Divieto di fumare, le conseguenze sui ricoveri per patologie cardiache

sigarettaLo studio preso in esame, si è concentrata sugli effetti del “divieto di fumo” tra i fumatori con malattie cardiache, limitando l’attenzione ai ricoveri per infarto miocardico acuto.

 

GLI STUDI – Dai risultati di un primo studio pubblicato nel 2004, è emerso che negli Stati Uniti d’America (Helena, Montana), in seguito all’introduzione di una legge locale che vietava di fumare nei luoghi pubblici e di lavoro si è registrata una riduzione del 40% dei ricoveri ospedalieri.

– Si vogliono ora analizzare i risultati di un aggiornamento della precedente recensione sui divieti di fumo e gli effetti ad esso associati sulle malattie cardiache (analisi dei risultati di studi pubblicati dal 2004 al 2011).

 

L’AGGIORNAMENTO – Le caratteristiche dell’aggiornamento comprendono un esame delle dinamiche del tasso di ricoveri, l’analisi di un trend “corretto” in cui sono presenti diversi periodi di tempo post-divieto ed il confronto delle stime dei tassi in base ai cambiamenti dovuti alle restrittività poste sul fumo.

– A seguito del bando, è stata stimata una riduzione del rischio peri al 4,2% (IC 95% 1,8-6,5%). Escludendo le stime regionali negli studi in cui erano disponibili le stime nazionali e quelli in cui non era possibile regolare i valori del trend nel periodo oggetto di studio, la stima risultava ridotta con un valore pari al 2,6%.

 

CONCLUSIONI – Inoltre, tali valori sugli effetti del divieto tendevano ad essere più alti negli studi più piccoli e in quelli in cui si erano verificati maggiori cambiamenti post-divieto. Vi è stato quindi un “vero effetto” sulla riduzione dei ricoveri correlati a malattie cardiache derivanti dal consumo di sigarette o dall’esposizione al fumo passivo, un effetto che potrebbe essere importante a livello di salute pubblica.

 

 

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Di Redazione

Fonte: droganews.it