No Time do Die, la recensione di CronacaTorino dell’ultimo 007

Il capitolo finale del ciclo di Daniel Craig è finalmente al cinema

no-time-do-die-recensione-cronacatorino-ultimo-007Dopo una serie di ritardi è finalmente arrivato nei cinema, a partire dal 30 settembre, il capitolo finale del James Bond di Daniel Craig: 007 – No Time to Die.

Lo spettatore scopre proprio all’inizio l’oscuro segreto di Madeleine (Léa Seydoux). La madre, infatti, viene brutalmente assassinata da un uomo misterioso con una maschera bianca e lei stessa rischia di fare la stessa fine. Solo un improvviso barlume di pietà mostrato dall’assassino la salva da morte certa.

La storia torna poi ai nostri giorni. James e Madeleine si stanno godendo un momento della loro nuova vita tra Matera e Gravina sfrecciando sulle strade nostrane con l’iconica Aston Martin DB5. Per iniziare al meglio una nuova vita, però, bisogna chiudere i conti con i fantasmi del passato. Per questo Madeleine spinge James a recarsi sulla tomba di Vesper (Eva Green) per dirle definitivamente addio. Il cimitero diventa il teatro della vendetta della Spectre con 007 che rischia di perdere la vita.

Il fallito attentato porta a una complessa sequenza d’azione per le vie della città che culmina con la separazione di James e Madeleine alla stazione ferroviaria. L’accaduto riporta 007 a credere di non potersi fidare di nessuno, nemmeno della donna che ama e che ora reputa complice per la vendetta della Spectre.

Dopo un salto temporale di cinque anni, lo spettatore vede la nuova vita del Comandante Bond: una esistenza in Giamaica tra pesca e qualche giro in barca. Ma, ovviamente, la pensione di Bond non dura a lungo.

Felix Leiter (Jeffrey Wright), infatti, gli chiede di mettersi sulle tracce di uno scienziato russo, che lavorava a un progetto segreto e di grande potenzialità distruttiva, rapito dalla custodia dell’MI6. Bond non resiste al richiamo dell’azione e torna in pista per regolare alcuni vecchi conti, arrivando anche a conoscere il nuovo agente 007 Nomi (Lashana Lynch).

Come tradizione, anche in questo film Bond gira mezzo pianeta. A iniziare da Cuba dove trova lo scienziato Valdo Obruchev (David Dencik) grazie all’aiuto di Paloma (Ana de Armas) e l’intera Spectre viene uccisa in un attentato chimico ordito originariamente per colpire proprio Bond.

Per James però non c’è pace e all’orizzonte si profila un nuovo e potente nemico. Il ritorno a Londra e al passato lo riporta a incontrare Ernst Stavro Blofeld (Christoph Waltz) per dare una risposta a tutti gli interrogativi sollevati negli ultimi cinque anni, ma soprattutto ritrova Madeleine che dovrà inseguire fino in Norvegia scoprendo qui che ha una figlia: Mathilde.

Nessuno sfugge al passato, infatti, Madeleine rimane invischiata nel folle piano di Lyutsifer Safin (Rami Malek), ossia l’uomo che aveva ucciso la madre e salvato lei anni prima, venendo anche rapita con la figlia.

Il capitolo finale si sposta in un’isola contesa tra Giappone e Russia. Bond e Nomi devono quindi salvare Madeleine e Mathilde, ma anche fermare il piano distruttivo di Safin prima che possa essere lanciato o venduto.

Il finale del film sorprende, commuove, ma soprattutto ha il merito di “sfidare” la storia del personaggio di James Bond facendo qualcosa di mai visto prima. La degna chiusura per il ciclo di Daniel Craig.

“No Time to Die” è nel complesso un film godibile, ma ha alcune pecche piuttosto evidenti. La stessa canzone, cantata da Billie Eilish, iniziale risulta essere pesante e nemmeno l’arrangiamento di Hans Zimmer riesce a migliorare il risultato. Si salvano solamente i titoli di apertura che mantengono tutto il fascino di un film di 007.

Anche la trama, a volte zoppicante, presenta delle lacune. Il cattivo, interpretato da Rami Malek, risulta un po’ sbiadito e rimane sempre sullo sfondo non riuscendo la sceneggiatura a dargli una degna caratterizzazione. Non riesce, infatti, mai a renderlo protagonista.

Christoph Waltz, pur con poche scene, risulta essere un cattivo meglio caratterizzato e più efficace dell’attuale cattivo facendo rimpiangere la regia di Sam Mendes. Ralph Fiennes risulta, come sempre, un M all’altezza della situazione e c’è da sperare che per il futuro sia inamovibile da un ruolo che sembra cucito apposta per lui.

Buona l’idea che il mondo dello spionaggio non si sia fermato dopo la pensione di James Bond e che sia stato designato un nuovo 007. Il personaggio di Nomi viene introdotto con grandi aspettative che vengono quasi tutte deluse nel corso della pellicola. Efficace come spalla, ma certo ben lontana dalla presunta rivoluzione femminile invocata prima dell’uscita del film.

Non può mancare, come in ogni film di James Bond, la presenza di una Bond Girl che lo aiuta nella sua missione. Questa volta è il personaggio di Paloma interpretato da Ana de Armas.
L’idea di una Bond Girl combattente, a tratti ironica e diversa dal passato poteva essere qualcosa interessante, ma non si è decisamente riusciti a portarla sullo schermo.

La coppia Craig-Seydoux si conferma vincente e capace di rivoluzionare l’universo di 007. Madeleine risulta essere l’unico personaggio femminile realmente caratterizzato beneficiando del lavoro nel precedente film. Daniel Craig, d’altro canto, chiude con un perfetto canto del cigno il suo ciclo come James Bond.

Forse non è stato il James Bond più amato, ma ha certamente lasciato una sua impronta nel franchise. Ora toccherà aspettare il 2022 per scoprire chi sarà il suo successore.

(Alessandro Gazzera, Antonella Mastria)

 

 

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