Intervista a David Knopfler, il racconto di una vita con la musica nel cuore

DavidK1bwLa famiglia Knopfler ha regalato alla musica Mark, David e le emozioni dei Dire Straits. Proprio David ha voluto raccontarci i suoi progetti per il futuro, ma anche la speranza mai abbandonata di riformare la band con il fratello. Una lunga chiacchierata tra musica, vita e un amore verso quell’Italia che ha sempre saputo accoglierlo con calore.

 

Buonasera David e grazie per questa intervista. Lei ha già un 2015 pieno di concerti tra Inghilterra e Germania, ma sarà anche l’anno per un nuovo album?

Questa è certamente la mia speranza. Sto cercando coraggiosamente di organizzare una pagina di crowd-sourcing per raccogliere fondi il più presto possibile… Questo in modo da poter consegnare un album ben costruito. Le canzoni ci sono, ma mi piacerebbe assicurarmi di avere i mezzi di produzione migliori. Sono un po’ arrugginito nella parte di “gestione del business” e non è la cosa che preferisco fare, ma in questo caso ho intenzione di essere davvero “regolare” e di ottenere il massimo dal mio lavoro.

 

Lavorare con Harry Bogdanovs continua a regalare emozioni..  Specialmente per chi viene a sentirvi dal vivo. Qual è il segreto della vostra alchimia?

Abbiamo iniziato a lavorare insieme circa 35 anni fa… Quindi sono sicuro che, solo conoscendosi e intuendo il modo di suonare l’uno dell’altro, abbiamo creato qualcosa, ma Harry ha anche tantissime abilità e le ha sempre avute. Suona il pianoforte e la chitarra molto bene ed è anche un cantautore di una certa fama… Quindi è un punto fermo quando penso l’arrangiamento di una canzone! Le sue osservazioni possono valere oro.

Abbiamo suonato dal vivo abbastanza costantemente, come quartetto e in duo, per circa 14 anni, quindi le cose vengono ormai naturali. Detto questo, io presento sempre nuovo materiale … Quindi dobbiamo essere sempre pronti entrambi.

 

La sua carriera musicale comincia nel 1977, ma cosa è rimasto oggi del David Knopfler che muoveva i suoi primi passi nella musica?

Questa è una bella domanda. Credo di più oggi nel 2015 che nel 1987, perché più hai esperienza e meno diventi egoista in ambito lavorativo, probabilmente ti senti meno spinto ad usare 30 corde quando 2 lavorerebbero meglio e la maggior parte delle prime opere degli Straits richiede solo 4 o 5 accordi per creare una canzone… Più o meno.

Ho ovviamente raccolto diversi insegnamenti durante il mio viaggio… Conoscenza su come lavorare meglio o cosa potrebbe essere prioritario… Semplici regole come la tecnica del microfono, l’uso delle chitarre migliori, una conoscenza più sofisticata che porti anche a riconoscere quale strumento possa produrre un determinato risultato. Non sono mai stato il tipo di artista che ha cercato di fare tutto e in fretta per andare avanti. Ho notato nel mio lavoro una lenta progressione e miglioramento. Per me, ora, il rischio come “vecchia hit”, è quello di abbandonare il momento creativo ed emulare soltanto quello che è il mio vecchio lavoro.

Uno sconvolgimento produce molte bolle e schiuma. Un insieme che scivola lungo la montagna, e con il tempo si avvicina al mare. Tutto questo sembra rallentare e risplendere, ma invece scorre molto più veloce e forte, tanto da sembrare un torrente in piena. È una metafora che spero accompagni il mio lavoro

 

Le sue esperienze personali influiscono sulla sua musica?

Ovviamente tutto influisce, però ogni canzone richiede diverse tecniche per far sì che si traduca in musica. Probabilmente c’è una percentuale maggiore di canzoni che ha una base personale rispetto a quelle che non ce l’hanno… Penso di essere diventato, con il passare degli anni, un musicista più onesto e limpido.

 

Suo nipote Ben suona in una band. Ha avuto modo di ascoltare le sue canzoni? Se sì, cosa ne pensa?

Personalmente non ho avuto modo di sentire i suoi lavori… Il suo non è un genere che amo esplorare, ma ho sentito tante ottime cose su di lui, sia a livello personale, che sulla sua band.

 

Una domanda sui Dire Straits: Phil Palmer ha creato una tribute band, i “Dire Straits Legends”, per celebrarne la musica assieme ad altri membri storici della band. Lei cosa ne pensa di un progetto di questo tipo?

E’ un grande privilegio per me essere in grado di guadagnarmi da vivere, seguire il mio cuore e fare la mia arte, senza avere a che fare con i circuiti della “nostalgia” per pagare le bollette. Una volta mi sono stati offerte 100.000 sterline per fare una specie di concerto con il materiale degli Straits a Mosca ed io ho rifiutato. Forse la cosa migliore sarebbe stato esibirmi e prendere quella cifra… Quei soldi sarebbero stati una via semplice per il mio nuovo album, senza il fastidio del crowd-sourcing. Ho avuto sempre una mente aperta per quanto riguarda progetti che riguardano la band, ma l’appuntamento con l’offerta perfetta non si è ancora presentato.

La migliore versione dei Dire Strais sarebbe, per come la vedo io, la formazione originale, ma mi rendo conto che mio fratello non ha desiderio di tornare ad esibirsi e riproporre quello stile, ed è difficile vedere altri che rendono felici i suoi fans. Da qui potrebbe venirne fuori una enorme busta paga per lui..  Di cui lui, però, non ha bisogno.

 

Cosa si aspetta dal 2015? Sembra un anno molto promettente per lei

Ci sarà la registrazione di una canzone scritta prima dei Dire Straits (e che ho cantato nei primissimi mesi della band), intitolata “Southside Tenements”, con una grande orchestra e il pianista italiano Alberto Pizzo, che dovrebbe essere interessante.

Ho diversi tour di cui prendermi cura, un nuovo studio in Inghilterra da attrezzare, un album da registrare e far uscire e molto altro. Lorenzo Micheli e io abbiamo parlato per anni di fare un album con mio materiale, ma con un orientamento che sfoci nel classico e orchestrale. Se ci arriveremo quest’anno, non lo so. Ma io non ho intenzione di dormire sugli allori.

 

C’è un musicista con cui le piacerebbe collaborare?

Ci sono così tante persone meravigliose e di talento con cui mi piacerebbe lavorare… Se dovessi fare una lista.. Sarebbe davvero lunga!

 

Cosa ne pensa dell’Italia?

E’ probabilmente il posto che più mi piace visitare rispetto a qualsiasi altro paese. E’ l’unico stato, a parte la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, che costituisce un senso a priori per muovermi. Forse finirò lì uno di questi giorni… Non si sa mai.

 

Un messaggio per i suoi fan

Grazie per tutto il vostro supporto nel corso degli anni e anche ai più giovani… Loro vengono ai concerti in genere per la prima volta… I  vostri sorrisi e l’entusiasmo rendono ogni esibizione speciale

 

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Alessandro Gazzera

Foto: kopfler.com