Intervista a Fabio Treves, il Puma di Lambrate racconta una vita da bluesman

Da Frank Zappa ai Deep Purple passando per 40 anni di carriera di un musicista unico

Billy Gibbons 1997Il profeta del Blues italiano è sicuramente lui: Fabio Treves. Il Puma di Lambrate non smette mai di ruggire e di nuovi proseliti del Blues, ma soprattutto regala momenti unici di musica e anche di profonda riflessione. Ha voluto raccontare su Cronaca Torino la sua esperienza al seguito dei Deep Purple, ma anche una vita da bluesman che lo rende patrimonio della musica.
Ciao Fabio, partiamo dall’ultima esperienza… Il tour coi Deep Purple!
– Dopo i 40 anni della Treves Blues Band nel 2014 il successo è proseguito col tour con i Deep Purple. Loro sono e saranno sempre uno dei miei gruppi preferiti della scena rock ed è stata una grandissima esperienza, soprattutto dal punto di vista umano. Io dico che quelli bravi prima di essere musicisti sono brave persone… E loro sono bravissime persone! Don Airey è stato sul palco durante la nostra apertura e ci ha fatto i complimenti… Ha indossato anche la nostra maglietta quando firmava gli autografi.
– Roger Glover,  a Roma, ci ha fatto i complimenti ricordando quando, da giovanissimo, suonava il blues. Abbiamo avuto la possibilità di farci ascoltare dal pubblico dei rocker, ma soprattutto da diversi tipi di persone, ottenendo così la possibilità di dire anche noi che, senza il blues, non ci sarebbe il rock.
Passati i 40, cosa vuol fare la Treves Blues Band?
Da grande?
Esatto!
– Io ho questo stile di comportamento: mai fare il passo troppo lungo e mai comportarsi come quelli che hanno toccato il cielo con un dito… Bisogna prefissarsi obiettivi concreti e in linea con la TBB. Non parlo tanto di disco, a me piacerebbe continuare a suonare e fare nuovi proseliti del blues e proseguire con le mie trasmissioni di Blues, parlando delle grandi leggende senza cui la Treves Blues Band non esisterebbe. Mi piacerebbe però coronare anche altri sogni “proibiti”… Magari un giorno riuscire ad aprire un concerto dei Rolling Stones o del mio mito Bruce Springsteen.
– La vita del bluesman è difficile, ma sempre bella…. Tutti i concerti, le canzoni e gli incontri nascondono qualcosa di bello… Dal parlare con te, all’andare a un concerto in un vecchio locale di Crema. Penso che i rapporti umani siano la cosa più importante e dipende da noi mandare un messaggio, dare un senso alla nostra esistenza e insegnare i giovani a coltivare l’emozione per la musica. Io dico ai giovani di tenere sempre duro, ma di non credersi arrivati quando si fa un disco.
Sei stato l’unico musicista italiano ad aver suonato con Frank Zappa. Cosa puoi raccontarci di lui?
– Penso di essere stato uno dei primi, negli anni sessanta, ad aver ascoltato Freak Out… Ai più sembrava una cosa molto intellettuale e troppo complicata rispetto alla media. Da sempre mi sono avvicinato a Zappa (nella foto) con interesse; da subito mi sembrò di condividere idee e passioni con lui. Era una mente libera e dissacrante su tutto, dagli americani alla religione. Quando ho avuto la possibilità, sono andato a conoscerlo a Monaco di Baviera. E quando ho incrociato il suo sguardo all’ingresso del camerino ho capito di essere accomunato a lui da un grande affetto… E non ci eravamo mai visti prima!
– Lui aveva capito di non aver di fronte il classico “fans tuttologo”, ma che io ero diverso… Ci accomunava il fatto di essere simili nel pizzetto e anche se vogliamo fisicamente. Quando è arrivato a Milano mi disse di suonare con lui. Io sapevo che Frank suonava solo con i musicisti della sua band e quindi pensai a uno scherzo, ma non fu così. Riascoltare la sua voce mentre annuncia “Mr. Fabio Treves” mi emoziona ancora!
– Quando, tempo dopo, ho conosciuto i suoi figli e la moglie, ho cercato di spiegare tutto questo e per far capire chi fossi mi presentai con centinaia di foto. Loro mi dissero che Frank si ricordava di me e parlarono dell’incontro con l’allora sindaco di Milano e nella sua autobiografia sono citato anche io! Mi definì un anarchico e secondo loro, era uno dei maggiori complimenti che Frank potesse fare a qualcuno. Io gli volevo bene come a un fratello maggiore. Era un uomo preparatissimo su tutto e questo lo si evince dalla sua immensa discografia.
– È stato uno dei miei massimi momenti di crescita. Essere l’unico musicista italiano ad aver suonato con lui è qualcosa che nessuno mi potrà mai togliere… È stato sicuramente uno degli incontri che più mi hanno segnato e mi viene ancora la pelle d’oca a parlarne e a guardare le fotografie.
Altri momenti della vita che sono stati fondamentali?
– C’è un’altra persona che ho amato e stimato, ed è Mike Bloomfield, “il chitarrista bianco più nero del blues”. Ha aiutato tantissimi musicisti ed è colui che ha traghettato il blues dei grandi maestri neri nei suoi dischi. Dagli Electric Flag alle sue collaborazioni… L’ho conosciuto negli anni 80. Ci siamo incontrati durante le prove e lui mi disse che gli ricordavo un grandissimo musicista: Paul Butterfield. Mi chiese di fargli sentire qualcosa per suonare insieme e dopo poco mi disse “Stasera presentati qua che ci divertiamo”. Divertimento talmente palese che, dopo, mi propose di registrare un disco, che fu inciso nel settembre del 1980 a Torino.
– Io mi emoziono quando rivivo queste esperienze e mi rendo conto leggendo certe biografie che può capitare davvero… Se è capitato a me, infatti, può capitare anche ad altri. Certo la condizione fondamentale è avvicinarsi sempre in maniera molto umile, ma credo che chi abbia più esperienza debba metterla al servizio dei giovani.
E poi voglio ricordare il Festival di Memphis nel ’92, quando calcavo il palco con grandissimi artisti… Son piccole fotografie davvero importanti nella mia vita, per la mia formazione musicale.
– Infine non potrei dimenticare Chuck Leavelle, che ho avuto la fortuna di avere in 3 miei dischi ed è un mio “blues brother”.Può sembrare strano che il tastierista dei Rolling Stones si senta con Treves ogni giorno…. Fa impressione anche a me vederlo nelle prove di San Siro con la maglia della Treves Blues Band.
Con chi vorresti fare un duetto?
– Tanti… Un mio amico sicuramente è Alex Britti e magari dietro ci mettiamo Tullio De Piscopo alla batteria. Ma sono tanti i musicisti italiani che conosco e stimo. Tempo fa lessi una intervista di Ramazzotti dove raccontava che gli sarebbe piaciuto suonare blues nei localini e mi è sicuramente diventato più simpatico.
Fabio Treves, la carta d’identità dice 66 anni, ma sul palco sembri ancora un giovane 20enne che vuole spaccare il mondo…. Che età ti senti dentro?
– Bella domanda… Non me ne sento sicuramente 66, perché ho ancora tanta voglia, energia e progetti. Anagraficamente potrei dirti di sentirmi 40enne, ma a volte forse ancora meno, per il mio ragionare hippyesco.
– Io penso che il rispetto per il mio pubblico richiede sempre il massimo dell’attenzione e dell’energia. Penso di non esser mai salito sul palco portandomi appresso i miei problemi, perché voglio troppo bene al mio pubblico, che condivide con me i valori sacri di rispetto per tutti. Tradirei la loro fiducia non dando il massimo… Mi auguro di essere sempre così e che la salute mi sorregga!
C’è un nuovo Treves in Italia?
– Ci sono tantissimi e bravissimi armonicisti. Parlando in terza persona, cosa che odio, ti dico che Fabio Treves va oltre l’armonica e mi ritengo fortunato perché ho vissuto la gavetta vera, con inizi difficili. Non lo so davvero se c’è un Treves nuovo… Magari dovremmo chiedercelo tra 40 anni. Stimo tantissimi musicisti, ma forse manca la mia esperienza, la mia grinta e il mio modo di vivere la vita.
– Blues è uno stile di vita… È fare del bene senza farlo sapere. Io mi sento bene quando aiuto chi è meno fortunato di me e mi piace che l’aiutare gli altri sia assorbito dai giovani. Sei bravo quando riesci a ridare il sorriso a qualcuno che lo ha perso da tanto tempo. Credo che una suonata in un posto “triste” aiuti le persone che sono lì.
Il tuo saluto ai lettori di Cronaca Torino
– Un saluto a tutti.. A quelli che amano il blues e a quelli che non sanno cosa sia… Un saluto ai giovani lettori e ai giovani musicisti… Un saluto ai miei coetanei e un saluto a te, perché mi hai fatto delle domande belle, alle quali ho risposto con piacere. (Alex Gazzera)

Si ringrazia Fabio Treves per le preziosissime fotografie