La grotta del rio Martino di Crissolo sarà nuovamente aperta ai visitatori

La Grotta del Rio Martino sarà nuovamente aperta ai visitatori

La Grotta del Rio Martino sarà nuovamente aperta ai visitatori.
La riapertura annuale della grotta, prevista per inizio aprile al termine del letargo della nutrita colonia di pipistrelli che la “abita” nel periodo invernale, era stata posticipata fino al termine delle indagini in corso sulla presenza nella cavità ipogea di un fungo, lo Pseudogymnoascus destructans, che può far insorgere nei pipistrelli una grave patologia, la White-nose syndrome (sindrome del naso bianco), già responsabile di una grave mortalità nelle colonie dell’America settentrionale.
Mentre erano in corso le indagini scientifiche, condotte da un gruppo di lavoro coordinato da un’esperta biologa, l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso e il Comune di Crissolo hanno valutato di predisporre una nuova modalità di fruizione della grotta da parte del pubblico.
La grotta sarà accessibile con l’accompagnamento di personale qualificato, che avrà la responsabilità di guidare gli escursionisti e gli speleologi nel percorso ipogeo.
Nei prossimi giorni si terrà una riunione operativa per definire tempi e modalità per l’attuazione di quanto previsto.
Per saperne di più
La Grotta di Rio Martino sorge a 1.530 m s.l.m. sulle pendici della Rocca Grané, accessibile dal ristorante “La Spiaggia” di Crissolo o dal ponte di Riondino. Ricca di concrezioni calcaree, questa cavità ipogea si è formata per l’azione erosiva delle acque dei torrenti subglaciali raccolte in fondo ai crepacci del grande ghiacciaio che ha formato la Valle del Po. Complessivamente è lunga 3.200 m, circondata da sale, pozzi, e gallerie collegate tra di loro di difficile passaggio. Solo il ramo inferiore (lungo 530 m), che termina con la cascata del Pissai, alta oltre 40 m, è privo di grandi difficoltà ed è in parte attrezzato con passerelle che facilitano la visita anche ai visitatori meno esperti. Nella grotta è possibile incontrare numerosi invertebrati e almeno sette diverse specie di chirotteri (pipistrelli) la utilizzano per il letargo invernale: tra le varie specie di pipistrelli, la più numerosa è il Barbastello, specie tipica degli ambienti forestali maturi, con circa 200 individui ma sono state osservate anche decine di altri esemplari tra Vespertilio smarginato, Vespertilio maggiore e Pipistrellus sp.
In merito alla White-nose syndrome, si precisa che la mortalità massiva nelle popolazioni di chirotteri dell’America settentrionale potrebbe essere dovuta ad una recente e involontaria introduzione del fungo che la causa dall’Asia o, più probabilmente, dall’Europa. In tali contesti geografici, pur potendo causare mortalità di esemplari, il fungo non appare produrre gli effetti disastrosi riscontrati in America; ciò è verosimilmente conseguenza di un processo di coevoluzione ospite-parassita, che ha portato i chirotteri del “vecchio mondo” a sviluppare forme di tolleranza del patogeno.
Foto e Notizie: Ufficio Stampa Parco Monviso

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