Tifo da stadio e scommesse, come cambiano le abitudini degli italiani

Quando si parla di calcio e di tifo, si fa ricorso a un termine decisamente appropriato per tutta una serie di motivi: si tratta della parola ‘febbre'

Gli italiani, lo sappiamo bene, sono innamorati perdutamente del gioco del calcio e di quell’atmosfera speciale che si accende quando il countdown all’avvio della partita della squadra del cuore segna lo zero. Eppure questa abitudine, che è quasi un rito collettivo, è stata stravolta in maniera molto importante dalla pandemia. Il modo stesso in cui guardiamo le partite, ci emozioniamo e scommettiamo sul relativo risultato è cambiato e si è fatto ancor più digitale. Anche perché, come ha confermato anche il recente Dpcm rilasciato nella giornata del 13 ottobre, non è ancora possibile rientrare in massa negli impianti sportivi e dunque far ripartire la macchina del tifo. Per quanto riguarda invece l’altra grande passione degli italiani, quella per i pronostici, di questi tempi la cosa migliore da fare è consultare i siti di scommesse che accettano PayPal e dedicarsi alle puntate direttamente dal salotto di casa.

Silenzio, si gioca: la nuova atmosfera e il lento ritorno alla normalità

Sono solo mille le persone che per il momento possono avere accesso agli stadi e, bisogna dirlo, per una incertezza di fondo che caratterizza questa particolare fase storica, spesso non si arriva neppure al raggiungimento di questo ‘fatidico’ numero. Il risultato è che rimangono così ampi spazi vuoti negli impianti, contribuendo a sottolineare l’assoluta unicità di questa fase e creando un’atmosfera che dire insolita e spettrale è poco. Quella dei mille spettatori è una cifra che, comunque, punta a indicare la strada di un lento quanto incerto ritorno alla normalità. In molti, però, l’hanno ‘letta’ identificandola quasi come un muro di gomma: qui rimbalza infatti tutto l’iconico piacere di trovarsi la domenica con gli amici per andare allo stadio. Perché, diciamoci la verità, è impossibile concepire il gesto del tifo standosene seduti in pochissimi su una manciata di seggiolini. I canti, il senso di comunità che si respira tra gli spalti è parte integrante del gioco e lasciarlo da parte pare proprio un’impresa impossibile. C’è da dire, però, che se da un lato una partita che si svolge senza pubblico contribuisce ad acuire un clima di desolazione, dall’altro consente comunque di avviare il processo che condurrà poi al ripristino della situazione.

Tifo e senso di comunità: ordinarie storie di aggregazione

Quando si parla di calcio e di tifo – ma anche di scommesse e pronostici – si fa ricorso a un termine decisamente appropriato per tutta una serie di motivi: si tratta della parola ‘febbre’, che sta a significare un pathos e un entusiasmo assoluti. Nelle curve si creano e si diffondono un clima di comunità e una sensazione di appartenenza che sono emozioni quasi ataviche. Si parla e si canta con una voce sola, si scambiano chiacchiere e opinioni: ci si racconta e si vive un’esperienza a tutto tondo. Il calcio – e di conseguenza il tifo – è in grado fin da bambini di contribuire allo sviluppo dei rapporti umani e loro scrematura, mentre per quanto riguarda i più grandi ha il potere di scatenare degli amarcord assoluti.

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