Intervista a Ivano Zanatta, l’italiano dell’hockey russo

Il curioso legame tra Italia e Russia nell’hockey su ghiaccio ha trovato in Praga la culla perfetta. Sulle rive della Moldova la squadra del Lev Praha è guidata da uomini come Vehanen, Gragnani e l’ex Cortina Sykora, ma anche da Ivano Zanatta (a sinistra nella foto).

– Classe 1960, nasce a Toronto, ma la sua vita è legata a Cortina dove vive le sue esperienze da giocatore e le prime come allenatore. Tanti successi e le porte della prestigiosa KHL, il campionato sovranazionale di hockey made in Russia, gli si sono aperte sei anni fa facendo scoprire al mondo un eccellente allenatore e uomo di hockey con passaporto canadese, ma dal cuore e sangue italiano.

 

Ciao Ivano, cominciamo chiedendoti come sta andando questa stagione in KHL a Praga

– All’inizio c’è stato sicuramente qualche problema, anche se non siamo partiti così male rispetto allo scorso anno. Sicuramente però da metà novembre in poi abbiamo decisamente cambiato marcia e se noti, da allora, siamo una delle migliori squadre della lega.

 

La squadra è alla sua seconda stagione in KHL, come giudichi i progressi fatti dal team e si può dire che questo Lev ha trovato una sua identità?

– Sicuramente abbiamo trovato un nostro gioco e una nostra identità, specialmente se consideri il budget che abbiamo a disposizione rispetto alle altre squadre. Considerando appunto che poi questa squadra ha solo due anni di storia, esser così competitivi in una lega difficile come la KHL dopo così poco tempo penso che sia quasi un miracolo.

 

Quale giocatore ti ha sorpreso di più?

– Un giovane: Jiri Sekac. Ha fatto dei progressi enormi e adesso lo considero uno dei migliori attaccanti in KHL

 

Il campionato ha saputo dimostrarsi appassionante con qualche sorpresa, ma per Ivano Zanatta quali sono le reali favorite alla vittoria?

Se dovessi fare dei nomi direi Magnitogorsk, Kazan, Dynamo Mosca. Queste tre le vedo un gradino sopra le altre. SKA e Astana sinceramente hanno troppi alti e bassi e sono molto meno squadre. Ci saremo ovviamente anche noi, vedremo!

 

Non possiamo non parlare con te di Olimpiadi, tu hai avuto una esperienza importante in Russia: come vivranno i russi questo evento?

– L’attesa è enorme, sono stati spesi tantissimi soldi ed è chiaro che ci si attende un ritorno almeno parziale dell’investimento. C’è molta paura anche del terrorismo, speriamo in bene.

 

A livello di hockey sono i favoriti?

– Non credo, c’è troppa pressione e i russi non sono così abituati a dominarla. Ho parlato giusto qualche giorno fa con Bily (Bilyaletdinov) con cui ho lavorato a Lugano e con cui ho mantenuto un buonissimo rapporto di amicizia. Era molto teso, preoccupato. Mi farebbe molto piacere una vittoria della Russia anche a per il futuro della KHL ma credo che Canada e Svezia in primis abbiano più chances di vittoria finale.

 

Torniamo in Italia, come vedi la Élite A?

– Sono tempi duri per l’Italia di per se e questo si riflette anche sull’Élite A. I soldi a disposizione sono pochi e questo ha fatto scendere il livello di parecchio. Ma, bene o male, il gioco continua. Penso che questo sia un atout particolare dell’Italia: riuscire a tirare avanti sempre e comunque indipendentemente dalle difficoltà e dai problemi

 

Il tuo Cortina si conferma, come sempre, una squadra difficile da affrontare

– Cortina ha un grande allenatore che sta facendo davvero un gran lavoro. Fa giocare tutti, è preparatissimo a livello tecnico, porta avanti il discorso giovani, è riuscito a creare un gruppo unito e tutti sono entusiasti di lui. Non ti nascondo che lo ritengo un elemento in grado di allenare anche a livelli più alti, KHL compresa.

 

L’Italia torna a giocare in gruppo A e si affacciano anche alcuni giovani che giocano in campionati di livello, può essere l’inizio per avere una Nazionale stabilmente nel gruppo delle migliori?

– Per i giovani è un’ottima opportunità per fare esperienza e farsi notare. Da qui a dire che si possa restare stabilmente nei 16 la vedo sinceramente dura. Un po’ presto, penso che serviranno altri anni di lavoro per raggiungere questo obiettivo. Riuscire a restare in gruppo A già quest’anno potrebbe, per esempio, esser un ottimo incentivo e una grande iniezione di fiducia per i diversi giovani in squadra.

 

Un giovane giocatore di hockey vuole provare a crescere e ad andare all’estero: che consigli si sente di dargli Ivano Zanatta?

– Autostima in primo luogo, umiltà, ascoltare i consigli di chi ha esperienza. Poi dipende dove si vuole andare a fare esperienza, dire Canada o dire Russia sono due cose totalmente diverse.. In linea di massima io non vedrei bene una partenza prima di aver fatto almeno un paio di stagioni di alto livello in Italia. Questo da esperienza e forza mentale necessarie per poter sopravvivere in tutte le situazioni di difficoltà che si possono incontrare all’estero.

 

Facciamo un piccolo gioco, dove si vede Ivano Zanatta tra dieci anni? E come vede l’Italia?

– Certamente il mio desiderio sarebbe di continuare in KHL. Sei anni fa mi si è aperta questa porta e vorrei mantenerla aperta il più possibile, non cambierei per nulla al mondo. Speriamo in bene! Per quanto riguarda l’Italia mi auguro che ci possa esser una linea politica adeguata, investimenti solidi e una pianificazione concreta basata su infrastrutture in primis, giovani e allenatori capaci. Questo ritengo che sia l’ABC necessario per poter fare un salto di qualità.

 

Un saluto per i nostri lettori

– Un grosso saluto a tutti i lettori, hockeisti e non. E un grande in bocca al lupo all’Italia tutta che sento ovviamente mia anche se sono canadese di nascita.

 

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Foto: levpraha.cz