Intervista a Rich Scannella, il batterista italo-americano si racconta tra Bon Jovi e Bruce Springsteen

Rich Scannella si racconta tra la passione per l'insegnamento, il rapporto con Jon Bon Jovi e le esperienze musicali con Bruce Springsteen e Lady Gaga

Photo © 2013 David Bergman / www.BonJovi.com/prints — Bon Jovi performs at the Rock in Rio Festival in Rio de Janeiro, Brazil on September 20, 2013.

Una storia con un pizzico d’Italia arriva, nuovamente, dal New Jersey, dove Rich Scannella è partito per conquistare il mondo. Batterista di grande esperienza, ha lavorato con musicisti del calibro di Jon Bon Jovi, Bruce Springsteen, Lady Gaga e così via.
Un musicista che, a dispetto delle tante grandi esperienze fatte, mantiene però il grande entusiasmo della sua gioventù e la voglia di conoscere cose nuove. A CronacaTorino ha raccontato la sua carriera, ma anche la sua grande passione per l’insegnamento, con la possibilità per tutti di lezioni private via Skype o Zoom.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Buongiorno Rich, comincio chiedendoti: come sta andando questo periodo?

Da quando il Covid 19 ha colpito gli Stati Uniti sono stato impegnato con lezioni private su Zoom e FaceTime. Insegno a suonare la batteria dal 1987 e continuo perché mi piace davvero molto insegnare agli altri. Vedere un giovane studente crescere è davvero qualcosa di molto soddisfacente. Chiunque volesse prendere delle lezioni può raggiungermi tramite il mio sito richscannella.com
Attendo con ansia di tornare sul palco appena si potrà. Questo perché significherà che siamo al sicuro e potremo di nuovo stare tutti insieme.
Quando hai capito che sarebbe stata questa la tua professione?
Sono stato fortunato nell’avere un trombettista pazzesco come mio padre. Lui mi ha spinto a interessarmi alla musica. Quando avevo 9 anni mi comprò una batteria e così anche lui potè imparare molto su uno strumento da insegnare ai suoi allievi. Scoprii la batteria e tutto cominciò! Dopo alcuni mesi mio padre disse che il suono era terribile e se avessi voluto continuare a prendere delle lezioni. Da lì comincio il mio percorso musicale.
Ma il momento in cui decisi di diventare musicista fu quando papà mi portò a vedere la leggenda della batteria Buddy Rich. Ero meravigliato dalla sua tecnica e dalla sua forza. Quando finì il concerto chiesi a mio padre se potevo suonare la batteria in quel modo. Lui mi disse che avrei potuto, ma solo con tanta pratica.
Fu quel momento, quando avevo nove anni, che decise cosa avrei fatto per il resto della vita… E fu una frazione di secondo!
Hai suonato con tantissimi musicisti con grande passione e successo. C’è un segreto?
Non so se ci sia un qualche segreto dietro al mio successo, ma se ci fosse credo che sia il mio amore per il suonare. Tutto credo parta da quello. Dico sempre, quando insegno, che l’amore per lo strumento è quello che ti porta avanti sempre. Non devi fiondarti nella musica per le feste o i soldi, ma solo perché la ami.
Inoltre, penso che si debba sempre rimanere degli studenti. Questo significa mantenere quell’amore di quando si comincia ed è così che oggi io approccio il lavoro che faccio.
Suoni con Jon Bon Jovi da tanti anni, come descriveresti la vostra alchimia?
Suono con Jon dal 2008 e credo che quello che ci metta in connessione musicalmente sia il fatto che siamo cresciuti con le stesse influenze. I nostri punti di riferimento sono gli stessi. Jon e io siamo cresciuti ascoltando band pazzesche come Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Doors, Motown e così via.
Questo credo abbia contribuito molto all’alchimia che c’è tra noi. Inoltre, ero ben consapevole che la musica dei Bon Jovi sarebbe piaciuta a tutti quando sono diventati famosi negli anni ’80. Inoltre, siamo cresciuti geograficamente solo a circa un’ora di distanza. Jon è di Sayreville, nel New Jersey, e io sono cresciuto vicino a Trenton, che si trova in fondo all’autostrada. E infine abbiamo solo sei anni di differenza. Penso che la combinazione di tutti quegli elementi abbia avuto un ruolo importante in quello che siamo oggi.
Come è stato suonare con i Bon Jovi nel “Because We Can Tour”?
Suonare nella parte sudamericana del Tour del 2013 fu qualcosa di pazzesco. Il primo concerto fu il Rock in Rio, a Rio de Janeiro, di fronte a 90mila persone. E’ difficile descrivere quanto fu pazzesco e surreale, auguro a tutti di vivere sensazioni simili. Fortunatamente sono riuscito a suonare grazie alla mia esperienza e agli anni di duro lavoro.
Abbiamo provato per tre giorni e poi preso un aereo dal JFK e quindi fu tutto un po’ come un tornado. Feci anche alcuni show con loro nel Nord America. La band fu estremamente gentile e capii la situazione in cui mi trovavo. Rimarrà per sempre, comunque, uno dei ricordi più belli della mia carriera.
E cosa ci dici invece di Bruce Springsteen?
Ho avuto l’incredibile fortuna di lavorare con Bruce in alcune occasioni. La prima fu un concerto di beneficenza al Count Basie Theatre a Red Bank in New Jersey. Era il 2008.
Suonare con Bruce è come aggrapparsi all’esterno di un treno merci (cosa che ho fatto, ma questa è un’altra storia). Lui è fenomenale e ha la capacità di tenere il pubblico nel palmo della suona mano quando suona. Ho suonato con lui al leggendario Stone Pony Club ad Asbury Park alcune volte. Lui è un vero professionista e tutti gli spettacoli che abbiamo fatto sembravano passare in pochi minuti, ma in realtà erano di tre ore! Ho davvero imparato tanto suonando con lui.
Come è stato, invece, suonare “Shallow” con Lady Gaga?
In realtà non abbiamo suonato quella insieme. Abbiamo lavorato e registrato insieme nel 2006. Le due canzoni che ho suonato con Lady Gaga in studio si chiamavano “Shake Your Kitty” (la trovate sul mio sito richscannella.com) e “Real Cool. Nessuna delle due è finita nei suoi album, ma erano entrambe nei demo inviati per il suo contratto discografico. Spero che un giorno compaiano in qualche box set. Ho passato un pomeriggio con lei che ancora usava il suo nome Stefani. Credo avesse appena iniziato ad usare Lady Gaga.
Una pazza storia dal giorno in cui ho registrato con lei… Stavamo ascoltando alcune delle registrazioni che avevo fatto (avevo aggiunto/sostituito delle parti di batteria). Ad un certo punto era seduta accanto a me, ma quando ho distolto lo sguardo per un momento lei non c’era più.
Non sapevo dove fosse andata fino a quando non ho guardato a terra, vicino ai miei piedi e la vidi sul pavimento che ballava e si muoveva a ritmo di musica! Non sapevo se sarebbe diventata la star che è oggi, ma aveva già una etica del lavoro molto importante.
Progetti per il futuro?
Ho appena finito di registrare il mio primo album da solista. Lo stile è una sorta di garage/punk rock. La band si chiama Steamboat Sanchez e il disco si chiama “Another Fine Mess”. Forse è un qualcosa magari di strambo, ma è anche un commento sociale e politico sulla disastrosa situazione americana e sulla mancanza di un leader. Uscirà durante il 2020.
Sono anche davvero contento di annunciare che sto lavorando sulle mie memorie. Racconterò la mia storia crescendo nel New Jersey, suonando musica e andando a vedere concerti a Philadelphia e New York. Tutto questo insieme al mio lavoro degli ultimi 35 anni.
La maggior parte è scritta e quindi penso che il lavoro sarà finito per la fine dell’anno. Autopubblicherò il tutto prima di cercare un editore. Quando sarà tutto pronto lo vedrete sul mio sito.
Non so, vista la situazione che il Mondo sta vivendo, quando si potrà tornare a suonare dal vivo, ma spero davvero si possa tornare il prima possibile!
C’è un musicista con cui ti piacerebbe collaborare?
Molti degli artisti che amavo purtroppo non ci sono più, penso a Hendrix, Morrison, Big Star (Chilton and Bell), Monk, Coltrane e tanti altri. Mi piacerebbe però lavorare con Iggy Pop, Wayne Kramer, Keith Richards, Robert Plant, Pete Townshend, Bob Weir, Robby Krieger, Paul McCartney, Paul Westerberg, Mary Wilson e la lista potrebbe davvero andare avanti.
Il tuo messaggio per i fans italiani
Prima di tutto grazie mille per il vostro supporto, grazie grazie! Gli italiani sono incredibili e persone con tanta passione. Tutte le mie radici sono in Italia, il nonno di mio padre arrivava da una piccola cittadina della Sicilia chiamata Casteltermini e l’Abruzzo è la regione da dove arriva la famiglia di mia madre. Amo l’Italia e sono che gli italiani amano molto la musica. Ancora, davvero, grazie molte di tutto. Spero che tutti stiate bene e al sicuro in questi tempi cosi difficili e mi si spezza il cuore per tutto quello che avete dovuto affrontare. Passeremo tutto questo e non vedo l’ora di tornare in Italia il prima possibile. (Alessandro Gazzera)
Photo credit: David Bergman

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