Intervista a Ray Wilson, il cantante scozzese si racconta da “The Weight Of Man” ai Genesis

Ray Wilson ripercorre su CronacaTorino momenti della sua carriera e racconta anche l'amore verso l'Italia

Una intervista molto speciale per questo lunedì: Ray Wilson. L’ex cantante dei Genesis ha raccontato a CronacaTorino il nuovo disco “The Weight Of Man” e la sua carriera fatta di esperienze incredibili e di tanta passione per la musica.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Ray, come stai? Come hai passato questo periodo così complesso per tutti?

Sto bene. E questa è già una buona notizia. Inoltre sto lavorando da oltre un anno alla registrazione del nuovo album che dovrebbe uscire a inizio estate. Diciamo che ormai mi sono rassegnato alla situazione in cui ci troviamo, e quindi aspetto che vengano giorni migliori, come tutti, insomma.
Cosa devono aspettarsi i fan dal nuovo album “The Weight Of Man”? Puoi anticiparci qualcosa?
Sarà un po’ diverso rispetto ai precedenti. Ho scritto la maggior parte dei pezzi con Peter Hoff, che insieme a me, ha già collaborato alla stesura di molti in passato. Ha fatto un po’ di “chill out playbacks” e me li ha mandati. A quel punto ho scritto testi e melodie, e ho inviato il tutto a Nir Z, il mio amico batterista dei Genesis, ad Ali Ferguson, che da anni è nella mia band, a Lawrie MacMillan (basso) e a Marcin Kajper (flauto e clarinetto in questo album). Una volta fatta la magia, Yogi Lang farà il mixaggio.
Sono rimasto molto affascinato da “We Knew The Truth Once”. Ci racconti come nasce questa canzone?
Visto il clima politico attuale, e’ difficile ignorare il fatto che le bugie sono divenute “la nuova verità”. Sembra proprio che una parte della società non abbia nulla in contrario, anzi, accetti di tutto. Penso semplicemente sia incredibile tutto ciò. E anche molto fastidioso. Ma le cose stanno così. Spero che ora che Trump se n’è andato, saremo finalmente in grado di tornare ad una certa normalità. Dobbiamo cercare di non perdere il nostro sentire. E concentrarci sull’importanza dell’aiuto del nostro prossimo, per garantirgli dignità e integrità. La società deve continuare a mantenere questi valori fondamentali per il bene di tutti.
Su Youtube abbiamo visto la tua affascinante versione di “High Hopes” dei Pink Floyd. Come mai hai scelto quella canzone? Sentendo la tua voce sembra un brano che senti molto tuo…
Il mio coautore Uwe Metzler, mi ha inviato un playback un po’ di anni fa. Mi piacque tantissimo, ovviamente, ma non avrei mai pensato di metterci la mia firma. Quando cantai in studio “High Hopes” sembrava funzionare molto bene. Abbiamo dunque cercato successivamente di renderla leggermente più acustica dell’originale. Non sarà mai bella come l’originale dei Pink Floyd, ma è stato divertente.
Questa pandemia ti ha ispirato in modo diverso?
Si. Mi ha fatto concentrare su ciò che è davvero importante nella vita. La musica è sempre stata in prima linea e al centro della mia vita. Ma, con il lockdown ammetto che lo è stata meno. Certo, ascolto musica, e l’ho ascoltata tutti i giorni, ma ad un certo punto avevo perso il fuoco della creatività per qualche periodo. Però intorno a me ho quotidianamente un po’ di gente che non mi lascia mai creativamente tranquillo. Ecco la buona notizia: i musicisti, gli artisti e i creativi che fanno parte della mia vita, mi hanno aiutato a ritrovare una motivazione. In questo mi sento fortunato. Credo di aver bisogno ora di tornare a suonare live, di stare insieme al pubblico e sentirmelo vicino. Di questi tempi è facilissimo correre nel rischio di restare troppo isolati.
Parlando della tua carriera, l’album con i Genesis “Calling All Stations” è diventato sempre più apprezzato nel corso degli anni. C’è una canzone di quel disco a cui ti senti più legato?
Credo che la title track, “Calling All Stations”, sia il brano migliore in assoluto. È un pezzo sorprendente e molto potente. Potrebbe persino sembrare parli della nostra situazione attuale. Quella sensazione di sapere che potresti perder qualcosa o qualcuno, qualcuno di carissimo, in qualsiasi momento. In molti l’hanno provata e lo sappiamo tutti. Questo pezzo ha un messaggio molto forte.
Restando sul tema Genesis, nel 2013 hai collaborato con un altro ex membro della band cioè Steve Hackett. Che esperienza è stata per te? C’è la possibilità di rivedervi insieme in futuro?
Lavorare con Steve è stato molto bello. Ho sempre amato quello che sapeva dare musicalmente nei Genesis. E con il suo andarsene dalla band, mi è sempre mancato quel contributo. Fu davvero un momento magico quando cantai per la prima volta con lui “Carpet Crawlers”. Disse che non aveva ascoltato una versione così bella dai tempi con Peter Gabriel. Certo, è stato un gran bel complimento. Quando poi la cantai con lui a Glasgow, beh, fu un ricordo indimenticabile. Dopotutto il pubblico dei concerti a Glasgow è sempre tra i migliori: gente davvero appassionata di musica, proprio come i fans italiani.
Cosa ci puoi dire degli Stiltskin? Ci sono cose nuove in arrivo?
Ho parlato con Peter Lawlor (fondatore degli Stiltskin e membro della band originale con me) prima di Natale. Ci siamo parlati per la prima volta dopo 10 anni. Voleva caricare su Spotify “The Mind’s Eye”, il nostro album di debutto del 1994, e mi ha chiesto se per me andava bene: ho detto di sì, naturalmente. Il mio vero amore è il rock, quello più duro. Quindi, è sempre possibile che qualcosa, prima o poi, riaffiori in superficie.
Nel 2000 ti abbiamo visto sul palco con gli Scorpions. Ci racconti quell’esperienza?
Nel 1999, ero in tour con gli Scorpions, facevo da supporter/opening act con la mia band di allora, i “Cut_”. Gli Scorpions sono gente fantastica con cui essere in tour. Gentili e sempre vogliosi di rendersi utili. Brave persone davvero. Un anno dopo, si esibivano a Hannover, per l’EXPO 2000, e avevano preparato degli arrangiamenti dei loro pezzi con l’Orchestra Filarmonica di Berlino. Avevano invitato tre ospiti speciali: Zucchero, Lyn Liechty e me. Cantai la loro “Big City Nights”. Fu bellissimo non solo lavorare con la band, ma anche con un’orchestra cosi forte e importante. Certamente uno degli “highlights” della mia carriera.
Che progetti hai per il prossimo futuro?
Non lo so davvero. Sarà bellissimo riuscire ancora a cantare dal vivo. Sono un ottimista, e quindi sono davvero convinto che ce la faremo. La vera domanda è: riusciremo a cambiare in modo tale che non riaccada mai più tutto questo?
C’è un musicista o una band con cui ti piacerebbe collaborare?
Sarebbe bello essere con la E Street Band, per fare un paio di numeri con loro. Mi piace tantissimo Springsteen, specialmente in album come “The River”, “Born To Run”, “Nebraska”. Fa ancora bellissima musica, ma se devo essere sincero sono appassionatissimo dei suoi primi pezzi. Poi ci sarebbe David Bowie, il mio primo idolo. Purtroppo, non è più con noi. Ma la sua musica vivrà per sempre.
Noi siamo italiani. Hai dei ricordi particolari legati al nostro Paese?
Dell’Italia ho un sacco di ricordi. Molti concerti bellissimi, e gran divertimento. Scrissi anche un pezzo in Italia: “Lemon Yellow Sun”. Mi aveva ispirato una bellissima ragazza italiana di Prato. Presi il treno da Firenze a Stoccarda. Arrivato in studio a Stoccarda, la cantante Beth Hart aveva appena terminato delle registrazioni, e quindi nello studio c’erano ancora grandi vibrazioni. E’ in quel contesto che nacque “Lemon Yellow Sun”.
Ultima domanda: un messaggio per i tuoi fan italiani
Guarda, la sola cosa che posso dire, è che vi voglio bene e vi auguro tutto il bene possibile. E’ un momentaccio, e da musicista che ama l’Europa ed è contro la Brexit, non vedo l’ora di condividere ancora tanti momenti magici con tutti voi. Ancor più di un tempo, abbiamo bisogno del cuore e della passione di voi Italiani. Non perdete la speranza, siate forti. Ce la faremo a superare tutto e diventeremo gente migliore. Grazie per avermi fatto riemergere un po’ di bei ricordi, cerchiamo ora, di fare in modo di averne ancora di nuovi. (Alessandro Gazzera)

Foto interna by Ina Jahn

CronacaTorino.it vuole ringraziare Paolo Maria Noseda per il prezioso aiuto con la traduzione e Blu Kaos per la simpatia e la gentilezza dimostrata nei nostri confronti.

Attraverso il sito di Ray Wilson, it.raywilson.net, inoltre vi è la possibilità di supportare le registrazioni del nuovo disco. Partecipando alla campagna di crowfunding c’è la possibilità di supportare il processo di registrazione e i musicisti che lavoreranno.
Tutti i partecipanti riceveranno anche una copia anticipata del CD all’uscita, firmata personalmente da Ray Wilson.
Per ulteriori informazioni è disponibile il sito https://it.raywilson.net/product/crowdfunding/

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