Ultras a confronto, l’intervista sull’evoluzione del fenomeno ‘dalle scazzottate, ai coltelli’

Ultimamente gli stadi italiani sono stati “bollenti”. A commentare la realtà delle attuali curve italiane un nostro lettore ha voluto raccontarci la sua storia, risalente agli anni 70, raffrontandola con quanto succede oggi. Precisiamo che il nome utilizzato durante l’intervista è fittizio.

 

Signor G. cosa ne pensa della nuova generazione di ultras negli stadi?

– Penso poco, sono figli di un’epoca diversa.

 

In che senso?

– Noi negli anni 70 eravamo arrabbiati, figli di operai che spesso vivevano in una discreta povertà. I miei lavoravano per una nota azienda piemontese ed io la domenica invece andavo allo stadio ed ero tra quelli che si cercava le “rogne”.

 

Che cosa è cambiato?

– L’attuale generazione è composta di ragazzini ignoranti figli di buone famiglie, sono bulli che usano il coltello per una sorta di “gioco” e hanno spesso scarpe all’ultimo grido, ma non solo. Vicino a loro c’è la delinquenza comune che trova un’ottima valvola di sfogo nelle curve degli stadi.

 

A Bergamo si sono verificati nuovamente scontri tra la tifoseria neroazzurra e quella bianconera

– Ai miei tempi capitavano praticamente sempre queste cose, c’erano gruppi che si staccavano e picchiavano fra di loro… Raramente saltavano fuori coltelli, mentre oggi a causa di una colossale ignoranza mista a delinquenza sono diventati una triste abitudine.

 

Lei prima ha parlato di rabbia: come si esce da questo?

– Si esce capendo che la violenza non è la soluzione…. Io ho preso botte in tutti gli stadi italiani e alla fine sono arrivato a un punto in cui ero stufo…. Stufo di dare perenni preoccupazioni a casa e allora ho cercato un lavoro e messo su famiglia.

 

L’argomento Ultras è spesso trattato con molta superficialità, secondo lei come mai?

– In fondo gli Ultras han sempre fatto comodo a tutti…. Dalle società di calcio, ai giornali e persino al paese… La domanda è: sono un problema? Sì in parte ormai sì, ma in realtà è un difetto di cultura che si porta dietro tutta Italia.

 

Si spieghi meglio

– L’assenza di codici di comportamento e la totale mancanza di controllo non rispecchiano la realtà del nostro paese?

 

Ma lei cosa vuol dire con questa intervista?

– Che il problema dei facinorosi lo si risolve facendo una vera cultura a partire dalle scuole e migliorando le condizioni generali nel nostro paese dove troppi crimini restano impuniti.

 

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Di Redazione