Festival Sottodiciotto Torino, intervista di Luc Jacquet a CronacaTorino

A poche settimane dalla conclusione del Torino Film Festival e sulla scia dei sempre più frequenti eventi culturali che investono la città,  l’ex capitale sabauda si è ricandidata città del cinema con un altro importante festival cinematografico, giunto alla sua XIV edizione: il Sottodiciotto Film Festival. Le proiezioni, in prima visione assoluta e ad ingresso libero, hanno coinvolto uno dei più importanti cinema della città, il Cinema Massimo, multisala dell’adiacente Museo del Cinema di Torino.

 

Il festival ha proposto film inediti e ha omaggiato varie, rilevanti personalità, tra cui Luc Jacquet, premio Oscar 2006 per La marcia dei pinguini: film-documentario sulla migrazione dei pinguini imperatori dell’Antartide, dall’Oceano verso le zone ghiacciate dell’interno, per potersi riprodurre. Il  film , doppiato in Italia da Fiorello e testimonial del nuovo genere del cinema non fiction che sta rinascendo negli ultimi anni, è stato gratuitamente riprodotto nelle sale del cinema Massimo. Apparentemente destinato ad un pubblico infantile, questo film riesce a smuovere le coscienze adulte sensibilizzandole al rapporto con la natura e al mistero che si cela nell’istinto di sopravvivenza animale.

 

Jacquet, ospite del festival, ha inoltre presentato in anteprima nazionale il suo nuovo lungometraggio, Il ètait une foret – C’era una volta una foresta, realizzato con la collaborazione dell’esperto di botanica Francis Hallè, girato in Perù e in Bolivia dopo 3 anni tra scrittura, ricerche, riprese. Il film si concentra sulla nascita e sulla vita delle grandi foreste pluviali tropicali; i “pioneri”, così come definiti da Hallè, alberi secolari che vivono e sopravvivono pur rimanendo immobili e sono costretti a difendersi dalle minacce esterne facendo leva sulle loro altezze.

 

Hallè e Jacquet ci iniziano al mondo animale e vegetale attraverso le splendide e verdi immagini del moabi, del filodendro e della passiflora e ci illustrano il  ciclo biotico e biologico delle specie animali e vegetali che abitano la foresta. Realtà e finzione, verità e immaginazione si mescolano insieme creando immagini suggestive e vivide. Il film lancia soprattutto un messaggio sociale: la lotta contro l’indiscriminata attività umana intenta a distruggere il polmone verde del mondo.

 

La realizzazione del film ha comportato un notevole impegno finanziario e la messa in campo di attrezzature non tradizionali, ma costruite ad hoc. Per le riprese dalle volte degli alberi si sono utilizzate macchine da presa montate su gru cinematografiche che potevano raggiungere 70 metri di altezza, e macchine da presa periscopiche per riprese a distanza molto ravvicinata. Gli animali protagonisti del lungometraggio sono stati filmati in natura ed è stata dedicata una troupe specializzata negli incontri ravvicinati con le specie selvatiche.

 

Di seguito l’intervista a Luc Jacquet per CronacaTorino:

 

D: Si sente più biologo o più regista?
R:Di certo, mi sento più regista. Mi sono laureato in biologia negli anni ’90 ma di fatto non ho mai fatto il biologo. Ho cercato sempre di combinare la passione per la natura e per gli animali con il mio lavoro; ho fatto viaggi scientifici durante gli studi di biologia, ho osservato, appreso e ho voluto riportare sullo schermo ciò che avevo imparato.

 

D: Il documentario La marcia dei pinguini ha raggiunto un enorme successo; quanto impegno ha richiesto?
R:Sono stati necessari 5 anni di ricerche e 14 mesi di riprese per realizzare il documentario. E’ stata dura, ma non ho potuto cedere alla tentazione di perdere le speranza e scoraggiami; in questo lavoro chi si arrende è perduto!

 

D: Ha in programma ulteriori film sugli animali?
R: Non ho in progetto per ora film-documentari sugli animali perchè il mio intento è realizzare film più impegnati verso la salvaguardia della natura e dell’ambiente. Ho in progetto un film sul glaciologo e climatologo francese Claude Lorius, che ha partecipato a decine di campagne polari in Antartide. A lui si deve l’intuizione che le bolle d’aria, intrappolate nel ghiaccio da millenni, possono rivelare la composizione dell’atmosfera nel passato. Il film, intitolato La glace et le ciel sarà un’epopea antropologica sulla figura di questo famoso scienziato.

 

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R.M.

Foto: wikipedia.org