Turin marathon 2013, la prima maratona e una lezione lunga 42 km

Domenica 17 novembre 2013 si è tenuta la 27ª Turin Marathon, un evento ormai impostosi anche a livello internazionale, con migliaia di partecipanti di cui moltissimi stranieri. Questo è l’esperienza vissuta da Giorgia Murdolo, collaboratrice di cronacatorino.it ed atleta Base Running Torino, che ha corso la sua prima maratona con il tempo di 3h26’05’’.

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Cosa può imparare il podista medio (dove l’aggettivo indica sia la qualità delle prestazioni sia la capienza cerebrale) dalla sua prima maratona? Lo possiamo riassumere in dieci sintetici punti:

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1. La Domenica mattina è fatta per dormire: non c’è gara che tenga, svegliarsi prima di una certa ora è sempre una violenza, specie se ad accompagnare il risveglio è quella simpatica sensazione di “chi me lo fa fare”.
2. La prima colazione della Domenica della maratona è percepita dal corpo come se fosse la spaghettata di mezzanotte tra sabato e domenica; tant’è vero che molti podisti, adattatisi alla situazione, consumano appena svegli un bel piatto di pasta!
3. Quell’odore pungente che si avverte ovunque sempre più forte mano a mano che ci si avvicina alla linea di partenza è canfora: difficile riuscire a capire se sia buono o cattivo, ma ha sicuramente l‘effetto di alzare il livello di adrenalina.
4. Più si è consci di quanto si odi essere stipati sul mezzo pubblico che ci porta al lavoro la mattina, o in un gorgo di traffico, più ci si stupisce di come la ressa che si accalca a ridosso del nastro di partenza sia invece consolante, quasi piacevole. Della serie “mal comune, mezzo gaudio!”.
5. Le maglie, i sacchetti, le bottiglie di plastica, le rotaie del tram, le spugne e perfino i tappi delle bottiglie di plastica fanno cadere. Ma dopo il trentesimo chilometro se non avete incontrato il fatidico “muro” o non vi sono venuti i crampi, non più: state volando. Bisogna vedere se atterrerete al traguardo o prima!
6. È necessario affrontare una maratona per scoprire il motivo dell’esistenza delle bande di paese e dei gruppi di danza folcloristica: fanno sentire come Rocky Balboa sul ring contro Ivan Drago.
7. Tutti i tratti in salita sono pareti verticali da affrontare con ramponi e piccozza. Peraltro anche i tratti in discesa sembrano in salita.
8. Certe zone della città, certi incroci, un cartellone pubblicitario, l’insegna di un esercizio commerciale: interi pezzi di città rimarranno eternamente ed indissolubilmente legati a volti che non avevamo mai visto prima e che forse mai più rivedremo. Al di là dell’afflato poetico, se conoscete almeno il nome e ne vale la pena c’è Facebook.
9. Il delirio di onnipotenza e le visioni mistiche non sono altro che due facce della stessa medaglia: l’importante è che alla divinità della corsa non vengano i crampi o che, di contro, non ci si aspetti di essere presi in braccio e condotti fino al traguardo da Sant’Antonio!
10. Chi ha partecipato per la prima volta ad una maratona, e magari ha tagliato la fatidica linea, è riconoscibile ad occhio nudo a svariati chilometri di distanza. Non smetterà di ringraziare chiunque abbia contribuito alla sua impresa: i parenti, gli amici, i compagni di squadra, i maratoneti sconosciuti con cui ha condiviso la fatica, il barista che gli ha servito il caffè della vittoria, il posteggiatore abusivo che gli ha indicato il parcheggio fortunato, la signora delle pulizie che ha riposto le scarpe da corsa nell’armadio in modo impeccabile, il rivenditore della magica borraccia acquistata all’ultimo minuto, il redattore di un inutile paragrafo contenente cinque consigli per la maratona trovato fortunosamente on line…

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Conclusione: finire la prima maratona significa iniziare ad essere dei maratoneti: la soddisfazione è talmente grande che qualcuno si fregia del titolo anche sui biglietti da visita!

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Giorgia Murdolo