Intervista Monsignor Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino, il messaggio forte del cristianesimo attraverso la Sindone

Mons. Cesare NosigliaL’Ostensione della Sindone e l’arrivo di Papa Francesco hanno posto la capitale sabauda al centro del mondo religioso, ma non solo. Una interessante chiacchierata con l’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, aiuta a capire quanto questi due differenti eventi siano importanti per città, ma anche per il mondo.

 

Buongiorno Eccellenza, cominciamo dall’Ostensione. Si è parlato di numeri record, sono arrivate anche tantissime persone di altre religioni ed è stato un vero momento di dialogo… La mia domanda: Possono, eventi come l’Ostensione o il Giubileo, aiutare il dialogo tra fedi diverse e tra diversi stati?

– Credo di sì, anzi penso che lo siano perché danno la possibilità a diverse componenti della società e di fedi di incontrarsi su un punto di riferimento comune. Certo, chi è cristiano magari può vedere nella Sindone qualcosa di più. Ma chi non è non cristiano o non professa una fede può vederne un uomo che ha sconfitto odio e sofferenza con l’amore, e quindi intuire la presenza di un modello di una civiltà che è quella che siamo chiamati a costruire.

– Bisogna partire dall’impegno di affrontare le situazioni più tragiche e difficili basandosi su valori di fondo, che siano propri di qualunque civiltà si richiami a principi morali e di coscienza, come il perdono, la riconciliazione, il dialogo e l’incontro. Oggi sussiste la necessità di superare le divisioni e di non innalzare muri, di costruire ponti e abbattere i muri stessi, come dice Papa Francesco.

– Il mistero religioso, per noi cristiani, invece, contempla la possibilità di un incontro con il mistero di Dio, c’è quel clima di preghiera che affascina. L’immagine che i fedeli si trovano davanti non porta solo un significato. Per noi cristiani richiama il Vangelo, ma per altri può essere la sofferenza umana o avere un messaggio diverso.

 

Ad aiutare notevolmente i fedeli ad avvicinarsi alla Sindone c’è il “Percorso dei Santi e Beati”. Com’è nata l’idea di queste “tappe”?

– Siamo partiti dal motto “L’amore più grande” e ci siamo chiesti quali fossero le persone che hanno vissuto nella loro vita questo messaggio di Gesù. L’amore più grande è donare te stesso, non solo ciò che hai. Nella società contemporanea esiste il rischio che il dono non impegni individualmente la persona e quindi non ne coinvolga la coscienza o il cuore. L’amore più grande che ci insegna la Sindone è che Cristo ha dato la propria vita per gli altri.

– I santi sono persone normali che hanno scelto di donare se stessi. Hanno subito anche loro situazioni difficili.. Sono esempi di chi ha seguito l’esempio di Gesù e, in questo senso, il fatto che appartengano a secoli diversi e abbiano vissuto situazioni molto diverse tra loro, aiuta a capire che è possibile vivere secondo questo messaggio.

 

Lei sarà il “padrone di casa” in occasione della visita di Papa Francesco. Quali sono le sue emozioni in merito?

– Ringrazio il Signore di essere Arcivescovo di Torino in questo momento. Il Papa porterà speranza e gioia… Tutti qui lo sentono come parte integrante della propria storia e della propria Regione. La scelta di mangiare e celebrare messa con i suoi parenti, poi, dimostra l’attenzione per la famiglia in tutte le sue componenti. Nel mondo di oggi, con la crisi della famiglia, è una visione alternativa; questo Papa dimostra poi di parlare con i suoi insegnamenti, ma anche con i fatti  e con le scelte che compie. Qui a Torino, ad esempio, incontrerà il mondo del lavoro, i giovani e i disabili: questi incontri sono qualcosa di concreto e che fanno passare il messaggio del cristianesimo. Gesù dice che anche la piccola cosa fatta nel suo nome è fatta a lui, e Papa Francesco evangelizza proprio in questo modo.

 

Papa Francesco ha riportato forse un po’ di entusiasmo verso la Chiesa Cattolica. Sono tante le persone che si sono riavvicinate….

– Sì è vero, sono tante e io lo sperimento nella visita pastorale. Molti giovani, tra i 20 ed i 30 anni, vengono a confessarsi e parlano molto di Papa Francesco, spiegando come le sue parole abbiano influenzato le loro scelte. Ci sono però anche molti non credenti attenti a quello che dice questo Papa. Ad esempio c’è un industriale, qui di Torino, che viaggia molto e mi confidava che, nonostante il fuso orario ben diverso dal nostro, cerca sempre di sintonizzarsi per ascoltare l’Angelus.

– C’è una grande attenzione ai gesti e alle parole. Questa attenzione, ed è qui la cosa sorprendente, si è diffusa in tutto il mondo! C’è tanta gioia anche nelle persone di altre religioni. Eravamo tutti preoccupati dopo la decisione di Benedetto XVI, ma poi è arrivato lui. E’ un bel segno della misericordia di Dio.

 

 

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Alessandro Gazzera

Foto: diocesi.torino.it