Referendum Brexit 23 giugno 2016 Gran Bretagna, cos’è, conseguenze, spiegazioni per tutti

Satellite_image_of_Great_Britain_and_Northern_Ireland_in_April_2002Giovedì prossimo, il 23 giugno 2016, andrà in scena un appuntamento molto delicato per la Gran Bretagna. Sarà il giorno in cui andrà in scena il referendum in cui i cittadini britannici saranno chiamati a decidere su un tema cruciale per loro e per il resto dell’Unione Europea: la permanenza della Gran Bretagna tra i 28 paesi membri dell’Ue o l’uscita da questa unione, replicando quanto avvenne nel 1992 quando il Paese uscì dal Sistema monetario europeo. La chiusura definitiva dell’isola britannica darebbe il via a un importante precedente e renderebbe ancora meno solido e sicuro il sistema dell’Ue. Ma ieri è accaduto un fatto che potrebbe cambiare radicalmente l’esito del voto: Jo Cox, deputata laburista e anti-brexit dello Yorkshire è stata colpita mortalmente da più colpi di pistola da un uomo di 52 anni che pare aver gridato “Britain Firts”, ossia “La Gran Bretagna prima di tutto”.
REFERENDUM: LE ORIGINI E IL RISCATTO DI FARAGE – Il termine Brexit ha visto crescere esponenzialmente la propria popolarità negli ultimi mesi; ma come è nata questa richiesta referendaria? La consultazione è stata indetta dal premier David Cameron per rispondere alle richieste sempre più pressanti dei conservatori e dell’Ukip, il partito nazionalistico ed euroscettico guidato da Nigel Farage.
– David Cameron, che ha vinto le elezioni nel 2015, aveva da subito chiarito che avrebbe convocato un referendum perché: “È tempo per il popolo britannico di dire la sua, risolvere la questione europea nella politica britannica”.
LE DUE VOCI DELLA BREXIT: L’ANALISI – Leave o Remain? Brexit o anti-Brexit? Chi sono i fautori delle due posizioni e quali sono i loro obiettivi e punti di forza?
– Brexit: tra i sostenitori dell’opzione del lasciare ci sono molti conservatori e i parlamentari Tory, oltre che l’Ukip di Farage. Costoro accusano l’Ue di avere imposto troppe regole e tasse alle imprese britanniche e di aver favorito l’immigrazione e la libera circolazione delle persone.
– Anti-Brexit: tra coloro che sostengono l’ipotesi del rimanere nell’Ue troviamo il premier David Cameron e il partito laburista. Loro sono fermamente convinti dell’errata scelta politica ed economica del lasciare l’Ue anche perché il 50% del commercio con l’estero del Regno Unito è verso l’Europa e quindi abbandonare questo mercato sarebbe una scelta che avrebbe ricadute negative all’interno.
DUE ANNI PER USCIRE SE DOVESSE VINCERE IL NO – La domanda che tutti si fanno è: ma se dovesse vincere la Brexit, quanto tempo ci vorrà per vedere la Gran Bretagna definitivamente fuori dall’Unione Europea?
– La risposta è: circa un paio di anni. E’ questo il tempo necessario per avviare un negoziato con i 27 leader dell’Ue e definire le condizioni di uscita.
BREXIT: COSA DICEVANO I SONDAGGI – Il 23 giugno è ormai alle porte e i sondaggisti si stanno scatenando per cercare di delineare la situazione più in linea con le reali intenzioni dei britannici.
– Gli ultimi sondaggi vedono in netto vantaggio i no alla permanenza in Europa che sarebbero in testa con il 52% delle preferenze rispetto al 33% di chi vorrebbe rimanere nell’Ue. 19 punti percentuali che in altri sondaggi scendono a 10.
– Intenzioni di voto che cambiano molto a seconda dell’età del campione: tra i 18 e i 24 anni, ben 7 persone su 10 sembrano schierate pro-Ue, mentre a favore dell’uscita dall’Ue sono soprattutto gli over 55.
– Molto fedeli all’Ue sono gli scozzesi, dove emerge che oltre il 60% sarebbe favorevole a rimanere nell’Ue, mentre nelle altre regioni inglesi la maggioranza è favorevole all’uscita.
E ORA? L’ASSASSINIO DI JO COX COSA PUÒ CAMBIARE? – La risposta, nel pomeriggio di ieri, è arrivata direttamente dai mercati. Quella che sembrava essere un’altra giornata di passione, alla notizia dell’agguato alla deputata anti-Brexit, ha cambiato direzione: l’omicidio potrebbe finire per favorire il consenso verso il “Remain” nell’Unione Europea.
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Matteo Torti