Intervista a Fabio Treves, due chiacchiere con il Re del Blues italiano

Un cuore grande e una passione immensa per la musica sembrano essere i segreti dell'eterna giovinezza del geniale Fabio Treves

L’italiano che ha stregato tantissimi artisti internazionali, quest anno, è stato indubbiamente lui: Fabio Treves. Il “Puma di Lambrate” si è tolto la soddisfazione di aprire i concerti di musicisti come Deep Purple e Bruce Springsteen.
Due occasioni che hanno fatto scoprire al pubblico del rock l’immensa classe di un musicista senza tempo che continua a conquistare il mondo con un cuore grande e una passione immensa per la musica.
Ciao Fabio, Bentornato su Cronacatorino.it! Comincio chiedendoti del nuovo album dei Rolling Stones: cosa ne pensi di questo lavoro blues?
Sarò sincero… Sono emozionato come un bambino il giorno di Natale! Avevo saputo qualcosa in anteprima da Chuck Leavell, c’eravamo sentiti per parlare di Cuba e del concerto degli Stones, ma anche del Boss qui in Italia.
E’ bellissimo che una band dopo oltre 50 anni di carriera faccia un album con la musica delle sue origini… E’ un esempio per tutti quelli che fanno musica!
Magari dopo aver aperto il concerto del Boss e dei Deep Purple… Potrebbe essere il momento degli Stones
Mi sono posto questo quesito… Per me sarebbe come fare il Passo dello Stelvio in bicicletta e ne ho anche parlato con Chuck…
Sai lui durante le prove del concerto degli Stones a San Siro aveva la maglia della Treves Blues Band ed è sempre stato un amico. L’unico problema è che non ho un rapporto con l’agenzia che porta i Rolling Stones, però mai dire mai…
E il Boss? Che persona è?
E’ stato come trovare un amico con cui sei stato in pizzeria la sera prima. E’ veramente una persona incredibile e si è saputo circondare di persone che hanno gli stessi suoi valori.
Lo staff ci ha messo a disposizione tecnici e ci ha trattato da superstar internazionali… E’ stato tutto meraviglioso!
Ma dopo tutte queste esperienze live non viene voglia di fare un nuovo disco?
Sì viene, ma è qualcosa che dura molto poco. Sai, per me qualcosa di nuovo è stato portare il blues nei teatri e suonare coinvolgendo sempre più persone.
In tutta onestà non sento la necessità di un disco nuovo, ma mai mettere un limite alla provvidenza.
Parliamo un po’ dei Talent, se offrissero un posto in giuria a Fabio Treves…. Lui cosa risponderebbe?
Direi di no subito. Il Talent è un qualcosa che riesce a darti parecchi soldi e una indubbia visibilità tuttavia il principio di base che c’è dietro queste competizioni è sbagliato. Non deve passare la cosa che vali solo se vinci o se fai una cover meglio di un altro… Tu vali se riesci a fare la tua musica e a dimostrare chi sei.
Poi più in generale mi sembra che questi Talent siano una rovina anche per quelli che li vincono, le case discografiche ti sfruttano perchè sei un personaggio, ma quando questo finisce c’è il rischio che nessuno si ricordi più di te.
Potrei accettare se ci fosse una competizione dove la band suonano dal vivo pezzi propri, ma così proprio no.
Tornando a te, sono ormai un po’ di anni che manchi da Torino, come mai?
Beh questo dovresti chiederlo a chi organizza concerti… In passato mi è capitato di suonare in città, ma in posti piccoli dove la gente rischiava spesso di rimanere fuori e io ci soffrivo quando poi sentivo questo…
Non so se ci siano nuovi locali e chi ci sia ora, ma se mi vogliono devono solamente chiamare…. Torino è una bellissima piazza per fare musica!
Un saluto ai tuoi fans?
Certamente…. Un saluto a voi sperando che si trasformi presto in un arrivederci, ma soprattutto un saluto a chi per primo ha apprezzato il blues. Per che , al Parco Martiri del Lavoro nel 1994, ci fu il primo concerto di Alex Gariazzo… Quindi immagina il legame della Treves Blues Band!
Torino è la città in cui conobbi Muddy Waters e capii l’importanza di essere una brava persona prima di essere un bravo musicista.