Intervista a Doug Aldrich The Dead Daisies, il chitarrista americano presenta “Holy Ground”

Doug Aldrich presenta il disco dei The Dead Daisies e racconta i tanti cambiamenti vissuti dalla band

Geniale, eclettico o più semplicemente unico. Sono queste le definizioni che spesso si danno del chitarrista dei “The Dead Daisies” Doug Aldrich e sono tutte a loro modo giuste.
Il musicista americano ha raccontato a Cronacatorino.it il i cambiamenti nei “The Dead Daisies” e il nuovo disco “Holy Ground”.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Ciao Doug, come stai? Come hai passato il 2020 tra il Covid e lo stop a tutti i concerti?

Ciao, è stata una vera sfida per tutti. Noi fortunatamente ora stiamo bene, mia moglie ha avuto il Covid, ma fortunatamente tutto si è risolto con due settimane di isolamento. Dobbiamo imparare a convivere con questa situazione fino a quando le cose miglioreranno.
“Holy Ground” è certamente un album molto potente e interessante, ma soprattutto con la grande novità rappresentata da Glenn Hughes…
Quando si fanno dei cambiamenti in una band è sempre importante trovare qualcosa di nuovo e “Holy Ground” rappresenta questo. La presenza di Glenn ha portato un timbro diverso rispetto a John Corabi, il disco, infatti, ha delle sonorità più heavy e un groove decisamente bello.
Sono rimasto molto colpito dalla canzone “My Fate”. Come è nata?
La canzone è di Glenn e ha saputo darle un approccio molto particolare. Canta diversamente e ha dato una atmosfera molto “heavy” ricordando un po’ lo stile di Tony Iommi.
Tu avevi già lavorato con Glenn. Come vi siete trovati questa volta? Cosa ha dato in più alla band?
Glenn è grandioso. Suona quel basso come un pazzo e credo sia stata davvero una grande aggiunta per noi. Come ti dicevo prima, quando si cambia si deve cercare qualcosa di diverso altrimenti si rischia di copiare solamente quello che già stavi facendo.
Da poco avete dovuto anche sostituire il batterista. Cosa ti aspetti da Tommy Clufetos? Cosa può dare secondo te alla band?
Purtroppo Deeno ha sofferto molto per il suo problema di salute e il periodo non gli ha reso nemmeno facile curarsi. Ha deciso che doveva risolvere questa situazione e che dunque non poteva onorare tutti gli impegni con noi. Allo stesso tempo ha avviato un progetto davvero interessante dove canta e non suona la batteria a cui credo davvero volesse dedicare tempo.
Quando ho saputo che Tommy sarebbe stato il nostro batterista mi sono detto: “Wow”. Parliamo di un batterista pazzesco e il suo modo di suonare lo rende perfetto con Glenn. Credo davvero stiamo andando nella giusta direzione.
Progetti per questo 2021?
Sì, o meglio speriamo di riprendere i concerti in estate. L’anno scorso è stato tutto cancellato e vedremo se finalmente si potrà tornare on the road.
Noi siamo italiani, hai qualche ricordo particolare legato al nostro Paese?
Molti, ho passato tanti bei momenti in Italia sia con gli “Whitesnake” che con i “The Dead Daises”. Ricordo un bellissimo Festival a Milano dove ho diviso il palco con band pazzesche come “Journey” e “Queensrÿche”. Ho fatto poi alcune Clinics in Italia che mi hanno permesso di scoprire città meravigliose come Genova e La Spezia. Viaggiare da voi in treno e ammirare il paesaggio è bellissimo.
Ultima domanda: il tuo messaggio ai fans italiani
Grazie a tutti voi per il supporto, non vedo l’ora di vedervi. Sono tempi duri, ma passeranno e torneremo a divertirci insieme. (A.G.)
Foto: thedeaddaisies.com

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here