Dipendenza da oppio in gravidanza, a confronto i trattamenti per combatterne le cause

microscopioPubblicato dall’Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze (OEDT) un Report sulle strategie di trattamento delle donne che assumo oppioidi in gravidanza, strategie che hanno come obiettivo primario, quello di stabilizzare la paziente per evitare fluttuazione dei livelli plasmatici di sostanza e dunque minimizzare i rischi per il nascituro.

 

OPPIOIDI – Il consumo di oppioidi in gravidanza è infatti associato ad un aumento di sei volte delle complicanze ostetriche per la madre e una serie di potenziali pericoli per il bambino, tra cui la sindrome di astinenza alla nascita, deficit di crescita postnatale, microcefalia, problemi neurocomportamentali e aumento della mortalità neonatale, inclusa la morte improvvisa.

 

LO STUDIO – Il report pubblicato riporta una revisione della letteratura scientifica effettuata attraverso l’analisi di diversi database. Nell’analisi sono stati inclusi 10 studi (per un totale di 21 articoli scientifici), condotti complessivamente su 728 partecipanti trattate con le diverse combinazioni di farmaci sostitutivi e con approcci psicosociali ad oggi disponibili.

– Nello specifico il report ha valutato farmaci sostitutivi (metadone, buprenorfina e morfina per via orale a rilascio lento), in quanto considerati trattamenti di prima linea per la dipendenza da oppioidi in donne in gravidanza, nonché gli approcci cognitivo-comportamentali e di gestione delle emergenze, al fine di individuare i punti di forza di ogni trattamento.

 

L’ANALISI – Dall’analisi degli studi revisionati le evidenze non consentono di concludere, per i tre farmaci sostitutivi, che un trattamento è superiore agli altri in tutti gli esiti valutati: il metadone sembra superiore nel mantenere le pazienti in trattamento, mentre la buprenorfina sembra condurre a sindrome di astinenza neonatale meno grave.

– Rispetto agli interventi psicosociali inclusi nella revisione, sono emersi risultati confrontabili in termini di tasso di abbandono delle terapie e di riduzione del consumo di droga. La revisione rappresenta dunque un nuovo punto di riferimento per ulteriori discussioni sui trattamenti delle donne tossicodipendenti in gravidanza, una popolazione di pazienti di natura particolarmente complessa sia per motivi pratici che etici.

 

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Di Redazione

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