Intervista a Marco Sfogli, l’italiano dietro alla musica di James LaBrie

marco sfogliJames LaBrie è ormai una vera e propria icona del progressive metal, ma dietro al suo lavoro con i Dream Theather c’è un universo fatto di album solisti che molto sono piaciuti ai fan.

– Dietro quei lavori c’è anche la mano di un chitarrista italiano: Marco Sfogli. Una collaborazione cominciata 10 anni fa e che ha fatto scoprire il talento del grintoso musicista napoletano.

– Proprio lui, raggiunto telefonicamente, ci ha raccontato la sua carriera tra il progetto con LaBrie e il futuro.

 

Ciao Marco e grazie per questa intervista. A inizio anno è uscito l’Ep con James LaBrie, ma quali progetti ci sono per il futuro?

Questo è stato il terzo disco che mi vede insieme a James. Com’è nato? Nasce tutto dalla sua esigenza di avere una espressione al di fuori della dimensione dei Dream Theather.

La collaborazione tra me e lui è nata 10 anni fa… In futuro ci sono le possibilità di un tour, ma ovviamente bisognerà capire i suoi impegni. Sicuramente c’è un grande interesse intorno al lavoro solista di James e in molti sperano di sentire i suoi pezzi live.

 

Com’è lavorare con un cantante come James?

E’ interessante ed all’inizio è stato un sogno che si avverava… Quando ci hai a che fare scopri che è una persona normalissima capace di metterti a suo agio. James pretende professionalità, ma ti mette a tuo agio e cerca di farti lavorare al meglio possibile.

 

James non è stato l’unico membro dei Dream Theater con cui hai lavorato…. C’è stato anche un magnifico lavoro in “Dancing on a volcano” di Jordan Rudess

Sì, quello è stato uno dei lavori a cui sono arrivato grazie al primo disco con James. Jordan aveva bisogno di un chitarrista e si rivolse a LaBrie… Lui indicò me e io ottenni questa possibilità di suonare con lui. E’ un’altra persona davvero splendida, ma purtroppo non è stato possibile però registrare in studio.

 

Parlando invece di te, abbiamo già visto due album solisti davvero interessanti. In futuro? Vedremo presto un nuovo lavoro?

Di album solisti no… Mi son fermato un po’ per motivi di tempo e un po’ per altri progetti… In cantiere c’è la volontà di mettere in piedi una band con cantante. Sono reduce da un minitour di 20 giorni in Europa per sponsorizzare degli amplificatori che uso e mi son reso conto di quanto sia pesante a livello mentale un concerto strumentale di questo tipo.

Ho deciso che per ora voglio mettere altro in cantiere, magari più divertente, ma soprattutto meno stancante.

 

Facendo un passo indietro: Come hai cominciato a suonare?

Vengo da una famiglia di musicisti…. Mia madre e mio padre suonano in un gruppo che si chiama “Nuova compagnia di canto popolare”. La formazione esiste dagli anni 70 e sono stati i pionieri della musica folk napoletana nel mondo.

Mio padre è chitarrista classico e in casa avevo sempre chitarre… Un po’ per gioco e un po’ per passione ho cercato di capire come funzionassero. Dopo il liceo ho deciso di mettere anima e cuore nello strumento.

 

Non hai sempre suonato però la chitarra e la domanda è: Come si passa dalla chitarra alla batteria e viceversa?

Si passa per incoscienza… Quando son passato alla batteria non avevo ancora preso la chitarra come strumento definitivo. In una fase della mia vita son stato molto influenzato da gruppi come i Police e ovviamente con il fascino della batteria, a un certo punto, decisi di diventare il nuovo Steve Copeland.

Non è stato mai così perchè alla fine ho abbandonato lo strumento per diversi motivi… Ci voleva un ambiente idoneo e vedendo non raggiunti certi risultati tornai alla chitarra. Come strumento per me era più immediato e nuovi ascolti mi fecero cambiare obiettivo

 

Hai indicato nei tuoi ispiratori John Petrucci, Steve Lukather e Andy Timmons, ma ci sono state anche altre influenze nella tua musica?

Ci sono influenze di gruppi… Tutto quello che sono stati in auge negli anni 80: Europe, Winger, Def Leppard, ma anche i Queen stessi… Non solo quindi i grandi chitarristi come Petrucci e Satriani…

 

Prima hai parlato di voler mettere in piedi una band. Facciamo un gioco: scegli il cantante “perfetto”

Mah… Ne vorrei tanti! Se dovessi mettere in piedi un gruppo ti direi un giovane… Se dovessi scegliere chi mi piacerebbe, beh, ti direi Kip Winger. Poi ci sarebbe anche Eric Martin dei Mr.Big… Così tanto per fare due nomi.

Sto lavorando al momento con Matt Guillory, autore dei dischi di James, che è un grande cantante. Si tratta di un progetto davvero molto moderno… Non vedo l’ora che venga alla luce, i brani sono sullo stile dei dischi di James, ma la voce è più alla Nickelback.

 

Domanda cattiva: come mai un genere come mai il metal non riesce realmente a sfondare in Italia? Eppure gli artisti italiani ci sono eccome, ma sembra si preferisca sempre i ragazzi usciti dai reality….

Beh qui bisognerebbe parlarne con chi ascolta la musica… E’ vero, certo, che radio e case discografiche non investono più senza un rientro sicuro…. Però, in linea di massima, un progetto come il mio non può avere la stessa resa di un progetto cantato.

Poi, se ci fai caso, chi esce da un talent show ha due anni di durata e poi si passa ad un altro…. Sono tutti facili guadagni per chi produce e non c’è più quella schiera di artisti che hanno fatto conoscere l’Italia all’estero.

Non è solo l’Italia che soffre di questa cosa, ma non ci sarà mai un disco strumentale in classifica. Poi c’è il solito discorso che il Marco Carta di turno è amato dalla gente comune…. Noi siamo una categoria per cui bisogna sedersi e ascoltare per capire…. Inutile dire che non è qualcosa di completamente fruibile a livello commerciale.

 

Per conoscerti meglio: Piatto preferito?

Sono un fan del Bollito! Per me basta mettere olio, aceto e sale ed è festa!

 

Sport preferito?

Di recente mi son appassionato al calcio…. Per anni sono stato un osservatore NBA, ma ora tifo Napoli… Sono abbastanza davvero appassionato

 

Cosa fai nel tempo libero?

Passioni non tantissime…. Sono un papà e un marito e quindi cerco di stare in famiglia il più possibile…. Prima aggiustavo i computer per gli amici ed ero quindi abbastanza richiesto… Una sorta di piccolo genio che risolveva i problemi.

 

Un messaggio per i lettori

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Alessandro Gazzera

Foto: marcosfogli.com