Sfruttamento prostituzione Torino, conclusa indagine nata nel 2012

PoliziaUna donna di origine brasiliana di 54 anni è stata arrestata dagli uomini della seconda sezione della squadra mobile della Polizia, mentre un’altra donna di 37 anni le è stata applicata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria, perchè ritenute ree di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione a danno di giovani donne e uomini provenienti per lo più dal sud America.

 

L’indagine ha preso il via dopo due denunce di aprile e maggio 2012, presentate da una cittadina brasiliana che riferiva di essersi prostituita a Torino ed in altre città d’Italia, per conto degli indagati, nel periodo compreso tra novembre 2008 e marzo 2012. La questura ha così avviato l’attività investigativa, supportata dall’intercettazione di numerose utenze telefoniche, da mirati servizi di osservazione, di appostamento e di pedinamento che consentivano di acquisire granitici elementi di colpevolezza a carico degli indagati. E’ venuto fuori l’esistenza di un gruppo criminale, costituito da cittadini di origine brasiliana che avrebbero gestito la prostituzione di numerose ragazze che venivano fatte giungere in Italia dal sud America e da altri stati europei, come la Spagna.

 

Le donne, una volta giunte sul territorio nazionale, venivano trasferite negli alloggi a disposizione del gruppo che erano ubicati in varie città italiane, tra le quali Torino, Aosta, Siena, Porto d’Ascoli, Paestum, Como, San Benedetto del Tronto, Pesaro e Cremona.

 

Gli indagati avrebbero infatti creato dei veri e propri “comparti regionali”, collocando però la propria sede “operativa” a Torino. Vere e proprie sedi periferiche dove le donne sarebbero state collocate per prostituirsi e incrementare il proprio giro d’affari. Il gruppo provvedeva ad individuare gli alloggi necessari provvedendo altresì ad inserire annunci su siti internet specializzati, ma di fatto gestendo tutte le telefonate dei potenziali clienti direttamente da Torino.

 

Non solo, ma gli sfruttatori provvedevano anche, tramite un fotografo compiacente a redigere dei book fotografici per le ragazze, le cui foto, appositamente ritoccate, venivano poi pubblicizzate.

 

Il giro di affari del gruppo si aggirava intorno al milione di euro annuo.

 

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Massimiliano Rambaldi