Intervista a Kevin Godley, il cantante britannico si racconta a CronacaTorino

Kevin Godley ci spiega il suo nuovo disco, Muscle Memory, tra musica e problemi sociali che affliggono il nostro mondo

Prosegue il nostro viaggio per scoprire artisti incredibili. Kevin Godley, nostro ospite di oggi, è uno straordinario artista che porta avanti la sua musica tra il rock e il blues. Cantante, ma anche regista di video musicali di artisti come gli U2, Frank Sinatra, Sting, Zucchero, Bryan Adams e Ronan Keating.
Oggi ci racconta del suo ultimo e molto particolare disco “Muscle Memory”, dei suoi primi passi nella musica e dei progetti per il futuro. Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Kevin, cominciamo parlando di te… Quando hai deciso che saresti diventato un musicista?
Immagino che fosse quando ero un adolescente, ma non ho smesso di interessarmi ad altro e via solo musica. È successo gradualmente, ho sempre di più suonato la batteria, ma semplicemente è sempre stato un hobby entusiasmante senza aspirazioni. Negli anni tuttavia, ho approfondito la parte della scrittura, della registrazione, dell’esecuzione ecc. Arrivò, poi, un punto di svolta quando per la prima volta ascoltaii la canzone “Neanderthal Man” degli Hotlegs, e questo credo avvenne nel 1969. Improvvisamente senza decidere di esserlo, sono diventato un musicista professionista. In una strana inversione del destino, credo sia il lavoro ad avermi scelto.
Questo periodo ha cambiato drasticamente le nostre abitudini. Come lo stai passando?
Abbastanza bene grazie. Sue e io non siamo esattamente animali da feste e io lavoro principalmente da casa, quindi, per entrambi gli aspetti, non c’è stata un’enorme difficoltà. Quello però che è strano è il cercare di capire e pianificare il futuro sconosciuto delle arti. Tutti sono minacciati e quindi diventa difficile pianificare in anticipo su tutti i fronti. Gli esseri umani sono piuttosto intraprendenti, quindi immagino e spero, che troveremo nuovi modi per fare le cose.
Hai suonato con tantissimi musicisti con grande passione e successo. C’è un segreto?
Credere nella forza di un’idea e nella mia capacità di realizzarla. Più importante, però, è la necessità di originalità e innovatività dietro ogni idea che seguo. Questo, più di ogni altra cosa, riesce a tirarmi fuori il fuoco. Perché se crei qualcosa di nuovo e potente… Finisci per dare più di quello che serve.
Il nuovo album “Muscle Memory” è veramente interessante. C’è una canzone a cui sei più legato?
Grazie. Mi piacciono tutte per motivi diversi, probabilmente perché hanno preso vita da qualche parte e sono riuscito a personalizzarle andando oltre. L’intero progetto mi ha permesso di provare una libertà creativa che non avevo mai esplorato prima mantenendo un processo chiaro in mente per fare qualcosa con disciplina. Inoltre non ero sicuro che le 11 canzoni sarebbero apparse insieme come un album coerente prima di dargli un ordine. Per fortuna però, credo lo abbiano.
Ho trovato tutto il disco molto interessante, soprattutto perché vuole anche trattare i problemi che oggi ci sono nel mondo…
Sì, in un certo senso. Spero non sia un modo ovvio. Nessuno dei testi è stato scritto prima che iniziassi a reagire a quello che succede. La prima traccia su cui ho scelto di lavorare, dalle proposte di PledgeMusic, è stata originariamente chiamata “Why Kay Blue” da Giles Perring e ha finito il suo viaggio musicale come “All Bones Are White”. Un bel cambio.
In altre parole, a differenza dei testi, che ho scritto prima di aprirmi a ciò che stava realmente accadendo, spero di essere arrivato alla realtà da una varietà di prospettive che non sono delle semplici vene polemiche senza senso.
Ho davvero adorato la canzone “Cut to the Cat”. Come è nata?
In origine il testo era un dialogo alternativo per una sceneggiatura scritta in collaborazione con Adrian Deevoy che si chiamava “Where the Treetops Glisten”. C’era però qualcosa che mi ha spinto a provarlo come testo per della musica che mi aveva inviato il compositore irlandese Rori Coleman. Come a volte capita, il tutto si è mescolato insieme alla perfezione, quindi ho seguito il tutto in alcuni luoghi contorti e cinici.
Ci sarà la possibilità di sentire questo album dal vivo?
Vedremo mai qualcosa di nuovo dal vivo?
Progetti per il futuro?
Tanti e vari. Spero che questo disco venga ascoltato e apprezzato così che le persone mi incoraggino a fare di più. Anche “The Gate”, una sceneggiatura che ho scritto sull’ Irlanda di Orson Welles, nel 1931, è in cima alla mia lista. Attualmente sto progettando contenuti video per un musical, parti per dei videogiochi e mi è stata chiesta musica per un film. Ad ogni modo non sono mai stato più occupato. Per essere onesto se qualcuno di questi punti si unirà, sarò felice.
C’è un musicista con cui ti piacerebbe collaborare?
Marvin Gaye. Peccato, eh?
Noi siamo italiani. Hai dei ricordi legati al nostro Paese?
Ce ne sono così tanti. Sono stato a Roma, Sanremo e Venezia quando ero giovane. L’umore, gli odori, i suoni, il cibo, il calore, i sorrisi e l’arte. Tutti bellissimi ricordi. È un paese magico in cui mi piacerebbe tornare.
Ultima domanda: il tuo messaggio per i fans italiani
Grazie per i fan rimasti durante i miei tempi lontano dalla musica e grazie davvero a te che leggi se troverai il tempo di ascoltarmi. E spero che troverai qualcosa di speciale per te. Ci vediamo presto! (A.G.)

 

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