Intervista a Chris Whitten, il batterista inglese racconta la sua carriera a CronacaTorino

Torniamo a parlare di batteria e lo facciamo con un batterista che in Italia ha certamente lasciato il segno ovvero Chris Whitten

Torniamo a parlare di batteria e lo facciamo con un batterista che in Italia ha certamente lasciato il segno: Chris Whitten.
Chris ha raccontato la sua carriera partendo dal forte legame con l’Italia e arrivando alle esperienze con Paul McCartney e i Dire Straits.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Chris, raccontaci come nasce la tua passione per la musica e il tuo legame con l’Italia?

Sono cresciuto in una piccola città di campagna e i miei genitori cucinavano solo cibo inglese. Quando avevo 16 anni sono andato al Leeds College Of Music e ho mangiato la mia prima pizza e la mia prima pasta in un ristorante di Leeds. Ho subito amato la vostra cucina! Più o meno nello stesso periodo sono andato in un cinema d’arte a tarda notte e ho visto la Roma di Fellini. L’ho adorato e poche settimane dopo ho visto “La Strada” e “Amarcord”. All’improvviso mi sono innamorato dell’Italia.
Il tuo legame con l’Italia è stato da subito molto forte anche musicalmente.
Avevo un amico a Londra, Simon Boswell, che era stato invitato a produrre un album di Nino Buonocore per la RCA di Roma. Mi chiese di suonare la batteria e quella fu la mia prima apparizione in assoluto su un album. Abbiamo registrato il tutto nel 1981, pubblicato poi nel 1982. Amavo Roma!
Hai lavorato con Cocciante e con De Gregori. Cosa ci dici di loro?
La RCA mi chiese di tornare a lavorare sull’album “Cocciante” di Riccardo Cocciante nel 1982. Volevano che aiutassi con gli arrangiamenti ritmici insieme al produttore Shel Shapiro. Più tardi, il fantastico arrangiatore d’archi Paul Buckmaster (Elton John, Carly Simon, Miles Davis) è arrivato per lavorare con noi. Ci siamo divertiti tutti molto e l’album è diventato un grande successo, no?
In quegli anni ho realizzato un album con Francesco De Gregori che si chiama “Titanic” (votato miglior LP italiano 1975-2005) e un paio di album con Gianni Morandi. È stato divertente lavorare con superstar di cui non sapevo molto.
Nella tua carriera hai avuto modo anche di incontrare Mia Martini e di lavorare su un suo disco. Che esperienza fu per te?
Non ricordo molto dell’album di Mia Martini. Lei però era molto gentile. In quel periodo stavo lavorando di nuovo con Shel Shapiro e registrammo presso i meravigliosi “Stone Castle Studios” vicino al Lago di Como. Karl Wallinger dei Waterboys e del World Party suonava le tastiere.
Nel 1987 hai suonato con Paul McCartney. Ci racconti quell’esperienza? 
Alla fine del 1987 ho iniziato a lavorare con Paul McCartney. È stato fantastico stare con lui e nelle prime sessioni ebbi modo di lavorare anche con Sir George Martin e Geoff Emerick. Fu qualcosa di incredibile trovarsi insieme a loro tre.
Il Tour è stato probabilmente il momento più importante della mia carriera. Sono cresciuto con i Beatles e ho anche adorato alcuni degli album degli Wings. È stato incredibile suonare tutte quelle canzoni dal vivo, soprattutto perché Paul non andava in tour da dieci anni. Abbiamo avuto modo di suonare in così tanti luoghi iconici in tutto il mondo ed è stato pazzesco.
Dopo McCartney arrivarono i Dire Straits…
Dopo il Tour con Paul arrivò l’invito per suonare in tour con i Dire Straits. Non ero un grande fan dei Dire Straits, ma Jeff Porcaro aveva suonato la batteria nell’album “On Every Street” e mi piaceva molto quello che aveva fatto. Mi portavo dietro un grande entusiasmo nel provare a replicare il lavoro di Jeff dal vivo. Si è rivelato un Tour lungo ed estenuante.
Un momento clou che mi viene subito in mente è stato suonare all’Arena di Verona. Un luogo davvero meraviglioso
Raccontaci i tuoi ultimi anni, quali sono i tuoi progetti?
Dopo i Dire Straits ho scritto musica per film e televisione in un home studio a Londra.
Nel 2005 sono emigrato in Australia e ho finito per possedere un vigneto. Non ho prodotto vino, ma ho coltivato l’uva, che, come i tuoi lettori sapranno, è un lavoro molto duro con rendimenti finanziari non molto buoni.
Nel 2015 sono tornato nel Regno Unito. Ho uno studio casalingo e registro lì la mia batteria, oltre a un progetto di musica elettronica solista chiamato “Circles and Ellipses”. (Alessandro Gazzera)
Foto Portraits in camo coat – Joby Sessions

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