Allergie primaverili: sintomi, consigli, prevenzione, test e info utili per chi soffre di questa delicata problematica

È arrivata la primavera, una delle stagioni dell’anno più attese per i suoi colori e profumi, che stimolano la voglia di stare all’aperto e in mezzo al verde. Tuttavia, primavera non vuol dire solo fiori, alberi e piante, ma anche occhi arrossati, starnuti, naso chiuso e difficoltà respiratorie. È infatti proprio in questo periodo, coincidente con il risveglio della natura, che si manifestano più intensamente le allergie da polline.

 

 

ALLERGIE DA POLLINE, CHE COSA SONO? – La pollinosi, così come è definita in gergo medico-scientifico, è una patologia che:

– Interessa i pazienti di età compresa tra 7 e 30 anni, senza distinzioni di sesso;

– Si manifesta ogni anno con una certa regolarità, nel periodo corrispondente alla stagione primaverile ed estiva. Lievi differenze possono essere dovute soprattutto al clima, e più nel dettaglio all’andamento della fioritura delle piante verso le quali si è sviluppata l’allergia;

– Colpisce i soggetti con maggiore predisposizione ad avere una risposta ipersensibile del sistema immunitario nei confronti di un agente esterno apparentemente non dannoso (il polline), tecnicamente detto allergene. Chi è allergico, infatti, produce un’elevata quantità di anticorpi IgE (immunoglobuline E), che diretti verso uno specifico allergene si legano ad alcune cellule presenti nelle mucose e nei tessuti dei tratti del sistema respiratorio (mastociti), dando vita ad un processo infiammatorio delle mucose del cavo oronasale e alla comparsa di una serie di sintomi (istamina).

 

CORREDO SINTOMATOLOGICO – Le allergie da polline possono produrre i seguenti sintomi:

– Congestione e naso gocciolante;

– Prurito, arrossamento e lacrimazione degli occhi (congiuntivite allergica);

– Infiammazione delle mucose;

– Affanno del respiro, broncospasmi e tosse continua;

– Attacchi di asma (nei casi più gravi);

– Dermatiti atipiche, anche da contatto, con arrossamento, prurito e secchezza (manifestazioni che generalmente vengono incluse nell’orticaria).

– Tali sintomi influiscono in modo negativo sulla capacità lavorativa, di apprendimento e di svolgimento delle mansioni quotidiane e, quindi, sulla qualità di vita delle persone, provocando ingenti costi sanitari e sociali.

 

LE PRINCIPALI “RESPONSABILI” DELLE ALLERGIE STAGIONALI – Individuare la causa dell’allergia è importante perché consente di mettere a punto la cura più efficace. In particolare, a provocare problemi di natura respiratoria sono:

– Graminacee: Nel 25% dei casi le Graminacee. Esse includono sia le piante che crescono spontaneamente nei prati come la gramigna, sia quelle coltivate, come frumento, orzo, avena, riso e granoturco. Le graminacee hanno una fioritura prolungata (dalle 6 alle 8 settimane), in genere coincidente con i mesi di maggio e giugno;

– Paritaria: Nel 21% dei casi la colpevole è, invece, la Parietaria, che fa parte della famiglia delle Urticacee (ortica, per intenderci, ndr) ed è diffusa soprattutto al Sud Italia. La sua fioritura interessa il periodo compreso fra luglio e ottobre;

– Olivo, frassino e platano: Non sono innocui dal punto di vista allergologico neanche i pollini prodotti da alberi come l’olivo, il frassino e il platano. Questi arbusti sono molto diffusi anche al Nord e fioriscono soprattutto tra marzo e aprile;

– Ambrosia: Un’altra “nemica” della respirazione è l’ambrosia, un’erba di strada originaria degli Stati Uniti e del Canada, diffusa sempre più anche nel nostro Paese e, in particolare, in Lombardia. Simile ad una comune felce, l’ambrosia si trova un po’ dappertutto in città come in campagna, ai margini dei campi, lungo le strade, sugli argini dei fiumi. Appartiene alla famiglia delle Composite (tra le quali rientrano anche la camomilla, l’artemisia, il girasole e la margherita) e fiorisce nel periodo estivo, dai primi di agosto alla fine di ottobre. Produce una grande quantità di pollini (una sola pianta può addirittura produrre più di un miliardo di granuli di polline) e provoca una fastidiosa allergia, che si può manifestare con la comparsa di oculorinite (infiammazione della congiuntiva e della mucosa delle fosse nasali, ndr), tosse persistente e, nei casi più gravi, anche asma.

 

I TEST –

– Per identificare il polline alla base della reazione allergica è possibile sottoporsi a semplici test a livello cutaneo, che vengono eseguiti presso qualsiasi ASL “graffiando” o iniettando estratti di diversi tipi di allergeni. In questo modo è possibile verificare visivamente la risposta infiammatoria;

– Una ricerca più accurata e rigorosa dal punto di vista medico, consiste nell’individuare e analizzare le IgE presenti nel sangue del paziente;

– In entrambi i casi, un’attenta analisi delle abitudini e dello stile di vita del soggetto può aiutare a restringere il campo d’azione e a individuare con più facilità l’allergene responsabile della reazione allergica.

 

PREVENZIONE E TRATTAMENTO – Per affrontare al meglio questo difficile periodo, il primo consiglio è quello di cercare di evitare il contatto con la sostanza allergenica.

– Si tratta di una precauzione non sempre attuabile, nel caso delle allergie da polline. In tal senso, può essere sicuramente utile limitare le attività all’aria aperta (soprattutto nelle giornate secche e ventilate), chiudere le finestre e, infine, utilizzare filtri dell’aria e sistemi di condizionamento che mantengano pulita l’aria interna. Sono funzionali a questo obiettivo anche le classiche pulizie di primavera, che, per quanto faticose, rappresentano un ottimo modo per ridurre gli allergeni presenti nell’ambiente domestico.

– Se queste indicazioni non dovessero bastare, si possono assumere farmaci da banco, come decongestionanti e antistaminici, che consentono quantomeno di alleviare i sintomi;

– Infine, se l’allergia da polline determina la comparsa di sintomi gravi e persistenti nel tempo, si consiglia di consultare il medico e di sottoporsi ai test, che permettono d’individuare la cura più efficace per curare la pollinosi. In particolare, si possono ottenere buoni risultati con l’inoculazione di vaccini specifici contro l’allergene (si desensibilizza l’organismo alla sostanza allergizzante, introducendo piccole dosi della stessa sostanza affinché l’organismo la riconosca e la riesca a tollerare, ndr) e con le terapie farmacologiche che prevengono la rottura dei mastociti.

 

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