Ritorno Influenza Aviaria, ceppo contagioso per gli animali scoperto dall’IZSTO

Ha fatto riaffiorare il terrore dell’epidemia un focolaio della variante H5N8 altamente contagiosa per gli animali, al momento non trasmissibile all'uomo.

932px-colorized_transmission_electron_micrograph_of_avian_influenza_a_h5n1_virusesSi riaffaccia in Italia l’influenza aviaria. Ha fatto riaffiorare il terrore dell’epidemia un focolaio della variante H5N8 altamente contagiosa per gli animali, al momento non trasmissibile all’uomo.
CHE COS’E’ L’INFLUENZA AVIARIA? – L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce per lo più gli uccelli selvatici. Questi solitamente non si ammalano ma, attraverso l’eliminazione del virus con le feci, possono fungere da serbatoio per altre specie di volatili. Il virus, in questo modo, può quindi trasmettersi tra specie allevate, come polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile.
L’influenza nel pollame, sia nella forma causata da ceppi a bassa patogenicità (LPAI) sia da ceppi ad alta patogenicità (HPAI), può fare la sua comparsa in tutto il periodo dell’anno, con prevalenza maggiore nei mesi freddi. Questa malattia, soprattutto quando sostenuta da ceppi altamente patogeni, ha conseguenze devastanti sui volatili allevati, sia per l’elevato tasso di mortalità associato sia per il pesante impatto economico sulla filiera avicola, legato all’adozione di politiche di eradicazione dei focolai di malattia e di restrizione sulle attività commerciali di scambio nazionali e internazionali.
In relazione ai numerosissimi focolai di malattia accertati in volatili allevati e selvatici in una vasta area del territorio europeo a partire da ottobre 2016, l’individuazione del virus sul territorio italiano era in qualche modo attesa: infatti, alla fine del mese di dicembre 2016 è stato individuato in allevamenti di tacchini in regioni del nord est, aree caratterizzate da una alta densità di allevamenti avicoli per unità di superficie. I tacchini, non a caso, sono tra le specie allevate quelle più sensibili all’infezione, manifestando molto velocemente i sintomi classici legati all’infezione influenzale.
I PIANI DI SORVEGLIANZA – Tutto il territorio nazionale è sottoposto, giornalmente, a controlli mirati alla individuazione precoce di focolai di malattia sostenuti dal virus dell’influenza aviaria: oltre alla visita clinica, medici veterinari delle ASL effettuano, sui volatili allevati, prelievi di sangue dall’ala e prelievi da cloaca e prime vie respiratorie mediante tampone cotonato. I campioni vengono quindi consegnati ai laboratori delle sedi territoriali degli Istituti Zooprofilattici operanti sul territorio nazionale. Tutte le attività,, sia in normali condizioni di routine che nel corso di emergenza epidemica sono coordinate dal Centro di referenza per l’influenza aviaria, con sede a Padova presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. Le attività di laboratorio vengono comunque svolte dai laboratori specialistici attivi sul territorio e presenti in ogni sede della rete degli Istituti. A dimostrazione dell’impegno a sostegno delle attività di controllo per influenza aviaria attive sul territorio nazionale, nell’anno appena trascorso sono state condotte oltre 31.000 analisi sui soli allevamenti avicoli piemontesi.
I VIRUS DELL’INFLUENZA NON SONO TUTTI UGUALI – I virus dell’influenza sono identificati con lettere e numeri, che indicano la formula antigenica che “riassume” le caratteristiche di alcune parti specifiche del virus stesso. In particolare, il virus responsabile dei numerosissimi focolai europei è stato classificato come sottotipo H5N8/HPAI; è questo un virus ad alta patogenicità (HPAI), in grado cioè di favorire una efficace catena di contagio tra gli uccelli, accompagnandosi ad elevati tassi di mortalità. Per queste ragioni diviene indispensabile bloccare la diffusione del virus tra allevamenti il più velocemente possibile mediante l’abbattimento degli animali infetti. Nei territori asiatici stanno circolando altri sottotipi di virus influenzali, in particolare l’H7N9/HPAI; a differenza di quest’ultimo, l’attuale virus europeo H5N8 non ha acquisito mutazioni tali da favorire la trasmissione all’uomo.
D’altro canto la situazione asiatica è molto differente da quella europea: in Asia la trasmissione all’uomo è stata spesso favorita dalla promiscuità esistente tra animali e uomo, osservabile (e non solo nella popolazione rurale) sia nella vita di tutti i giorni che nel corso delle attività di commercio (mercati/fiere…).
CI SONO RISCHI PER LE CARNI DI POLLAME? – Il consumo di carni di pollame non rappresenta un rischio. È possibile consumare carni di tacchino, pollo e altre specie avicole senza correre rischi per almeno tre motivi:
– la mutazione per il salto di specie (da uccelli a mammiferi) per il virus europeo H5N8 non è stata ad oggi provata
– il passaggio all’uomo per via alimentare è una via di trasmissione non confermata
– il virus influenzale viene inattivato molto facilmente al calore: nei nostri paesi la carne di tacchino pollo e altri volatili si consuma esclusivamente ben cotta; le temperature di cottura (oltre 70°C) distruggono velocemente i virus dell’influenza aviaria.
Foto: wikipedia.org
Notizie: Ufficio Stampa Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta