Intervista a Chris Holmes, il rocker presenta il documentario “Mean Man –  The Story of Chris Holmes”

Chris Holmes è, indubbiamente, una delle leggende del rock e a CronacaTorino non ha voluto far mancare il suo spirito presentando il documentario "Mean Man -  The Story of Chris Holmes"

Chris Holmes rappresenta chiaramente il grande spirito del rock. L’ex chitarrista degli W.A.S.P. è oggi più attivo che mai e ci presenta il documentario “Mean Man –  The Story of Chris Holmes”.
Una storia di rock semplice attraverso la vita di un personaggio che è indubbiamente una leggenda della musica.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Chris, questo virus ha cambiato completamente la nostra vita. Come stai attraversando questo periodo?
Lo sto affrontando, non c’è molta scelta.
Come è nata l’idea di questo documentario?
Altre persone hanno fatto documentari nel corso degli anni e guardandoli ci hanno dato l’idea. Poi sono corso da Antoine, all’Hellfest nel 2014, che ha una società di produzione in Francia.
Parlando io, lui e mia moglie si è scatenata l’idea di realizzare questo progetto.
Eddie Van Halen non è più tra noi. Che ricordi hai di lui?
Negli ultimi trent’anni della mia vita ci sono stati molti miei amici che sono morti, ma la morte di Ed mi ha colpito più duramente.
Dai ricordi d’infanzia non so davvero da dove cominciare a raccontare. Mi ha insegnato a rispettare le altre persone in questo settore in giovane età.
Come ci si sente ad aver lasciato un segno importante nel mondo della musica? Per i giovani sei senza dubbio un punto di riferimento.
Beh, in parte sono famoso per aver consumato droghe, per essere stato un festaiolo e un bevitore… Di tutto questo non ne vado fiero. Però sono famoso anche per il modo in cui suono la chitarra, scrivo canzoni e canto. Cosa di cui sono indubbiamente molto orgoglioso.
È più difficile creare musica oggi?
Oggi è più facile. Quarant’anni fa se volevi sentire la canzone che avevi creato dovevi andare in sala prove e suonare con gli altri membri della band. Ora puoi fare tutto da solo sul computer, il che è più facile se lo paragoni al dover sempre stare nella stessa stanza con la band cercando di tirare fuori musica.
Qual è stata la tua introduzione alla musica? Cosa ti ha convinto a iniziare a suonare?
Ne ho avute due di introduzioni. Nel 1971 uscì un film su Jimi Hendrix e vedendolo arrivò una certa ispirazione. Poi nel 1972 mio fratello maggiore, che ha 4 anni più di me, mi portò ai concerti con i suoi amici, mi portò a un concerto di Johnny Winter e quando lasciai il concerto fu allora che decisi di suonare il rock.
Progetto per il futuro?
Restare vivo, non prendere il Covid e continuare a suonare.
Siamo italiani. Hai ricordi speciali dell’Italia?
Il ricordo più bello che ho è stato durante il Tour degli Iron Maiden “Somewhere on Tour”. Ho viaggiato con loro e sono andato a fare un giro turistico con Steve Harris a Napoli passando uno dei momenti più belli della mia vita.
Ultima domanda: un messaggio per i tuoi fan italiani
Tratta gli altri come vorresti essere trattato. (Alessandro Gazzera)

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