La città delle mamme, il pelo nell’uomo

È un dato di fatto: le donne non riescono a fraternizzare neppure quando il fato offre loro su un piatto d’argento un’occasione che raramente può ripetersi nella storia. Non sono in grado di fare cartello, di insorgere come un tutt’uno devastante neanche quando qualche nume tutelare del genere femminile offre loro la migliore opportunità.
No, non pensate ad emancipazioni di sorta, a quote rosa nei posti chiave di finanza e politica, a sollevazioni di piazza con mucchi di reggiseni dati alle ceneri: qui si parla di pura e bieca vendetta, care signore, perché la moda di oggi vuole che vada per la maggiore la depilazione maschile!
“L’uomo depilato? Orrore!”, ribattono schizzinose le avvocatesse, le professoresse, le anestesiste di tutta la penisola, non riuscendo invece ad intravedere la possibilità di rivalsa sul genere che ha costretto per lustri la donna ad estirpare ogni traccia pilifera potesse crescere sul suo corpo, come fosse un centurione romano che rade al suolo Cartagine.
Perché i femminei cerebri non si sono messi in moto allo scopo di tessere un piano strategico degno de “L’arte della guerra” di Sun Tzu per convincere il maschio che il partner ideale deve essere spoglio come una vetta alpina, glabro come il cane nudo? Perché non hanno deciso di piegarlo alla depilazione integrale, tanto da far sembrare la “brasiliana” a noi inflitta come la spuntatina di capelli mensile di cugino Itt?
Volesse il cielo che la risposta a tali quesiti risiedesse nella magnanimità femminile, in quella bontà intrinseca che non permette di approfittare così crudelmente del più debole; purtroppo la realtà è che le donne non sanno fare gioco di squadra, percependo come una potenziale rivale nella conquista del principe azzurro anche una vecchia sciancata, col porro al naso, un occhio di vetro, la dentiera montata al contrario e forse gay.
A tal punto disunite da non riuscire ad elevare al rango di “gruppo”, intoccabile ed indiscutibile, neppure il ruolo di madre.
Un esempio? Le riviste concepite per le mamme, quelle pubblicazioni dove ci sono recensioni di cuscini per l’allattamento, dove si formano gruppi di sostegno contro la depressione post-partum, dove gli unici uomini che compaiono sono ginecologi o padri preoccupati di non recuperare mai più un‘intimità con le proprie partner.
Certo nobilissimi argomenti, ma c’è da chiedersi, visto che il pubblico a cui questi giornali sono indirizzati è così ben definito, perché li si trova infarciti di pubblicità di passeggini, carrozzine ed affini con modella dotata di tacco svettante e pantalone super-aderente, più azzeccata per uscire da una Porsche del Motorshow che per andare al parco con un pupo?
Da queste considerazioni discende, come la scure del boia, la notizia più inquietante: in una società che ha tramutato in consumatori anche bambini e cani, due categorie notoriamente prive di portafoglio, le donne, le mamme non sono credibili nemmeno come consumatrici!
L’impressione è che il genere femminile sia un insieme di individui difficile da rilevare come gruppo, anche se a volte rimane il dubbio che sia semplicemente prigioniero di un retaggio di impronta maschilista che ancora regna sovrano (diretta citazione da volantino femminista sessantottino, n.d.a).
Forse la sua idiosincrasia nei confronti della coesione non gli consente di affossare un retaggio culturale di impronta maschilista e, essendo troppo complicato creare una comunità, l’essere donna finisce per bearsi della sua singolarità inclassificabile dando sfogo ad un individualismo estremo ed a volte auto-distruttivo (citazione, questa volta, al personaggio hippy di Verdone in “Un sacco bello”, n.d.a).
Ma in fondo al tunnel di questo scenario da fine del mondo forse c’è luce e quella luce sono proprio le mamme.
La società non le riterrà interessanti o catalogabili, ma a volte dimentica che i suoi membri sono anzitutto i loro figli.
Sono le mamme che dovrebbero pensare di correggere il tiro di questa deriva, formando delle giovani menti (maschili e femminili) più coscienti del prossimo e più empatiche, più curiose delle diversità che gelose delle uguaglianze, più fiere delle proprie origini senza considerarle però un motivo per adagiarsi.
Insomma, detto in parole semplici, potrebbero fare quello che ogni buon genitore dovrebbe avere a cuore: allevare delle persone migliori.

 

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Foto: wikipedia.org

 

2 COMMENTI

  1. Le rubriche femminili spesso rasentano la banalità, questa dimostra di essere interessante e accattivante…. Ottimo lavoro

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