Intervista a Jerry Marotta, il musicista italoamericano presenta “The Big Game” degli OGD

Jerry Marotta presenta il suo ultimo lavoro come produttore, "The Big Game" degli OGD si candida come uno degli album più interessanti della scena rock di questo 2020

Siamo stati abituati a conoscere Jerry Marotta come l’eclettico batterista della band di Peter Gabriel, Stevie Nicks e Paul McCartney. Oggi però l’italoamericano si presenta da produrre di un energico trio: gli OGD.
Una delle sue ultime fatiche è stata, infatti, la produzione del loro album “The Big Game”. Un disco molto rock con sfumature prog che piacerà sicuramente agli appassionati del genere.
Jerry ha voluto raccontarci il lavoro dietro “The Big Game”, ma anche il suo amore verso l’Italia e la speranza di poter tornare a suonare con Peter Gabriel.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Salve Jerry, benvenuto! Questo periodo ha cambiato drasticamente le nostre abitudini. Come lo hai passato?
La mia vita non è cambiata molto in realtà. Vado principalmente a registrare nel mio studio “Dreamland” e poi a casa a fine giornata. Rimango sempre molto impegnato lavorando a varie tracce musicali che i musicisti mi inviano tramite internet.
Sono molto coinvolto poi nel progetto OGD e nella promozione di “The Big Game”. Ho inoltre in corso vari progetti dove suono la batteria in cui presto dovremo registrare.
“The Big Game” è davvero un bellissimo album. C’è una canzone a cui sei più legato?
Grazie, sono davvero orgoglioso di come è uscito questo disco. Sono davvero fortunato nell’avere una squadra capace di interpretare e capire come voglio che il suo esca: Ken Helmlinger, Ariel Shafir, Michael Cozzi, Chris Athens, Hugh Syme e Ron Roth.
Comunque mi piacciono davvero tutte le canzoni del disco. Non ho qualcuna a cui posso essere legato, ma credo che “The Word”, “Outland” e “Out in the West” facciano davvero per me. (sorride)
Come ti hanno coinvolto in questo progetto?
Credo che i ragazzi mi abbiano contattato per sapere se c’era la possibilità di lavorare con me. Li ho invitati a Dreamland e loro sono venuti. Quando hanno cominciato a suonare li ho subito adorati e sentivo che anche io potevo dare qualcosa a loro.
Mi è piaciuto il loro approccio alla musica, ma più in generale mi sono piaciuti tutti loro come persone. Siamo e rimarremo ottimi amici per sempre
Come ti sei trovato nel lavorare con loro?
Ho adorato ogni singolo minuto del fare musica con loro. Tutti loro si sono completamente dedicati a quello che stavano facendo. Non c’è stato nulla di innaturale, solo tanto ottimo rock/prog con bellissime note e bellissimi testi.
Tutti e tre i ragazzi si sono fatti, a loro modo, il “mazzo” e quindi ottenere il meglio è stato davvero facile. Io sono un italo-americano di oltre 100 kg e non ho sicuramente paura di prendere a calci nel sedere qualcuno quando è necessario. A volte devi “puntare una pistola alla testa”, ma questa volta non è stato necessario.
C’è qualche chance di vederti suonare con loro?
Mi piacerebbe davvero molto suonare con loro! Hanno Bobby Gavin che è un batterista pazzesco. Ho messo la mia voce e qualche urlo nel disco, ma detto proprio onestamente… Non hanno bisogno di me!
Possiamo sperare di sentire questo disco dal vivo?
Certamente! Provano ogni giorno e appena questo virus se ne andrà li vedremo in tutto il mondo. Saranno pronti e distruggeranno tutto!
Progetti per il prossimo futuro?
Lavoro sempre a tantissimi progetti. Nel 2020 dovrebbe vedere la luce un altro disco dei “Fragile Fate”, una band in cui ci siamo io, Rupert Greenall (The Fixx) ed Erik Taylor (The Broken). Ho appena finito di produrre un lavoro durato 3 anni con Sarah Perrotta, un disco davvero impressionante con Tony Levin che ha suonato il basso in alcune canzoni.
Sto anche lavorando al mio materiale e c’è tanto da scegliere, inoltre ho messo su una band con mio fratello Rick “The Marotta Brothers Band”… Due batterie abbastanza decenti direi, anche se mi piacerebbe fare di più con questo progetto.
Sto anche cercando di ottenere il passaporto italiano, ma non è facile raccogliere tutte le informazioni. I miei nonni sono venuti in America all’inizio del Novecento. Purtroppo certi documenti digitalmente sono molto difficili da trovare. Provenivano da piccoli borghi vicino Campobasso, San Buono, Guglienese e Termoli. C’è per caso qualcuno che può aiutarmi?
C’è un musicista con cui vorresti collaborare?
Vorrei lavorare di nuovo con Tony Levin, Larry Fast, David Rhodes e Peter Gabriel. Penso che tra noi si fosse creata una chimica pazzesca. Un altro con cui mi piacerebbe lavorare è Steve Winwood, ma ce ne sono comunque davvero tanti…
Noi, come sai, siamo italiani. C’è qualche ricordo in particolare legato all’Italia?
Ho sempre amato venire in Italia. I Tour con Peter, ma anche registrare con Pino Daniele, Claudio Baglioni, Alice, Nino Buonocore, Gazebo e Franco Rainero.
Amo le persone e la passione italiana. Vorrei vivere in Italia ed è per questo che sto cercando di ottenere il passaporto, ho anche tanti amici italiani e poi il cibo….
Ultima domanda: il tuo messaggio ai fans italiani
L’Italia ha davvero passato un momento molto brutto. Vorrei davvero passarci del tempo e creare musica, felicità, gioia e speranza… E per favore prendetevi qualche minuto per ascoltare “The Big Game” degli OGD! Ciao! (Alessandro Gazzera)
Foto: Malcolm Moore

 

 

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