Chi sono gli Ascari? Intervista ad Ismail Omar, classe 1912

Per conoscere meglio la figura degli Ascari ci siamo rivolti ad uno di loro. Ismail Omar, 105 anni, racconta la sua storia e la vita da soldato

ismail-01La figura degli Ascari è un qualcosa di ancora troppo poco conosciuto per l’Italia di oggi. Eppure questi soldati hanno combattuto al fianco del Regio Esercito in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale e spesso pagando la loro fedeltà con la vita.
Grazie al prezioso aiuto del Dottor Diego Solinas dell’Ambasciata Italiana di Asmara e del Professor Giampaolo Montesanto, CronacaTorino.it è riuscita a contattare e a parlare con uno degli ultimi Ascari rimasti in vita.
Ad aprire una finestra su una parte della storia, anche del nostro Paese, è Ismail Omar, oggi ultracentenario. Nato nel 1912 ed arruolato nel 1935, è stato tra i combattenti che tentarono di respingere gli inglesi a Keren nel 1941.

Buongiorno e grazie per questa intervista a nome mio e di tutti i lettori. Comincio chiedendole qualcosa di lei: come si chiama? Quando è nato?

Mi chiamo Ismail Omar e sono nato in un villaggio vicino Keren nel 1912.
Quando si arruolò quanti anni aveva?
Mi sono arruolato a 22 anni, nel 1935.
Perché questa scelta?
Quando mi sono arruolato lavoravo come bracciante, la paga da soldato era più alta e quindi decisi di diventare militare.
Com’erano i rapporti tra gli italiani e voi che invece eravate nati in Eritrea?
Normalmente non c’erano molti rapporti con i commilitoni italiani. I battaglioni erano separati, c’erano quelli degli italiani e quelli di noi Ascari. Diverso era quando si andava in guerra insieme. In guerra ci si aiutava, c’erano familiarità e solidarietà.
Come descriverebbe gli italiani che invece sono arrivati per abitare in quegli anni?
Gli italiani erano bravi, gentili e amichevoli. Io prima di arruolarmi facevo il contadino nel mio villaggio. Poi ho cominciato a lavorare come bracciante in una concessione italiana della famiglia Ertola (Famiglia italiana storica dell’Eritrea, ndr)
In Italia si sa troppo poco sulla vostra figura, ma venite descritti come soldati valorosi… Com’era la vostra vita da militari?
La vita da soldati era dura, ma eravamo pagati bene e facevamo qualcosa di importante per le nostre famiglie.
Come ha vissuto la resa e l’abbandono dell’Italia? Come furono gli anni successivi?
Dopo la sconfitta di Keren fui fatto prigioniero dagli inglesi, che mi portarono in Sudan. Sono stato liberato quando ho accettato di combattere per loro. Sono stato soldato prima per gli inglesi e poi anche per i sudanesi.
Cosa ha fatto dopo la guerra? Ha famiglia?
Dopo la guerra sono tornato a casa e ho ricominciato a fare il contadino per gli italiani che ancora avevano le concessioni nei dintorni di Keren. Ho famiglia, tanti figli e tanti nipoti.
Ha tramandato ai suoi figli e/o nipoti le sue esperienze durante la guerra? Ha partecipato a qualche operazione militare in particolare?
Ho raccontato ai miei figli della guerra. La battaglia più importante è stata quella di Keren.
E’ rimasto in contatto con qualche italiano con cui ha combattuto?
Non con i soldati, ma ho continuato a lavorare con gli italiani per molti anni dopo la guerra nelle loro concessioni.

Foto: Professor Giampaolo Montesanto
La Redazione di CronacaTorino.it porge i suoi ringraziamenti all’Ambasciata Italiana di Asmara ed al Dottor Diego Solinas per la preziosa opportunità. Si ringrazia inoltre il Professor Montesanto per la collaborazione.

1 COMMENTO

  1. Ho avuto l’onore di incontrare due volte nella sua casa di Cheren l’ex ascari Ismail Omar Adala, nel 2014 e nel 2016. Una vita comune a tanti altri indigeni arruolatisi nel Regio Esercito per avere una migliore opportunità. Nei nostri incontri è sempre stato attento e preciso nei suoi racconti. Egli ad oggi è l’ultimo sopravvissuto del IV Battaglione “Toselli”‘ quello dalla fascia nera avvolta in vita che prese il nome dal suo comandante deceduto sull’Amba Alagi nel dicembre 1895. Un battaglione leggendario nella storia militare coloniale meritevole di ben 2 medaglie d’oro al valor militare. Ismail Omar Adala è un uomo fiero del proprio passato di militare al servizio dell’Italia, con una mente ancora fervida che ricorda ancora molti particolari, soprattutto dei prodromi della battaglia di Cheren, alla quale partecipò brevemente perché dislocato nel bassopiano per coprire la ritirata disordinata delle truppe italiane ed indigene che provenivano da Agordat. Fu fatto prigioniero dagli inglesi nei primi giorni di febbraio 1941 proprio all’inizio della prima battaglia di Cheren. È sempre molto contento quando lo andiamo a trovare anche se ha il rammarico che i giovani eritrei non facciano altrettanto, perché come dice lui “avrei tante cose da raccontare e mi fa piacere che i miei amici italiani si ricordano ancora di me”. La sorpresa più grande è stata sentirselo dire in italiano. Al momento di lasciarlo, il suo saluto è stata una richiesta: “quando Ismail non ci sarà più continuate a venire per trovare la mia famiglia. Sarà come se incontraste me”. Una richiesta che mi sforzerò oltre ogni limite di onorare. Vito Zita.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here