essere che una misura d’emergenza e ‘ultima ratio’ in casi provati di frodi, e deve offrire le garanzie sulla necessità ed eccezionalità della deroga, la durata della misura e la natura dei prodotti. La procedura di reverse charge non deve essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato”.

 

REVERSE CHARGE: DI COSA SI TRATTA? – Una misura molto discussa e totalmente invisa agli industriali, cerchiamo di capire meglio cosa si intende per “reverse charge”, un termine che rientra nella sfera dell’Iva e che indica il meccanismo dell’inversione contabile che, di fatto, va ad eliminare la detrazione dell’Iva sugli acquisti.

– Prevede, quindi, che il destinatario di una cessione di beni o di una prestazione di servizi, se è soggetto passivo nel territorio dello Stato, debba pagare l’imposta in luogo di colui che gli ha ceduto il bene o fornito la prestazione.

– L’inversione contabile, “reverse charge”, si sostanzia proprio in una auto fatturazione da parte del compratore soggetto Iva dove dichiarerà l’acquisto del bene o il servizio; un documento contabile non emesso dal cedente, ma redatto direttamente dall’acquirente.

– Di fatto l’obiettivo è quello di evitare le frodi Iva in quanto il cedente non corre il rischio di “dimenticarsi” del versamento dell’Iva, mentre il destinatario della cessione non può “dimenticarsi” di annotare l’Iva perché altrimenti sarebbe nulla la registrazione.

 

GLI EFFETTI SUL BILANCIO DELLO STATO – L’estensione del “reverse charge” è stata prevista dall’ultima legge di stabilità come misura per combattere l’evasione Iva, andando però ad incidere molto sui fornitori che avrebbero dovuto pagare l’Iva sui loro acquisti, ma avrebbero dovuto fatturare senza imposte alla grande distribuzione, andando a credito e dovendo poi passare dai meccanismi delle compensazioni o dei rimborsi.

– La bocciatura della Commissione Ue ha un impatto minore al miliardo di euro che dovrebbe essere sommato ai 728 milioni di euro di mancate entrate, con un conto totale di 1,7 miliardi di euro.

 

LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA – Entro il 30 giugno il Governo è chiamato a trovare una copertura alternativa ai 728 milioni di euro che verranno a mancare nel bilancio 2015 per effetto dello stop dell’Ue al “reverse charge” alla grande distribuzione. Senza coperture si attiveranno le clausole di salvaguardia che vedono in cima alla lista il classico aumento delle accise sui carburanti. Il Governo Renzi è al lavoro su tre ipotesi per evitare lo scatto delle clausole:

– Prima ipotesi: far leva su dei mini-tagli alla spesa andando ad agire sulle uscite delle amministrazioni centrali o con micro-tagli lineari ad alcuni ministeri.

– Seconda ipotesi: utilizzare una parte del maggior gettito atteso dall’operazione di rientro dei capitali all’estero; un’ipotesi, questa, che qualche giorno fa era stata ventilata anche come copertura del Decreto Poletti sulle pensioni.

– Terza ipotesi: agire sul deficit. Un’operazione tanto lodevole quanto in salita, anche perché una parte del tesoretto del Def di aprile è stato utilizzato per coprire il pasticcio sulle pensioni non perequate in seguito al Salva-Italia.

 

IL “POMPIERE” RENZI – La decisione della Commissione Ue, parola di Matteo Renzi, “era abbastanza attesa e discussa in sede di legge di Stabilità. Sui 728 milioni sono molto tranquillo anche perchè sono una misura che pesa su un bilancio di 728 miliardi… Non ci sarà nessun problema, stiamo ragionando dove prenderli”.

– Il premier italiano, intervenuto ai microfoni subito dopo la comunicazione arrivata dalla Commissione Ue, ha voluto rassicurare tutti gli italiani che le clausole di salvaguardia previste nella Legge di Stabilità per coprire eventuali buchi di bilancio “non scatteranno in nessun caso”.

 

 

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 Matteo Torti