Il numero 10 alla Juventus, storia dei gregari in bianconero

I primi mesi di campionato hanno consacrato in maglia bianconera Carlos Tevez. L’argentino ex Manchester City ha saputo prendere la pensante eredità di Alessandro Del Piero e vestire alla perfezione la numero 10 dentro e fuori dal campo.

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Non è sempre andata così però, la maglia che spesso tanti bambini desiderano è stata portatrice di gioie, ma anche di storie di responsabilità troppo grandi e di ragazzi che hanno avuto la sfortuna di capitare dopo immensi campioni.

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DA SIVORI A CINESINHO – E’ il 1965 quando il “Cabezon” Omar Sivori lascia la Juventus di Heriberto Herrera.

– Il terribile sergente del “movimiento” non ama i giocatori di talento e l’italoargentino deve lasciare Torino per Napoli. In casa bianconera finisce un’epoca di vittorie e di un numero 10 geniale.

– Al suo posto arriva un giocatore brasiliano, Sidney Colônia Cunha o più semplicemente Cinesinho (nella foto). Si tratta di una mezzala veloce e con ottime doti di palleggio.

– Il suo primo campionato in maglia bianconera lo vince, ma resterà l’unico acuto degli anni a Torino prima di passare al Vicenza.

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IL LAVORATORE – La numero 10 fu anche portata da personaggi diversi e unici del loro modo di giocare.

– Siamo nel 1968 quando alla corte di Madama arriva un mediano di Albaredo D’Adige, si chiama Romeo Benetti e il destino gli consegnerà proprio il numero che fu di Sivori.

– Dopo aver lasciato la Juve nel 1969 vi fa ritorno nel 1976 dove prende sulle spalle una responsabilità importante, ma malgrado non sia un fantasista alla gente piace e lui diventa cuore e anima del centrocampo bianconero.

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LA DIFFICILE 10 – Roberto Tavola è l’emblema perfetto del peso della maglia numero 10 in bianconero. Arriva dall’Atalanta nel 1979, la stessa squadra dove Madama andò a pescare Scirea, ma la sua esperienza a Torino si rivelò difficoltosa.

– Di lui si ricorda un gol memorabile in Coppa delle Coppe nella stagione 1983/84 contro i polacchi del Lechia Gdańsk nei sedicesimi di finale. 

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PLATINI E LA DIFFICILE SUCCESSIONE – Il 1982 è un anno importante in casa Juventus, la riapertura delle frontiere permette di portare a Torino un uomo destinato a scrivere la storia: Michel Platini.

– Il francese in terra sabauda vince tutto quello che c’è da vincere, ma a 32 anni dice basta per motivi fisici e perchè la cicatrice dell’Heysel è ancora evidente in lui.

– Dopo di lui le provano tutte, il primo tentativo è Marino Magrin, ma non è che un modesto tentativo di cercare un sostituto di Le Roi.

– Il secondo fu Sasha Zavarov, ma il giocatore ucraino non riuscì mai a scalfire la corazza bianconera,  anche se il periodo in casa di Madama gli regalò comunque una coppa Uefa e una coppa Italia.

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BAGGIO, DEL PIERO E IL 10 MANCATO – L’erede di Platini arrivò con Baggio e poi fu il turno di Del Piero, una storia che riportò a vincere la Juventus.

– L’ultimo dei 10 mancati è Giovinco, ottimo giocatore per la Serie A e i bianconeri, ma troppa la responsabilità di quella maglia a lungo vestita nella primavera.

– A Tevez ora il compito di continuare sull’ottima strada già intrapresa, perchè la numero 10 sarà sempre simbolo di emozioni e di juventinità.

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Alessandro Gazzera

Foto: wikipedia.org