Stress e attacchi di panico: info, caratteristiche, rimedi, prevenzione e cure

Nelle grandi città come Milano, Roma, Napoli, Torino e Palermo una persona su quattro soffre di crisi d’ansia, identificate in ambito scientifico con l’acronimo di “Dap” (disturbo di attacchi di panico). Secondo lo psichiatra Giorgio Maria Bressa, fra le principali cause responsabili degli attacchi di ansia ci sarebbero le cattive notizie e, in particolare, quelle relative alla difficile situazione economica. Una conferma che la crisi non solo alleggerisce i portafogli degli italiani, ma ne mette a dura prova anche il benessere psico-fisico.

 

DAP: DI CHE COSA SI TRATTA? – Il disturbo da attacchi di panico, o più semplicemente DAP, è una sindrome psicopatologica, caratterizzata da ripetuti episodi di ansia acuta, che possono avere durata variabile (da qualche minuto fino ad un’ora);
– Gli attacchi di ansia si manifestano all’improvviso e ingenerano nel soggetto che ne soffre una traumatizzante esperienza di paura fisica e psicologica;
– Anche se solitamente dura pochi minuti, lo stato ansioso può causare all’individuo un notevole livello di angoscia legato alla sensazione imminente di perdita di controllo, di svenimento e, nei casi più gravi, persino di morte. A volte può manifestarsi un comportamento di evitamento, qualora il soggetto eviti di trovarsi in tutte quelle situazioni che sono per lui fonte di disagio;
– Oltre agli attacchi di panico, il disturbo porta spesso anche ad altre complicazioni, come la depressione e l’abuso di psicofarmaci, nonché il deterioramento delle relazioni sociali unito all’incapacità di poter affrontare – sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico – le sfide provenienti dal mondo esterno.

 

SINTOMATOLOGIA – Il DAP si manifesta con una paura intensa e improvvisa, durante lo svolgimento di normali attività quotidiane;

 

– Il DAP dà luogo a sintomi sia di natura fisica (come soffocamento, sudorazione, palpitazioni e aumento della frequenza cardiaca, dolore al petto, tremore, nausea e vertigini) che di natura più strettamente psicologica (come ansia, angoscia, senso di impotenza e di morte imminente);
– Questa patologia colpisce solitamente le persone di età compresa fra i 20 e i 50 anni, soprattutto donne.

 

COSA C’ENTRA IL DAP CON LA CRISI? – Le brutte notizie e, in particolare, la crisi economica, la precarietà lavorativa, la mancanza di certezze e prospettive future sono fra le principali cause alla base dell’aumento esponenziale degli attacchi di panico. Questo spiega perché i più abbiano già ribattezzato la patologia con il nome di “panico da recessione”;
– La rivoluzionaria scoperta è merito del Dr. Giorgio Maria Bressa, psichiatra a Roma e docente di Psicobiologia del Comportamento presso l’Università Pontificio Ateneo Salesiano di Viterbo, che negli ultimi mesi ha registrato un incremento di richieste di aiuto per disturbi d’ansia generalizzata e per le sue manifestazioni più acute;
– “La gente sente un continuo senso di perdita, stress, paura per il futuro che appare poco certo. – ha spiegato il medico psichiatra – C’è un’esposizione mediatica che raggiunge il cervello e lo induce ad avere due reazioni: una d’indifferenza con la perdita di compassione, un metodo difensivo per mantenere l’equilibrio, e un’altra, che, invece, consiste nell’assorbire le negatività, sviluppando ansia”.

 

UNA PATALOGIA SOTTOVALUTATA E POCO CONOSCIUTA – Dai dati provenienti da quattro grandi città (fra le quali anche Milano), si scopre che circa un italiano su quattro (25%) soffre di DAP;
– Secondo un analogo sondaggio condotto dall’istituto SWG è inoltre risultato che più di un terzo del campione esaminato ha vissuto l’esperienza di DAP unico, mentre ben il 63% ne ha subito attacchi ripetuti;
– Chi ne è colpito, tende ad andare al Pronto Soccorso, credendo che si tratti di un infarto. In particolare, si calcola che l’anno scorso il 18% degli accessi in ospedale è stato effettuato da persone che ritenevano di aver avuto un infarto ma che, in realtà, sono state vittime di un attacco di “panico da recessione”;
– Solo un terzo si rivolge al medico di famiglia e solo in un secondo momento ad uno psichiatra o neurologo, quando la malattia si è, però, già cronicizzata (18%). Nella maggior parte dei casi, il medico ha sbagliato diagnosi, prescrivendo una terapia farmacologica a base di ansiolitici.

 

RIMEDI E POSSIBILI CURE – Sconfiggere il cosiddetto “panico da recessione” senza dover ricorrere alla terapia farmacologia, è possibile. Oltre ad essere una pericolosa fonte di dipendenza, infatti, la terapia farmacologica si rivela spesso inefficace, poiché non ha come obiettivo il benessere psicologico della persona intesa nel suo insieme;
– Meno invasiva e sicuramente più salutare è la psicoterapia cognitivo-comportamentale: un trattamento breve, durante il quale il paziente assume un ruolo attivo nella risoluzione di ciò che ritiene sia la causa scatenante del suo stato di malessere;
– Sono infine altrettanto valide le discipline sportive come lo yoga, il training autogeno e il rilassamento muscolare progressivo, che insegnano specifiche tecniche respiratorie, in grado di allontanare le tensioni e di ridare tranquillità all’organismo stressato.

 

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Francesco Tempesta