Intervista a Maurizio Lobina: dagli Eiffel, al mondo

Maurizio Lobina o più semplicemente “Maury” è uno dei volti  della musica dance degli anni 90. Nato il 30 ottobre del 1973 ad Asti, è membro del gruppo Eiffel 65, oltre che solista,  DJ e inguaribile romantico. Di seguito l’intervista di CronacaTorino:

 

– Ciao Maurizio, da dove nasce la tua passione per la musica?

Quando avevo circa 5 anni mia madre mi chiese se volevo partecipare ad un corso di pianoforte ed io ero il classico bambino curioso che diceva sempre si. Onestamente non ho ricordo di me prima dell’arrivo della musica nella mia vita, ero troppo piccolo per ricordarmi come fosse prima.

La passione per la musica non credo mi sia nata… E’ sempre stata parte di me.

 

– Quando hai deciso di fare il musicista?

Intorno ai 14 anni, dopo aver studiato circa 10 anni di piano classico, ho iniziato con le band come tastierista, arrangiatore e compositore.

 

– A 16 ho messo piede in un vero studio di registrazione: non ci ho dormito per una settimana. Dovevo sapere tutto, volevo avere tutte quelle strumentazioni, un’ossessione meravigliosa. Quel giorno tutto è cambiato ed ho deciso che la musica sarebbe diventata la mia vita. Sono passati più di 20 anni da quel raggio di luce.. sono le 3 di mattina… ti scrivo dal mio studio in una pausa tra una produzione e le altre… e tra qualche giorno suonerò a Bruxelles. Evidentemente avevo ragione

 

– Ormai suoni da tantissimi anni, c?è un concerto che ricordi con particolare piacere?

A questo domanda potrei dare una risposta da vera star dicendoti: L’Olimpia di Monaco ad aprire una partita del Bayern, il Dodger’s Stadium a Los Angeles come headliner di uno dei festival estivi americani più conosciuti, oppure a Tenerife in un concerto davanti a 250.000 persone, ecc… ma non corrisponderebbe alla verità. Un giorno qualunque per molti: avevo 5 anni e mezzo…saggio di pianoforte…400 persone (per lo più genitori e parenti di noi piccoli pianisti in erba)… io il più piccolo da quel che ricordo.. suono “Per Elisa” e “Al chiaro di Luna” di Beethoven… da solo con il mio maestro che mi girava le pagine degli spartiti… (leggevo a prima vista e non imparavo a memoria)… una paura e un’emozione da cardio-palma per un bambino di quell’età. Non riuscirei ad immaginare un palco o una situazione che possa sfiorare un tale livello emotivo su un palco.

 

– Una canzone a cui sei maggiormente legato?

Beh tra tutte le canzoni che ho scritto e prodotto, ho un debito di riconoscenza enorme per “Blue”, mi ha cambiato la vita e l’ha cambiata anche a molte persone che mi sono state vicino, è il mio angelo custode. Sono particolarmente legato anche a “Viaggia insieme a me”, l’ho scritta un anno prima che nascesse mio figlio. Però… devo dire che le canzoni, per chi le scrive con passione sincera, sono un po’ come dei figli, si fa fatica a voler bene solo a quelli meglio riusciti. E soprattutto si deve molto anche a quelle che non riescono a funzionare perché t’insegnano a fare quelle che vinceranno.

 

– Tu sei astigiano, quanto c’è delle tue origini nella tua musica?

Difficile dirlo.. mia mamma è calabrese al 100%, mio padre è sardo al 100%, entrambi emigrati giovanissimi e quindi astigiani di adozione. Io sono nato ad Asti, adottato da Torino e cresciuto nel mondo. Amo i fondamentali di questa nazione, ed infatti vivo ancora nel paese dove abito da sempre, ma musicalmente parlando mi sento più “internazionale” che italiano.

 

– Quale sarà la naturale evoluzione della musica da Disco?

In questo preciso momento l’EDM (electronic dance music) gode di grande luce, inimmaginabile anche solo qualche anno fa. Mi sento di collocarla nei primi 3 generi di musica più seguiti in assoluto nel mondo. E’ globale e può contare su un fattore che esiste da sempre: la voglia di ballare e di divertirsi. Ormai sono tantissimi i festival che radunano ogni volta decina di migliaia di persone che si trovano per condividere un momento di serena felicità basato sul ballo e il senso di comunità. L’evoluzione darwiniana c’è già stata: da una nicchia è diventata parte integrante del mainstream coinvolgendo anche il pop, l’hip hop ed altri generi musicali in passato non molto inclini a collaborare con chi producesse musica da club. I dj e gli artisti del settore sono molto famosi e riconosciuti al pari delle rockstar e popstar dei decenni che li hanno preceduti. E Il dato confortante è che questo boom sia avvenuto finalmente nei territori americani, asiatici e anche nel resto del mondo. Quindi torna qua in Europa con lo stesso entusiasmo di una nuova grande scoperta. Quest’onda potrebbe durare molto. Anche per via delle tecnologie con cui si fa e si promuove la musica oggi, le stesse che noi usiamo da molti anni. E poi ho sempre pensato che la musica sappia leggere i momenti storici e si adegui nei modi: viviamo in un periodo difficile e di profondo cambiamento..la dance da sempre rappresenta lo svago e il divertimento, in questo momento si potrebbe considerarla come una medicina.

 

– Prossimi concerti?

Con gli Eiffel: Bruxelles, Reggio Emilia, Milano, Oslo, Bergamo, Svizzera, Brescia. Poi io inauguro la mia carriera individuale come DJ il 30 Aprile al Live club di Trezzo sull’Adda e a Giugno suonerò in alcuni eventi importanti a Torino e Bologna.

 

– Progetti per il futuro?

Ne ho sempre molti e molto ambiziosi! Questo è il mio 21mo anno di attività professionista nella musica. Ho perso molte più volte di quante abbia vinto, ma ho fatto, raggiunto e vinto molto più del previsto, segnando anche qualche record importante. Quindi devo trovare stimoli diversi dalla sopravvivenza, nei luoghi della sfida personale o dell’ideologia per esempio. Ormai ho capito che la mia vita artistica si divide in due grandi rami: le produzioni e il songwriting in studio e le performance nei live. Niente di nuovo per chi fa questo mestiere, ma diversi modi e collaborazioni possono farti vivere diverse vite. Io ho due obiettivi da raggiungere: il primo è l’avviamento della mia carriera personale come produttore e performer dal vivo, e il secondo è scrivere e produrre i grandi artisti pop italiani e internazionali. In entrambi i casi, una delle mie missioni è aiutare l’Italia ad evolversi musicalmente, magari accantonando il vecchio e aprendosi al nuovo… soprattutto per ciò che concerne la musica da club. Ed esiste un solo modo per farlo: che uno o più artisti italiani lo facciano e vincano nel mondo! E costituiscano così un punto di riferimento per chi vuole fare lo stesso. Lo so è ambizioso e può suonare arrogante, ma io vivo di sogni e l’ho già fatto una volta!

 

– Parliamo degli Eiffel, siete una leggenda ormai e i vostri concerti sono sempre pieni. A quando un nuovo capitolo?

Questa cosa è incredibile, e sono molto felice di smontare i dubbi che avevo quando mi chiesero di riprendere i live del gruppo. Io sono un anti-nostalgico, vivo sempre nel presente, per cui avevo il terrore che fosse un’operazione nostalgia… Invece l’età media dei ragazzi che abbiamo di fronte nei live di questi ultimi 3 anni è generalmente intorno ai 20 anni. Non avevo fatto i conti con i salti generazionali, non ho mai pensato che questo sarebbe potuto capitare a noi che facevamo dance, ma soprattutto il paradosso è che ho sottovalutato il potere delle cose che abbiamo fatto e che io in primis ho scritto e prodotto personalmente. Però.. tant’è… che ci si trova in club, arene e palasport in Italia e anche fuori da qui… (siamo reduci da un tour in Australia e una data nello stadio di Mosca) che si riempiono di ragazzi “visibilmente emozionati” che urlano e cantano le nostre canzoni. Spesso ho l’impressione che i live di oggi siano addirittura meglio che quelli dell’epoca, o forse è solo la consapevolezza con cui li vivo oggi. In ogni caso la cosa mi gratifica molto e fa bene alla mia autostima, e soprattutto io la trasformo in carburante per i miei obiettivi presenti e futuri. Per quanto riguarda un’eventuale nuovo capitolo di inediti degli Eiffel l’argomento è più complesso. Sono cambiate le condizioni, la quotidianità e soprattutto noi come individui e artisti rispetto a 15 anni fa. Musicalmente ognuno ha avviato la propria carriera individuale ed ha preso le proprie direzioni che spesso non collimano artisticamente con quelle degli altri. Quindi si fa fatica ad individuare qualcosa che accontenti tutti, e non siamo mai stati tipi facilmente condizionabili. Ci abbiamo provato e sono certo che ci riproveremo… e chissà.. magari un giorno vi annunceremo un nuovo album degli Eiffel 65.

 

– Un saluto ai nostri lettori?

Ola ragazzi.. un super abbraccio a tutti e ci vediamo in giro… con le braccia al cielo… AND MAKIN’ SOME NOISEEEE!!!!! 😉

 

Per l’intervista di CronacaTorino a Gabry Ponte CLICCA QUI

Per l’intervista di CronacaTorino a Jeffry Jey, CLICCA QUI

 

 

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Alessandro Gazzera

Foto: wikipedia