Intervista a Luca Dell’Osta, la situazione italiana raccontata dal presidente del Cortina

Dopo aver conosciuto la realtà russa e quella canadese si torna in Italia dove l’hockey su ghiaccio vive un momento veramente difficile in seguito ai tanti problemi economici delle società. Ne parliamo con il presidente del Cortina Luca Dell’Osta:

 

1. Presidente cominciamo parlando della situazione dell’hockey italiano. Onestamente si fa fatica a trovare delle buone notizie.

 

– Si tratta di capire se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: c’è ancora hockey in Italia, e questo è già un buon punto di partenza. Mi sembra poi di vedere che ci sono moltissimi tifosi che hanno ancora voglia di hockey, e anche questo è un bene. Certo, sulla stessa bilancia dobbiamo mettere anche i problemi economici, gli errori del passato e tutte le altre cose negative che sembrano sempre prevalere su quelle positive. Ma se le società avranno la capacità di rinnovarsi e di trovare nuovi stimoli, in questi mesi che ci separano dall’inizio del nuovo campionato, sono sicuro che un futuro, per il movimento, ci sarà sicuramente.

– Sta a ognuno di noi – dirigenti, tifosi, giocatori – fare sì che questo futuro sia il più roseo possibile, per esempio riconoscendo senza timori gli errori compiuti in passato. Se c’è una cosa di cui posso vantarmi (non io personalmente, ovviamente, ma in quanto presidente e rappresentante degli interessi di un’intera società), è che la Sportivi Ghiaccio Cortina, nell’ultimo anno e mezzo, ha percorso moltissima strada in questo senso. Abbiamo riconosciuto errori, abbiamo cercato soluzioni per ripartire e aggiustare le cose che non funzionavano, abbiamo capito quali erano i nostri punti di debolezza e di forza. E ora stiamo agendo di conseguenza, e sono sicuro che i risultati arriveranno; non so se fra qualche mese o fra qualche stagione, ma sicuramente arriveranno.

 

2. Parlando del suo Cortina, come procede l’aumento di capitale?

– Sono complessivamente soddisfatto. Una delle critiche più ricorrenti che si muovevano alla SGC era quella di escludere i tifosi dalla gestione della squadra. Ora, con quest’operazione, stiamo dando l’opportunità a tutti di entrare nella società, in modo che ciascuno possa dire la propria, in maniera paritaria ed eguale

– Spero che prima dell’assemblea dei soci, prevista a luglio, arriveremo a essere una cinquantina di persone (rispetto alle attuali dieci). Vorrei però che sempre più persone si avvicinassero alle nostre attività e contribuissero alla crescita della SGC. L’aumento di capitale si chiuderà il 31/12/2014, fra un anno e mezzo, ed entro quella data vorrei che si riuscisse a sfondare “quota 90”, se mi permettete la citazione.

 

3. Molti hanno equivocato l’operazione che state facendo chiamandola azionariato popolare. Spiega ai lettori in cosa consiste il lavoro che state facendo.

– Hai presente il Barcellona, quello di Messi? Ecco, la proprietà della squadra è in mano a più di 150.000 persone. 150.000 persone che, in linea teorica, possono partecipare all’assemblea dei soci, dire la loro, candidarsi per diventare presidente o amministratori. Ecco, da noi non si può parlare di azionariato popolare proprio perché non possiamo definire “popolare” una società che mira ad avere cinquanta o cento soci, di fronte al Barcellona che ne ha 150.000.

– Però la filosofia alla base di quello che ha fatto la Sportivi Ghiaccio Cortina è la stessa: aprire la società ai tifosi e, più in generale, al paese, per fare in modo che siano i tifosi e il paese a determinare le linee di sviluppo futuro in questo caso dell’hockey ampezzano. Se poi vogliamo entrare nel tecnico, non si può propriamente parlare di azionariato popolare perché la nostra non è una società per azioni, ma una società a responsabilità limitata: la differenza (oltre di diversa disciplina normativa), è che il capitale sociale non è diviso in azioni, ma in quote. E mentre una persona può possedere una o più azioni (si dice infatti: «Ho acquistato 100 azioni della Fiat»), non può mai possedere più di una quota (si dice infatti: «Ho una quota del valore di 100 euro, mentre tu ne hai una del valore di 200 euro»).

 

4. La prossima stagione si presenta sotto tante incognite… Il derby con Alleghe per esempio potrebbe non esserci.

– Questa è una cosa che mi dispiace moltissimo. Spero che da qui al 30 giugno gli amici di Alleghe possano trovare uno sponsor che garantisca il prosieguo delle attività nel massimo campionato. D’altra parte, i problemi del nostro hockey hanno radici lontane, e non si risolvono in un quattro e quattr’otto. Se anche l’Alleghe dovesse trovare uno sponsor – come spero – la cosa non cambierebbe il problema di fondo: andare avanti come abbiamo fatto fino a oggi non è più sostenibile: in questo io e il collega Renato Rossi siamo pienamente d’accordo, la pensiamo alla stessa identica maniera.

– Mi sembra che questa consapevolezza sia ormai abbastanza diffusa, e Lega e Federazione stanno lavorando molto per cercare di calmierare i costi che le società devono affrontare, per esempio con la riduzione degli stranieri. Ma insieme ai regolamenti (facile), bisogna anche cambiare la mentalità (difficile). Dobbiamo essere onesti con noi stessi e dire che non è solo colpa della crisi economica se siamo qui a fare la conta per vedere chi c’è e chi non c’è.

 

5. Tornando al Cortina, avete raggiunto una semifinale battendo un avversario quotato come il Renon. Che squadra sarà quella che vedremo al via la prossima stagione?

È troppo presto per dirlo. L’unica certezza, per ora, è l’allenatore Clayton Beddoes, che abbiamo riconfermato ben felici del lavoro che ha fatto la scorsa stagione: con lui abbiamo condiviso un piano di sviluppo del movimento, che sarà senz’altro integrato non appena avremo notizie più certe sul numero di squadre e sui regolamenti del prossimo campionato. E le nostre parole d’ordine saranno rigore, risparmio, razionalizzazione. Non che fino a oggi siano stati scialacquati denari, anzi. Ma saremo ancora più attenti, ancora più “chirurgici” nel valutare ogni singola spesa.

 

6. Tantissime voci parlano della conferma di Gron, cosa ci può dire in merito?

Se lo dicono le voci…

 

7. Parlando di lei, è stato eletto presidente giovanissimo: spieghiamo che responsabilità ci sono nel gestire una realtà sportiva?

– Le responsabilità ci sono indipendentemente dall’età, e sono quelle che il codice civile prevede per il presidente del consiglio di amministrazione di una società di capitali. In tribunale ci finisco io, per esempio. Ma ci sono anche cose più piacevoli, come firmare i contratti dei giocatori o quelli con gli sponsor: quando riesci a chiudere una trattativa, che magari è stata lunga e difficile, e per la quale sei andato a Milano o a Bologna con la proposta di sponsorizzazione in una cartellina, pensando: «Diranno di sì? Diranno di no?», beh, in quel momento sei davvero contento, soddisfatto.

– C’è poi una responsabilità “morale” che va ben al di là dell’aspetto giuridico: fare il presidente vuol dire essere consapevole di gestire un’eredità che, nel mio caso, è immensa. E non parlo solo dei sedici scudetti (vi assicuro, avere sedici scudetti non vuol dire passare le giornate a lucidarli!), ma soprattutto del patrimonio umano che ruota attorno a una società come la Sportivi Ghiaccio Cortina.

– Penso ai collaboratori, ai volontari, ai genitori e ai ragazzi del settore giovanile. Io, in questi mesi, non ho avuto modo di occuparmi più di tanto di questi aspetti, dal momento che ho prevalentemente gestito il passaggio tra la vecchia e la nuova società confrontandomi più che altro con avvocati, notai e commercialisti. Ma ho ben presente cosa voglia dire “tenere insieme la baracca” ed è proprio questa consapevolezza che mi porterà, nelle prossime settimane, a lasciare che siano altri a far navigare questa nave che io e l’attuale consiglio di amministrazione abbiamo messo in acqua.

 

8. Quindi non continuerà come presidente?

– No. E vorrei spiegare in modo anche più esauriente il perché. Ho assunto questo incarico perché ho creduto di poter dare il mio contributo – totalmente disinteressato – allo sviluppo dell’hockey a Cortina. E viste le mie passioni (studio giurisprudenza), la cosa che mi era più congeniale era gestire il passaggio tra vecchia e nuova società con il conseguente aumento di capitale. Ho poi contribuito a delineare un quadro dell’attuale situazione, quadro che sarà una buona base dalla quale il prossimo consiglio di amministrazione potrà ripartire, con la certezza di avere una società che non naviga nell’oro, certamente, ma con i conti a posto e con qualche problema risolto, rispetto a un anno fa.

– Io però di hockey capisco poco e da adesso in poi ci vuole qualcuno che sa da che parte si prende in mano una stecca. Fuor di metafora, gestire uno spogliatoio, con venti giocatori e tutti gli altri collaboratori, non è semplice. Io so di non essere capace di farlo e quindi è inutile che vada a far danni dove altri invece possono fare molto di più e molto meglio di me. Se il prossimo consiglio di amministrazione e il prossimo presidente lo riterranno opportuno, io sono ben disponibile a continuare la mia collaborazione con la Sportivi Ghiaccio. Magari tornando a fare l’addetto stampa, che era il mio incarico “originario”.

 

9. Che consiglio si sente di dare a una realtà che si affaccia oggi nell’hockey su ghiaccio italiano?

– Consiglio di fare una bella programmazione pluriennale, e di non fare il passo più lungo della gamba. Il rischio di calcolare poco o male è di ritrovarsi in mutande, metaforicamente e non.

 

10. Un sogno nel cassetto da presidente e tifoso del Cortina

– Da tifoso: vincere uno scudetto magari a Cortina e davanti a un Olimpico stracolmo di gente orgogliosa della propria squadra. Da presidente: non ho un cassetto, ho un guardaroba pieno di desideri! E non li dico perché sennò non si avverano. Li consegnerò al mio successore in una valigetta, come fanno i presidenti degli Stati Uniti quando si comunicano i codici delle testate nucleari, con la speranza che lui possa vederli realizzati tutti.

 

11. Un saluto ai nostri lettori ed un auspicio per il futuro

 

– Beh, se sono arrivati fin qua oltre che un saluto meritano anche un complimento, perché abbiamo trattato temi complessi e forse noiosi. Un auspicio per il futuro? Che tutti noi possiamo tornare a parlare di sport, e non solo di bilanci e di sponsor… ma forse anche questo è sogno, e dovrei vedere se nella valigetta per il prossimo presidente della Sportivi Ghiaccio c’è ancora una tasca dove poterlo infilare…

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Alessandro Gazzera