Sentenza di riesame su attacco cantiere Chiomonte a maggio 2013, per i giudici fu “azione premeditata di terrorismo”

Il Tribunale del Riesame di Torino ha confermato la condanna dei quattro No Tav per l’attacco al cantiere di Chiomonte, avvenuto la notte tra il 13 e il 14 maggio 2013.

 

La sentenza è stata deliberata venerdì 17 gennaio 2014 a Torino, al termine della procedura di riesame richiesta dai No Tav arrestati per l’attacco di maggio. Obbiettivo della difesa, ottenere gli arresti domiciliari per i quattro ragazzi coinvolti.

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Al contrario di quanto sperato dagli avvocati di parte, i giudici hanno invece confermato l’accusa di attentato con finalità terroristiche, formulata al momento dell’arresto avvenuto lo scorso 9 dicembre 2013.

 

Nella procedura di riesame, si legge infatti che “l’attacco al cantiere del Tav in Valle di Susa dello scorso maggio è stata un’azione terroristica premeditata il cui obbiettivo era impedire o ritardare la realizzazione dell’opera, arrecando grave danno all’immagine dell’Italia”.

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I giudici hanno anche sostenuto che secondo quanto ricostruito dalle indagini “l’azione in questione è stata connotata da un’organizzazione strategica assimilabile a quella militare”.

 

Le indagini della Digos di Torino e Milano, con il contributo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sono partite dalle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza del cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa.

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Dalle indagini è emerso che ad attaccare il cantiere quella notte sarebbero stati tre nuclei organizzati – dai pittoreschi nomi di battaglia “Marmotte”, “Trento” ed “Rc” -,  collegati tra loro e diretti da un comando unificato. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato la presenza di 21 persone in loco, che avrebbero attaccato il cantiere con bengala e bottiglie molotov.

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Secondo quanto ricostruito, l’organizzazione dell’attacco sarebbe stata pianificata per molto tempo, sino all’ultimo dettaglio. Hanno scritto infatti i giudici del Riesame che, secondo quanto stabilito dalle perizie, i No Tav coinvolti “avevano la disponibilità di 6 vetture per giungere sul posto e allontanarsi al termine dell’attacco; conoscevano alla perfezione il cantiere e il territorio circostante ad esso, tanto da potersi muovere agevolmente al buio”.

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Sono ancora in corso le indagini al fine di identificare gli altri partecipanti all’attacco. Per ora, secondo quanto disposto dai giudici del Riesame, i quattro No Tav resteranno in carcere.

 

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Vera Prada