Benvenuti al Nord: i laureati arrivano dal Sud

Le nuove tendenze per trovare lavoro o anche per completare il percorso formativo, scegliendo un corso di laurea specialistico

Secondo una recente analisi dell’ISTAT, in un approfondimento legato al Rapporto Annuale, si contano circa 220.000 laureati in meno tra i residenti del Sud Italia, senza considerare la crescente quota di pendolari di medio e lungo raggio. Questo gran numero di giovani, dai 20 ai 34 anni, migrano al Nord per trovare lavoro o anche per completare il percorso formativo scegliendo un corso di laurea specialistico.

Secondo il rapporto, nel 2017 ben il 27% dei migranti totali da Sud a Nord sono laureati rispetto al solo 5% nel 1980. Nel 2017 inoltre circa il 40% dei residenti al Meridione iscritti presso un corso di laurea magistrale, si è spostato presso un ateneo del Centro-Nord.

Molti studenti, infatti, scelgono un ateneo in una città del Nord, frequentando ad esempio un corso magistrale in economia a Torino come quello di Unicusano, o un corso di laurea magistrale in scienze della comunicazione a Milano. Questo fenomeno fa riflettere su quanto è cambiata radicalmente la struttura qualitativa del migrante tipo: se nel secondo dopoguerra a migrare era soprattutto giovane manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, oggi va aumentando il numero dei laureati e degli studenti universitari (immatricolati fuori regione) che si spostano dalle regioni meridionali e insulari, verso le regioni del Centro e del Nord del Paese.

La migrazione degli studenti verso il Nord e verso l’Estero
Ecco che, in questo modo, il Sud Italia continua a perdere energie positive dalle sue regioni che si dirigono verso il Nord o, addirittura, all’estero: infatti, sono stati circa 117 mila nello scorso anno i migranti verso l’estero, cifra che fa lievitare a 816 mila gli espatriati nell’ultimo decennio.

Una migrazione che pesa molto sul nostro Paese, che continua a perdere risorse indispensabili, tra cui circa 33 mila diplomati e 29 mila laureati. Un danno non solo intellettuale ma, soprattutto, economico. Il Mezzogiorno disperderebbe un investimento pubblico pari a circa 1,9 miliardi annui se consideriamo il solo flusso verso il Centro-Nord, quasi 3 miliardi considerando anche l’emigrazione dei laureati meridionali verso l’estero. Cifre estremamente elevate, costi gravi per il Sud Italia che deve prevedere un futuro di sviluppo per contenere questi danni.

Ma cosa scatena questo fenomeno così cospicuo di migrazione verso il Nord Italia o l’estero?

L’emigrazione volta alla ricerca del lavoro è anticipata al momento della scelta universitaria, a causa di politiche che hanno per lungo tempo penalizzato e ancora oggi pongono in condizioni sfavorevoli gli atenei meridionali. Il problema resterà fino a che le istituzioni non decideranno di mettere fine a questo circolo vizioso, investendo sulla qualità dell’apprendimento e sulle strutture, fattori che ad oggi penalizzano gli atenei meridionali riducendone l’appeal.

A questo andrebbero aggiunti anche incentivi per il mondo del lavoro, che al Sud continua a incontrare difficoltà. Questo sarebbe possibile allargando lo spettro di azioni mirate e concrete, incentivando nuove politiche industriali, nonché la crescita e il potenziamento di infrastrutture e servizi non solo al Nord ma anche nelle regioni del Sud Italia.

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