Intervista a Enrico Iviglia, il Tenore di Castell’Alfero si racconta a CronacaTorino

Enrico Iviglia ha raccontato la sua quarantena di studio, musica e tanta cucina con un messaggio di speranza per tutta l'Italia

enrico ivigliaTorniamo in Piemonte per un artista incredibile: il Tenore astigiano Enrico Iviglia. Originario di Castell’Alfero e Socio Benemerito dell’ANPS di Asti, ha raccontato a CronacaTorino il periodo appena trascorso e i progetti per il futuro.
Nelle sue parole, però, ha voluto anche lasciare un messaggio di speranza per quella che dovrà essere la ripartenza dell’Opera e di tutta Italia. Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Enrico, come hai passato questo periodo di quarantena?

Posso dirti quello che non ho fatto. Ho usato questo tempo per studiare tre opere. La prima è stata “Il Ritorno di Ulisse in Patria”, la seconda “La Gazza Ladra” e la terza “La donna del lago”.
Recentemente ho potuto esercitarmi con il pianista Andrea Campora ed è stato sicuramente molto importante. Mi è davvero mancato in questo periodo il lavoro con un musicista.
Alternavo giorni di studio a giorni di pausa. In questi “day off” cucinavo moltissimo e poi tra vicini si condividevano le cose.
Abitando qui in campagna ci lasciavamo i piatti sui muretti evitando così ogni forma di contatto!
Ho avuto modo, tramite i miei vicini albanesi, di conoscere i piatti tipici dell’Albania. Con il vicino siciliano, invece, c’erano passaggi di pizze ed è stato molto bello.
Mi sono anche dato alla pittura, ho avuto modo di ritinteggiare e rinfrescare tre camere qui a casa riprendendo le mie nozioni da architetto.
Stando in casa, poi, ho avuto modo di vedere l’evolversi della natura in una primavera che è stata davvero bellissima. Ho anche dato ripetizioni di inglese ai miei nipoti.
Insomma ho cercato di prendere il buono di questo momento e non ho certamente oziato. Mi son mantenuto in esercizio e, come tanti, ho cercato di reinventarmi.
Come vivete voi artisti questo momento di stop? Si parla di riprendere addirittura nel 2021…
Beh, ci sono quelli che la vivono come me, cioè prendono questa pausa forzata come momento di studio e di lavoro aspettando la ripresa.
Ci sono poi altri che invece sono frustrati, magari tutti quegli artisti che stanno cercando di entrare nel mondo del teatro o che ancora non ci sono riusciti in un certo modo. Non ti nascondo che, se tutto questo fosse successo dieci anni fa, sarei in questa categoria molto probabilmente.
A livello personale sono ottimista, ma questo perché si può trovare il modo di riprendere. Esistono, ad esempio, le Farse di Rossini che non hanno coro e l’orchestra è ridotta. Il Festival a tema, infatti, è ripartito da queste…
Tu hai una data in cui sei presumibilmente sicuro di riprendere?
In questo periodo dovevo essere in Germania per un’opera di Gazzaniga, ma è stata spostata al 2022. Questo perché han preferito far slittare il 2020 salvando le produzioni del 2021.
Dovrei cominciare il 18 giugno alla Fenice, ma chiaramente stanno cercando di capire come procedere anche loro. C’è molta confusione con tantissime leggi per i luoghi chiusi, ma poi allo stesso tempo si vedono le piazze piene.
Mi auguro che, in questa ripresa, si dia maggiore precedenza ai cantati dell’Opera italiani. Io vado dal fruttivendolo perché sono figlio di persone che una bottega l’avevano… Credo sia importante ripartire dalla nostra gente e che quindi si lavori con gli italiani. Sono sicuro che qualcuno poi mi dirà: “Ma anche la Germania può fare così con i suoi”.
Certo, ed è giusto, ma credo che se si fa Opera italiana ci sia una indiscussa qualità superiore da parte nostra… Poi chiaramente, se si tratta di un’Opera in lingua tedesca, giustamente, la Germania preferirà un cantante tedesco.
Eri in Tour con il tuo libro, questa pausa forzata ti ha obbligato a saltare molte tappe?
Fortunatamente no, credo di averne saltate 3 o 4 continuando fino al 7/8 marzo in Liguria. A fine mese ci saranno nuove date e spero, a inizio giugno, di poter andare a Savona e Sanremo per gli appuntamenti programmati.
Che colonna sonora daresti al periodo che abbiamo passato?
Urca, che bella domanda… Direi un pezzo che mi rappresenta molto, cioè la Messa KV427 in do minore di Mozart. Soprattutto la parte iniziale del Kyrie è perfetta per ricordare anche chi non c’è più.
Per dare, invece, speranza, sceglierei delle musiche fresche e movimentate. Direi quindi Vivaldi o Handel.
Ormai ti conosciamo e sappiamo che sei sempre un vulcano di idee. C’è qualche nuovo progetto a cui hai pensato in questo periodo?
Il libro mi ha preso davvero molto e avevo già deciso che, prima di imbarcarmi in un altro progetto così importante, ci avrei pensato molto.
Durante questo periodo ho studiato tanto e allenato il mio canto. Di idee ce ne sono, ma voglio dare la precedenza al mio lavoro di cantante lirico.
Intanto ho scoperto, con le ripetizioni, di conoscere bene l’inglese.
Abbiamo parlato prima di ripartenza, secondo te da cosa bisogna ripartire?
Durante questo periodo ho scoperto di essere felice con la mia parsimonia. Devo ringraziare i miei genitori per questa educazione che ho ricevuto.
Quindi, non avendo incassi, non compro qualcosa che non mi serve e faccio molta attenzione a quello che comunque spendo. Credo che questo possa facilmente essere un qualcosa che possono fare tutti…
Prima abbiamo scoperto che sei anche un cuoco. C’è un piatto che ti viene particolarmente bene?
Mi viene una sfoglia che non ti dico. Ormai vado “a mano” e riesco a sentire quanto mi viene buona, ma c’è un segreto. Bisogna farla riposare un po’ prima del taglio così non si appiccica, ma non troppo.
Di questo passo ti vedremo a MasterChef
Non l’ho sinceramente mai seguito e quindi non so nemmeno come ci si vada, ma me lo hanno già detto in molti. Stavo pensando a una sorta di libro su cosa mangia un cantante o un audiolibro.
Durante le mie presentazioni del libro “Ad Alta Voce” ho iniziato a portare in giro anche il CD di Opera in Jeans e ho scoperto quanto spesso prima venga acquistato l’audio rispetto al libro.
Quindi un audiolibro potrebbe essere un qualcosa di interessante…
Insomma, alla fine siamo riusciti a farti parlare di un progetto che hai in testa…
Sì, ma sai per cose del genere ci vuole un certo tipo di impegno. Credo in tutto quello che faccio e penso quindi debba essere fatto bene.
Sei l’artista che è tornato più volte su CronacaTorino, un tuo messaggio ai nostri lettori
Questo mi fa davvero piacere. Ho sempre creduto nel motto “Crederci sempre e arrendersi mai” e quindi se non ci si crede ora…
Sono sereno, credo di aver seminato bene tra le persone e i Teatri. Le Opere in programma non sono cancellate, ma spostate e quindi significa che ci saranno.Credo si debba, mai come in questo periodo, dare forza agli altri e cercare di portare un minimo di ottimismo sempre. Bisogna ricordarsi che si riprende spesso con tanti problemi, ma in mezzo c’è anche gente che non può ancora farlo. Ecco se riusciamo a capirci di più, senza guardare il proprio di orticello, potremo davvero ripartire. (Alessandro Gazzera)
Foto: Antonella Mastria

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