Cassaintegrazione Elbi Collegno, coinvolti solo 50 lavoratori

FIOM LogoLa Fiom-Cgil rende noto che nella giornata di venerdì 27 giugno si è svolto l’incontro tra le organizzazioni sindacali, la Rsu e la Elbi, azienda con 900 dipendenti che si occupa di componentistica per elettrodomestici, per affrontare la temporanea mancanza di lavoro in uno specifico reparto.

La direzione aziendale, la Fiom-Cgil, la Uilm-Uil e la maggioranza dei delegati hanno convenuto di sostituire la cassa integrazione già in uso con i contratti di solidarietà, così da contenere al massimo la perdita economica per i lavoratori distribuendo il poco lavoro rimasto tra tutte le lavoratrici e i lavoratori, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro di ciascuno. La Fim-Cisl e le sue Rsu invece si sono dichiarati indisponibili per ragioni, seppur legittime, del tutto estranee alla discussione in corso. L’azienda a questo punto ha deciso di abbandonare la strada intrapresa e di rinunciare ai contratti di solidarietà, optando invece per la cassa integrazione che riguarderà solo circa 50 lavoratori.

Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «Non condividiamo la logica secondo cui si fa pagare tutto a 50 lavoratori per l’indisponibilità di una minoranza sindacale (che utilizza questa questione per altre ragioni) né comprendiamo la frettolosa marcia indietro dell’azienda».

 

AGGIORNAMENTO del 2 luglio 2014 ore 13,16: Il sindacato FIM CISL ha pubblicato la seguente nota riguardante la situazione alla Elbi di Collegno:

– La Fim Cisl rende noto che a fronte di una richiesta di ricorrere ai CDS in Elbi per il settore impiegatizio, la propria RSU si è opposta per due sostanziali motivi.

– Il primo perchè l’azienda non versa in stato di crisi bensì lavora a scorrimento dal lunedì al sabato, di notte, di domenica e con ricorso agli staordinari, quest’anno riesce a dare ai lavoratori soltanto 2 settimane di ferie.

– Il secondo perchè dagli impiegati si è passati agli “indiretti” inserendo anche nel C.D.S. 5 operai tra cui uno di categoria protetta.
– L’operatore sindacale di zona della FIM CISL Meo Giosuè dichiara: “Assurdo pensare alla medicina meno costosa o piu’ indolore quando bisogna somministrarla ad un’azienda sana e per niente malata, VORREMMO CAPIRE DI COSA STIAMO PARLANDO!”

– “Il c.d.s. tra l’altro si utilizza a fronte di una chiara dichiarazione di esubero che ovviamente per noi è inesistente e ci guardiamo bene dal firmare ed avvallare al ministero una simile richiesta, se le altre o.o.s.s. pensano di soddisfare il portafoglio di alcuni lavoratori nell’immediato, noi diciamo che guardiamo più in là e non vorremmo ricevere fra qualche tempo in testa lo stesso boomerang che oggi si vuole lanciare “

 

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(m.ram.)