Intervista a Carlos Alomar, il chitarrista portoricano racconta David Bowie

"A breve ci sarà anche un tributo per ricordare David Bowie" racconta Carlos Alomar

David BowieUna delle personalità legate alla vita musicale e artistica di David Bowie è senza dubbio il chitarrista Carlos Alomar. Proprio lui, l’amico di tante canzoni e dischi, ha voluto raccontare l’amico Duca Bianco a CronacaTorino.
Ciao Carlos, grazie per questa intervista… E’ un davvero un grande onore per me. Prima di tutto, che novità ci sono sul pianeta Carlos Alomar?
Attualmente sto lavorando con Alicia Keys e poi continuo il mio lavoro di ricerca attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie applicate alla chitarra. A breve ci sarà anche un tributo per ricordare David Bowie
E’ quasi strano parlare della morte di un mito come David Bowie…
E’ incredibile…. Nella vita si perdono tante persone e per me è stato così… Amici che se ne sono andati… David è una persona davvero pazzesca, ho passato giorni bellissimi con lui. E’ stato davvero quello che si può dire un viaggio davvero indescrivibile
Com’è nata l’amicizia tra voi due?
Ero un ragazzo giovane e ci siamo ritrovati in uno studio di registrazione per uno dei suoi album. Lui è arrivato e mi ha messo subito a mio agio… Lavorando e parlando siamo diventati amici.
Qual’è stato l’album più importante della tua collaborazione con David Bowie?
Secondo me il più importante è stato “Scary Monsters”. Quello è stato l’album dove provammo a sperimentare e ad esplorare nuovi suoni…. Anche se ogni album è stato importante ed è bello per i motivi più diversi. Non posso non menzionare il lavoro svolto poi con Brian Eno.
“Let’s dance” è stato un album di grandissimo successo, ma con un titolo difficile forse. Cosa sarebbe successo se nessuno avesse poi ballato?
La premessa è d’obbligo: in quell’album suonava la chitarra il produttore Nile Rodgers ed ebbero un successo notevole. Tutte le volte però vuoi far ballare chi ascolta o più semplicemente creare un album che abbia un successo.
Per farlo devi lavorare in maniera perfetta: si parte dalla composizione, si arriva in studio, ma poi non va dimenticata anche la parte della promozione. Ci sono tanti fattori insomma e non si può sbagliare niente.
Il tuo unico album solista risale al 1988, cosa ne pensava David di quel disco?
Lo adorava! E’ stato un disco in cui ho portato la mia esperienza con Bowie, ma anche la voglia di continuare a sperimentare cercando nuove sonorità. Lo realizzai, pensate, con il primo computer Macintosh e se lo ascoltate oggi sembra davvero un qualcosa realizzato agli albori della tecnologia.
David adorava quel disco perché esprimeva la perenne ricerca di qualcosa di nuovo.
Vedremo un altro album solista?
Mah… Onestamente ho avuto la possibilità di collaborare con gente come Iggy Pop, Mick Jagger e tantissimi altri… Mi piace lavorare con altri musicisti.
Hai parlato di Mick Jagger… Che differenze hai trovato tra il modo di lavorare suo e quello di David?
Beh… Posso darti una opinione certamente positiva su Mick… Suonai con lui nel suo primo album solista e lo aiutai a mettere in musica tutte le belle canzoni che trovate su quel disco.
E’ stata una esperienza certamente fantastica…
A livello lavorativo posso dirti che con David e Mick era tutto semplice: entravi in studio e loro predisponevano tutto perché tu rendessi al meglio.
Ultima domanda: un messaggio per i fans italiani di David Bowie
E’ una domanda importante questa… Le persone devono secondo me imparare a conoscere la personalità di David che lo ha portato ad essere quello che era, ma soprattutto a conoscere i suoi personaggi.
Io ad esempio posso parlarvi di David, ma c’è chi può raccontarvi di Ziggy, del David di Let’s Dance, di Earthling e di Blackstar. C’è un universo intero che sarà sempre legato al suo genio.
Foto interna: wikipedia.org
Foto in evidenza: carlosalomar.com
Si ringrazia per l’intervista Doreen D’Agostino