La città delle mamme, mamma: manovalanza a basso costo o supereroe a progetto?

Se siete mamme sapete perfettamente che tutto il tempo che non viene dedicato ai figli, al lavoro ed alla casa, sarà immancabilmente fonte di sensi di colpa.
Perfino sedersi davanti al computer per scrivere due righe diventa un tormento: sulla punta della sedia, per essere sempre pronte ad uno scatto alla Bolt in caso di bisogno, osservate innervosite il placido pulsare del cursore che, con l’incurante sicurezza di uno che sta facendo il proprio dovere, vi ricorda che invece voi state oziando.
Come se non bastasse, questa specie di grillo parlante cibernetico scandisce inesorabile ogni secondo che passa; no, peggio: scandisce inesorabile ogni secondo che passa pulsando su una pagina vuota… Nemmeno Dante nel suo inferno avrebbe previsto pena più azzeccata per gli scrittori a corto di idee!
Se invece la Musa Calliope è stata generosa con voi e state scrivendo qualcosa – fosse anche la lista della spesa – e siete a casa, non alzatevi mai, e dico mai dalla sedia: potreste venire risucchiate da così tante altre attività da tornare alla vostra scrivania avendo perso non solo il filo del discorso, ma anche il foglio su cui lo stavate scrivendo!
Se per disgrazia transitate nei pressi del bagno c’è la lavatrice che vi guarda con il suo unico occhione languido e vi prega di sgravarla da quel molesto carico di camicie che la opprime; fortunatamente non è in grado di parlare, altrimenti il suo sospiro di sollievo verrebbe udito dalla lavastoviglie in cucina, che pretenderebbe lo stesso trattamento.
Le camicie di cui sopra non stanno appese nel nulla perché non siamo alla scuola di magia di Hogwarts (Harry Potter, ricordate?), quindi tocca far loro posto in mezzo a chilometri di umidissime lenzuola matrimoniali. I giocattoli dei bambini fanno a gara per infilarsi sotto i piedi per testare i vostri riflessi, o la bontà degli studi del vostro ortopedico.
Il telefono squilla immancabilmente quando siete nel punto più lontano da esso, calcolato con la precisione di un satellite della NASA; tralasciando di aggiungere che novanta volte su cento a chiamare è l’ennesimo operatore di call-center con in serbo proposte allettantissime. E più il recupero dell’apparecchio telefonico è stato difficoltoso e rocambolesco più la domanda che vi viene posta dall’altro capo del filo è idiota: “Potrei parlare con chi si occupa delle bollette in casa?”. “Sì, attenda in linea, la metto immediatamente in comunicazione con l’ufficio amministrativo…!”.
Per sfuggire a tutto questo potreste essere tentate di uscire di casa… Per accorgervi presto che la situazione non migliora.
Vi è mai capitato di pensare: “Beato lui che se ne va a spasso!”, incrociando per strada un signore in giacca, cravatta e valigetta, uno spazzino con la sua scopa, il porta-lettere con la sua bella sacca pasciuta?… E una mamma che spinge il passeggino?
L’impressione che si ricava dal tenore delle battute riservate alle mamme a passeggio con i propri figli in orari che per altri sono lavorativi, è che queste vengano percepite come turiste con cappello di paglia, ciabatte infradito e macchina fotografica al collo.
Come è possibile che chi ha a che fare con loro non si accorga di pupi frignanti e spalmati di briciole di grissino seduti sul passeggino, delle dieci buste di cibarie (non della boutique Vuitton) che pendono dallo stesso, di mocciose capricciose abbarbicate alle caviglie e dei vani tentativi di consultare, non la cartina della città, ma la lista della spesa?
Ebbene, questo rocambolesco teatrino, per uno sparuto manipolo di temerarie è una controllabilissima routine. Costoro sono le mamme. Sicuramente ognuno ha la sua buona dose di stress che lo aspetta dietro la porta di casa la mattina, ma almeno ha ancora il baluardo proprio di quell’ultima porta che lo separa dal mondo esterno e lo divide dal vortice della giornata.
Una mamma invece quel vortice ce l’ha dentro la testa e non esiste nessuna porta da chiudere se vuole prendere una boccata d’aria dal caos della sua vita.
La mamma è sempre costantemente il centro degli affari di tutta la famiglia, la spina dorsale di un colosso che si regge su due gambe d’argilla, la diga che argina il fiume in piena di emozioni che scaturiscono da teste diverse per carattere ed età.
La mamma lavora nell’ombra, come gli scenici a teatro, per mettere in luce ciò che è altro da sé.
La mamma è Superman e Clark Kent allo stesso tempo, un super-eroe che a volte si sente più inerme di un tenero cucciolo di cincillà.
Sì, perché l’incapacità di concentrarsi a dovere per svolgere dei compiti dai più ritenuti semplici, la sensazione di non riuscire ad essere sempre ben presenti a sé stessi , di percepire che troppi aspetti della realtà sfuggono di mano, e di conseguenza sentirsi particolarmente vulnerabili, sono tutti aspetti connaturati al ruolo materno, purtroppo.
L’uomo poi, non potendo attribuire la colpa di questi microscopiche debolezze di Supermamma alla cryptonite, ha inventato gli sbalzi d’umore, il ciclo mestruale, la depressione post-partum, la menopausa precoce, e via con amenità di questo genere, come se gli ormoni fossero un dono che gli dei hanno riservato alle sole donne!
E adesso è ora di vestirsi per uscire: nascondete il mantello, coprite la grossa “S” che avete sul petto, indossate il cappello di paglia e non dimenticate la macchina fotografica. Un ‘altra missione vi attende!

 

La prima puntata di “La città delle mamme“: La città delle mamme, il pelo nell’uomo

 

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Giorgia Murdolo

Foto: wikipedia.org