Frammenti Satellite Goce sull’Italia 10 – 11 novembre 2013, allerta Protezione Civile e aggiornamenti in tempo reale

Si chiama Goce (Gravity Ocean Circulation Explorer) ed è un satellite lanciato dall’Esa, l’agenzia spaziale europea, nel marzo del 2009. Presto qualche sfortunato cittadino italiano potrebbe avere un incontro ravvicinato con qualcuno dei sui frammenti, visto che il satellite ha esaurito il combustibile e si trova in orbita discendente. I rischi per la popolazione sono minimi, ma la Protezione Civile lancia un appello: “Restate al chiuso”.

 

LA TRAIETTORIA IN DIRETTA – L’impatto del satellite Goce con l’atmosfera è sempre più vicino. Il satellite da diverse settimane ha esaurito il carburante e sta impattando la nostra atmosfera ad una velocità di circa 80 km/h.

– L’obiettivo della missione del Goce, lanciato nel marzo del 2009, era quello di realizzare una mappa globale del campo gravitazionale terrestre per comprendere in modo migliore le variazioni dei livelli del mare e della circolazione oceanica.

– A questo link è possibile seguire in diretta la traiettoria del Satellite Goce. Una volta aperto il sito, attendete qualche secondo il caricamento della mappa che vi mostrerà il Satellite con un rettangolo nero.

– Nell’istante in cui vi stiamo scrivendo, le 13.45 di sabato 9 novembre 2013, il corpo si trova sopra Panama ad un’altezza di oltre 163 km dal livello del mare e viaggia ad una velocità di 7,92 m/s.

 

L’IMPATTO: DOVE E QUANDO – Lo scorso 21 ottobre 2013 il satellite Goce ha esaurito il carburante ed ha iniziato a perdere quota disegnando un’orbita discendente. Per adesso gli studiosi affermano di non essere in grado di definire dove potranno atterrare i frammenti derivanti dall’impatto con l’atmosfera.

– La Protezione Civile ha però definito tre finestre in cui l’Italia potrebbe essere soggetta alla caduta sul nostro territorio di un frammento:

– Dalle 8.26 alle 9.06 di domenica 10 novembre. Zone coinvolte: Centro-Nord (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna);

– Dalle 19.44 alle 20.24 di domenica 10 novembre. Zone coinvolte: Ovest Italia (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Sardegna).

– Dalle 7.48 alle 8.28 di lunedì 11 novembre. Non è stata ancora resa nota alcuna zona di possibile impatto.

 

L’APPELLO DELLA PROTEZIONE CIVILE – La protezione civile, con una nota, ha specificato che “quando e dove gli eventuali frammenti del satellite cadranno sulla Terra non può ancora essere previsto”.

– “Al momento, all’interno dell’arco temporale che va dalla sera di oggi alla tarda mattinata dell’11, non è ancora possibile escludere la remota possibilità che uno o più frammenti del satellite possano cadere sul nostro territori”.

– La protezione civile afferma che è “poco probabile che i frammenti causino il crollo di strutture: per questo sono da scegliere luoghi chiusi” visto che “i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici; all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono i vani delle porte inserite nei muri portanti”.

 

COSA DICONO GLI ESPERTI – Il professor Heiner Klinkrad, responsabile della sezione “diritti spaziali” dell’Esa, assicura che “i rischi per la popolazione sono minimi”.

– “Statisticamente – continua Klinkrad – parlando l’eventualità di essere colpiti da un frammento è 250.000 più bassa di quella di vincere un premio della lotteria tedesca… In 56 anni di voli spaziali nessuno oggetto creato dall’uomo rientrato dallo spazio nell’atmosfera terreste ha causato ferite a esseri umani”.

– Klinkrad è sufficientemente ottimista e rassicurante: “Al momento non siamo in grado di stabilire dove avverrà il rientro, ma siamo in contatto con le agenzie di protezione civile di tutta Europa in modo da ottenere istantaneamente le informazioni necessarie nel caso in cui i resti del satellite cadano in zone abitate. Da quando fu lanciato lo Sputnik a fine anni cinquanta, sono rientrate sul nostro pianeta circa 15.000 tonnellate di satelliti. La maggior parte si è disintegrato a contatto con l’atmosfera a causa del riscaldamento aerotermico. Solo dal 10 al 40% della massa iniziale è sopravvissuta al rientro. E i frammenti hanno sempre raggiunto la superficie terrestre a una velocità ridotta”.

 

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Matteo Torti