Intervista a Mike Keneally, il musicista racconta una storia cominciata al telefono

keannellyUna telefonata può cambiare la vita è il sottotitolo perfetto per la carriera di Mike Keneally. Il tastierista/chitarrista americano è considerato uno dei compositori più geniale dell’era post Frank Zappa e la definizione è davvero meritata.

Una storia di un sogno che si avvera, ma anche di un futuro fatto di musica. Ecco cosa ha raccontato a Cronacatorino.it:

 

Buongiorno mr. Keneally, cominciamo parlando del tour in Sud America con Joe Satriani. Come ci si trova a suonare con un musicista come lui?

– Sto avendo bellissimi momenti con Joe. E’ sempre stimolante e impegnativo suonare la chitarra accanto a lui perchè sa suonare con una abilità e una maestria incredibili. Quando arrivano gli assoli alla chitarra, infatti, ho sicuramente bisogno di essere sempre al top.

– E ‘stata una sorpresa inaspettata la sua chiamata nel 2010… Mi chiese di lavorare in studio con lui e da lì sono cominciate un sacco di registrazioni e tour ed è sempre piacevole. Sono davvero contento che mi abbia chiamato!

 

Lei ha avuto una carriera ricca di collaborazioni… C’è un segreto dietro al suo successo?

– Mi rifiuto di smettere di fare musica. Continuo a farlo e col tempo credo che sempre più persone scoprano chi sono e quello che faccio. E’ importante rimanere aperto ad ogni tipo di collaborazione; anche se spendo molto tempo a lavorare sui miei progetti.

– Cerco di lavorare con altri musicisti come posso, specialmente quando sono chiamato a registrare e a suonare dal vivo. Trovo sia un bene mescolare la mia energia a quella di artisti diversi e confrontarsi con sempre nuovi fans. Suonare davanti al pubblico di Satriani negli ultimi anni è stato grande, e ho anche suonato dal vivo con una band metal che si chiama Dethklok che mi ha dato un’occasione di farmi vedere che non mi sarei aspettato. E’ tutto fantastico ed è tutto utile.

 

Qual’è stato il momento più importante della sua carriera?

– Probabilmente quando ho deciso di prendere il telefono verso la fine del 1987 e chiamare l’ufficio di Frank Zappa per un posto di lavoro. Frank non aveva idea di chi fossi, come molti altri del resto, e quindi non c’era motivo di aspettarsi che mi avrebbe assunto, ma se non avessi fatto quel salto nel buio oggi le cose sarebbero molto diverse per me.

 

Quando ha cominciato a suonare la tastiera e la chitarra?

– La tastiera è stato il mio primo strumento. Ho ricevuto un organo elettrico per il mio settimo compleanno e mi è piaciuto subito. Non avendone mai suonato uno prima mi lasciava dentro qualcosa di famigliare, e mi ricordo quando stavo in piedi a mettere “Paint It, Black” dei Rolling Stones.

– Desideravo ancora tanto una chitarra, soprattutto a causa del mio amore per i Beatles. Quattro anni più tardi, al mio undicesimo compleanno, ho avuto la mia prima chitarra acustica e iniziato ad insegnare a me stesso a suonare in base a ciò che sapevo di musica grazie all’organo.

 

In Italia Frank Zappa è davvero molto amato. Cosa ci può raccontare di quel periodo?

– Vivevo in una sorta di costante incredulità… Suonavo nella sua band davanti a tutti. Ero un grande fan di Frank da ragazzino e l’idea di suonare con lui sembrava una sorta di sogno irrealizzabile. Mi ricordo che lo guardavo sul palco durante i suoi assoli di chitarra su “Inca Roads” e avevo quasi le vertigini per il momento incredibile che stavo vivendo.

– Ma ricordo anche ore di risate durante le prove mentre “inventavamo” nuova musica insieme. Frank usava la mia familiarità con il suo repertorio per contribuire a riportare canzoni più vecchie alla luce. Un esempio valido è “Who Needs The Peace Corps?”, se non ci fosse stato io nella band è molto probabile che la canzone non avrebbe mai ripreso il suo posto nelle scalette dei concerti. Sono contento di esser stato lì!

 

I fans italiani apprezzano molto il suo lavoro con Steve Vai. Qual’è, secondo lei, il miglior album su cui ha lavorato con Steve?

– “Alive In An Ultra World” è stato davvero speciale perché Steve ha continuato a scrivere nuove canzoni durante il tour e noi dovevamo impararle e suonarle ai concerti. Era sempre molto impegnato a scrivere e noi ad imparare e tutto questo ha creato un tour estremamente insolito. Personalmente sono contento che ci sia un buon documento di tutto il lavoro fatto.

– Tuttavia  “Vai Piano Reductions Vol. 1” resta il più importante per me poichè ho composto gli arrangiamenti al pianoforte per tutte le canzoni. Ha scelto le canzoni, ma mi ha dato totale libertà nel modo di interpretarle. E ‘stato l’album più difficile che abbia mai fatto, perché il pianoforte sa essere un mezzo nudo e spietato, ma sono stato molto felice dei risultati.

– Molte persone, infatti, hanno apprezzato l’album e, soprattutto, Steve era veramente entusiasta di quello che ho fatto. Non potevo chiedere di un risultato migliore!

 

Cosa ne pensa dell’Italia? Lei ha parecchi fan qui….

– Mia madre è italiana e io quindi sono per metà italiano, quindi è sempre bello venire in Italia. Le persone sono meravigliose, mi piace l’architettura e il senso della storia. E il cibo, naturalmente! Ho avuto innumerevoli grandi esperienze in tour in Italia e sono ansioso di tornare.

 

Progetti per il futuro?

– Al momento sono principalmente concentrato sui lavori per il mio prossimo album, Scambot 2. Si tratta della seconda tappa in una trilogia; Scambot 1 è uscito cinque anni fa, quindi sono molto ansioso di proseguire i lavori sul secondo volume.

– Ho lavorato su diversi arrangiamenti durante il tour di Joe Satriani in Sud America. La mia speranza è quella di completare l’album nella prima parte del prossimo anno, ma parte del concetto Scambot è che io debba spingere troppo su di lui perchè è un qualcosa di intricato, su più livelli, un’opera narrativa molto intricato ed quel qualcosa che capita seguendo un suo calendario. Sono tanto contento quanto desideroso di condividere con il mondo quanto fatto.

– Ma prima ho un tour con Satriani  che toccherà in poche settimane Nuova Zelanda, Australia e Singapore, e all’inizio del prossimo anno sarò in studio con Joe a lavorare al suo prossimo album. Così Scambot 2 ha una certa concorrenza per la mia attenzione, ma sarà completato il prossimo anno.

 

C’è un particolare artista con cui le piacerebbe collaborare?

– Wayne Shorter e Neil Young… La cosa perfetta sarebbe lavorare con loro nello stesso periodo.

 

Piatto preferito?

– C’è così tanto buon cibo che non posso pensare ad uno che sta sopra tutti. Non vorrei fare “male” ad altri cibi trascurandoli.

 

Cosa fa nel tempo libero?

– Mi rilasso con la mia fidanzata Sarah giocando a vari videogiochi e giochi da tavolo. Adoro uscire e fare passeggiate, ma anche dipingere immagini assurde.

 

Chi ha influenzato maggiormente la sua musica?

– Ci sono così tante persone che hanno avuto una grande influenza sulla mia musica. I Beatles furono i primi e poi Frank Zappa, che forse ha avuto un impatto maggiore rispetto ad altri.

– Tuttavia non posso non citare le canzoni di Andy Partridge, poi Todd Rundgren ha avuto un grande impatto sul modo in cui scrivo le progressioni di accordi e John Coltrane fu come un fulmine per me in termini di approcci di improvvisazione.

– Miles Davis e Bob Dylan mi hanno insegnato a rimanere fedele ai tuoi impulsi artistici, i The Residents e Captain Beefheart invece, di non aver paura di essere assolutamente incomprensibile, a volte… Non voglio dimenticare i Radiohead per atmosfere ed emozioni. E poi ce ne sono veramente tanti altri!

 

Un messaggio per i nostri lettori?

Ringrazio tutti quelli che leggeranno questa intervista e non vedo l’ora di tornare in Italia. Ho sempre apprezzato la possibilità di suonare da voi. Mi piacerebbe anche Incoraggiare chiunque desideri saperne di più su la mia musica: Da www.keneally.com ci si può collegare ai miei account Facebook e Twitter, ma anche a Radio Keneally, una stazione radio online dove suona la mia musica 24 ore al giorno.

 

Grazie Mike, è stato un vero onore

E’ stato un vero piacere Alessandro. Grazie di avermi chiesto questa intervista.

 

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Alessandro Gazzera

Foto: wikipedia.org