Intervista a Marco Tani, una delle colonne del Torino Lacrosse si racconta CronacaTorino

Il Lacrosse è uno di quegli sport meno conosciuti in Italia, ma che ha saputo ritagliarsi negli ultimi anni la sua nicchia di praticanti e appassionati. Ne parliamo con Marco Tani del Torino Lacrosse che ci racconta la sua esperienza:

 

1. Ciao Marco, cominciamo parlando del Lacrosse. Spiega un po’ questa disciplina a chi ancora non la conosce

– Il lacrosse è l’antenato dell’Hockey su ghiaccio e, per certi versi, è molto simile a quest’ultimo (e alle sue versioni su terra).

– La differenza principale consiste nelle “stecche” usate in questo sport che terminano con un piccolo retino in cui viene portata la palla. Questa particolarità consente ai giocatori di non doversi piegare ma di condurre un gioco “aereo” in cui la palla viene lanciata di stecca in stecca fino al tiro in porta.

– Non dover rimaner piegati durante il movimento (come accade nell’Hockey), se non per raccogliere la palla quando cade al suolo, consente ai giocatori di correre in massima libertà facendo del lacrosse lo sport più veloce al mondo su terreno.

– Una piccola nota va fatta sul contatto, fattore essenziale per “rubare” la palla all’avversario ma non da temere in quanto, grazie alle protezioni, non causa più che qualche livido e rende il gioco molto più divertente e dinamico.

 

 2. Andando nello specifico, parlaci del tuo ruolo

– Il mio ruolo è quello del difensore. Vi sono tre difensori in campo dotati di stecche lunghe il doppio rispetto a quelle degli altri giocatori il cui ruolo consiste nel tener lontani gli attaccanti dalla porta e, nel caso, nel riguadagnare il possesso della palla e “risalire” il campo.

– Quello del difensore è una delle posizioni più difficili (seconda solo al portiere) in quanto non solo bisogna imparare ad utilizzare una stecca molto meno maneggevole delle altre ma bisogna imparare a cercare il contatto, ad usare la stecca non solo per passare la palla ma per controllare l’avversario e, più di tutto, a lavorare bene in gruppo.

– Il “pacchetto difensivo” funziona solo se la collaborazione tra le sue parti è perfetta ed in grado di creare una “rete” difensiva intorno alla porta. Se una sola delle sue componenti non funziona bene, si subisce immediatamente goal.

 

3. L’obiettivo stagionale di Torino è stato raggiunto. Progetti per il futuro?

– Ovviamente, risalire la classifica. L’obbiettivo che ci poniamo è quello di migliorare come squadra e come giocatori puntando a battere alcune delle squadre “storiche” del lacrosse Italiano come Perugia o Roma. Diffondere lo sport, crescere nella gestione, espandere e rafforzare il gruppo che si è creato (sia dentro che fuori dal campo) sono tutti obbiettivi che contiamo di raggiungere durante la prossima stagione.

 

4. Un voto a questa stagione?

– Un buon 8. Ovviamente si può sempre “fare di più” ma siamo siamo comunque riusciti a raggiungere i nostri obbiettivi e creare un gruppo unito e funzionante sia in campo che fuori, nonostante gran parte della squadra fosse costituita da “rookie” con nulla più che qualche video su youtube a fargli da bagaglio d’esperienza.

 

 5. E a Marco Tani?

– Ai miei compagni l’ardua sentenza. Negli ultimi mesi alcuni problemi personali mi hanno tenuto lontano dal campo ma al mio ritorno ho ritrovato una calda accoglienza, un gruppo pronto e volenteroso e reinserirmi subito in quel complesso ingranaggio che è una squadra di Lacrosse ed una conclusione di stagione degna di questo nome.

 

6. Come ti sei appassionato a questo sport?

– E’ iniziato per pura curiosità quando 5 anni fa, insieme a mio fratello e due nostri amici, ci siamo imbarcati in quest’avventura con nulla più che qualche stecca, qualche casco, e delle palle ricavate dai blocchi di ghiaccio al parco del Valentino.

– Creare una squadra dal nulla con tutti i problemi e le soddisfazioni ad essa legate sono stati ripagati quando, dopo qualche anno, siamo riusciti ad assemblare un’autentica squadra.

– Una volta imparato a giocare e provata l’esperienza di una vera partita non è stato difficile appassionarsi. Sfido anzi chiunque a non riuscirci!

 

 7. Hai un rituale scaramantico pre-partita?

– Non nel vero senso del termine. Nello spogliatoio, mentre indosso l’attrezzatura e la divisa, mi ritaglio qualche minuto per concentrarmi sul match. Immagino gli avversari, le azioni e quello che dovrò fare. Poi si scende in campo e ci si riscalda.

– Gli istanti prima del fischio d’inizio sono particolarmente speciali, ricchi  di attesa, di anticipazione e di voglia di giocare.

– Osservo i “faceoffers” piegarsi al suolo, l’arbitro posizionare la pallina e quindi fischiare l’inizio della partita. Stringo il casco con la rotella sulla nuca e punto la stecca verso gli avversari. Ci siamo!

 

 8. Consiglio per chi vorrebbe provare questo sport?

– Non abbiate paura del contatto e non scoraggiatevi quando non riuscirete a prendere la palla al volo. Il primo non è duro quanto sembra e per il secondo bastano due settimane di allenamento per dimenticarsi persino di essersi mai chiesti come fossero possibili certi passaggi.

– Altri consigli? Chiamateci per qualsiasi dubbio o curiosità e fate molta attenzione, è uno sport che crea dipendenza.

 

9. Ultima domanda: convinci i nostri lettori a venire a vedere una vostra partita

– E’ uno sport rapido, pulito, senza tempi morti e con tutti gli elementi più adrenalinici tipici degli sport di matrice americana.

– E’ qualcosa di nuovo, diverso, che in Italia non si è mai visto prima e che sono sicuro non potrà non piacervi. E..se ancora non foste del tutto convinti, portiamo sempre delle birre gratis per tutti i tifosi che vengono a sostenerci nelle partite in casa.

 

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Alessandro Gazzera

Foto:Alberto Boffa