Intervista a Scott Hammond Jethro Tull, il geniale batterista si racconta a CronacaTorino

Scott Hammond racconta la sua esperienza con Ian Anderson e i Jethro Tull, ma anche i suoi progetti musicali

Geniale, eclettico o più semplicemente unico. Sono queste le definizioni che spesso si danno di un batterista come Scott Hammond e sono tutte a loro modo giuste.
Nato a Bristol, ma cittadino del mondo, ha raccontato a Cronacatorino.it le esperienze con Greg Lake, Bruce Dickinson e con i Jethro Tull. 
Buongiorno Scott, cominciamo dall’inizio… Come sei diventato un musicista?

Io e mia madre andavamo in visita a una vecchia signora, ma era sempre molto noioso tranne per il pianoforte che aveva in casa sua.
Mia madre e la signora erano impressionate (fin troppo facilmente) da come avrei potuto elaborare una melodia e suonarla con un dito. Poco dopo ho preso lezioni e ho ottenuto circa il grado 5 (su 8).
Ho anche suonato un po’ la chitarra e preso qualche lezione, ma la batteria è una passione iniziata quando avevo 14 anni dopo aver visto un ragazzo della scuola suonare nella sala della musica. Lì ho pensato … “Wow! Voglio imparare a farlo”. In realtà non mi piaceva molto il ragazzo, ma non importava… Tutto sembrava incredibile. Così ho preso lezioni di batteria a scuola e ho iniziato a scoprire molte delle band e dei batteristi più famosi e sono stato poi conquistato.
Hai lavorato con molti musicisti e con grande successo. Qual’è il tuo segreto?
Non sono sicuro di avere un segreto, ma penso di aver sempre voluto essere un batterista versatile e questo mi ha aiutato. Mi piace suonare un sacco di diversi stili musicali con velocità diverse e in diversi modi.
La varietà è il sale della vita come si dice e aiuta anche a ottenere più cose. Quindi amo suonare jazz, latino, funk, rock e molto altro. Penso anche che ascoltare molti tipi diversi di musica allarghi i tuoi orizzonti.
Se ci fosse un segreto direi che è mettere la canzone davanti a tutto. Ci sono molti bravi batteristi, ma che non sono egualmente dei grandi musicisti.
Provo sempre a pensare: “Cosa farà prendere vita a questa canzone?”. Mai invece mi trovo a pensare quale parte della batteria inserirò. Il primo approccio ti dà molto più lavoro rispetto al secondo ed è in definitiva molto più gratificante, almeno per me.
Hai avuto modo di lavorare con Bruce Dickinson e Greg Lake, ci parli di loro?
Non posso dire di aver lavorato con Bruce in studio, ma abbiamo suonato insieme quando è stato guest star di Ian Anderson alla Cattedrale di Canterbury. Ha una voce davvero straordinaria ed è una brava persona… Spero davvero di poter lavorare ancora con lui!
Con Greg ho avuto modo di suonare in alcune occasioni ed è una tragedia il fatto che non sia più con noi.
Sei uno dei membri dei Jethro Tull. Come è nata la possibilità di unirti al gruppo?
Ho conosciuto Dave Goodier (bassista dei Jethro Tull) da anni e ho suonato in concerti con lui prima di entrare nei Tull.
Nella maggior parte di questi concerti lui suonava un basso e la musica era il jazz. Mi ha gentilmente raccomandato a Ian…  Ian quindi mi chiese di imparare tre canzoni e di venire a suonarle durante il soundcheck a Sheffield City Hall, nel Regno Unito, quando Doane Perry suonava.
Pochi giorni dopo ho ricevuto una mail dove mi veniva chiesto di unirmi a Anderson e andare in Armenia per un concerto con l’Orchestra e dopo sarebbe cominciato un tour di 2 settimane negli Stati Uniti. Il concerto dell’Orchestra consisteva in un insieme di diversi stili di musica, quindi è stato un lavoro molto importante imparare tutto. Il tutto è successo otto anni fa.
Ascoltavo Jethro Tull durante la mia adolescenza (principalmente “Minstrel in the Gallery”), quindi sono stato molto felice di essere stato invitato a suonare in tour con la band.
Progetti per il futuro?
Attualmente sto suonando in un gruppo relativamente nuovo chiamato The Hopkins-Hammond Trio. C’è un incredibile chitarrista, Matt Hopkins, e mia moglie Ruth Hammond che suona benissimo l’organo Hammond (mi ha sposato praticamente solo per il cognome)… Quindi siamo solo noi tre: organo/tastiera, batteria e chitarra. È un trio molto jazz, ma ci piace anche passare al funk.
Abbiamo pubblicato di recente su Youtube una canzone prodotta da John O’Hara: https://www.youtube.com/watch?v=YteZQN-nW30
Se dovessi creare una sorta di “All Star Band”, chi ci sarebbe insieme a te nel gruppo?
Bella domanda, ma è davvero difficile rispondere. Dipende dallo stile di musica che uno vuole suonare, ma cercherò di fare una lista semplice:
Chitarra – Derek Trucks
Organo – Larry Goldings
Basso – Pino Palladino
Voce – David Coverdale
Percussioni (principalmente congas) – Don Alias
Il giornale è italiano. Hai dei ricordi particolari legati all’Italia?
L’Italia è sicuramente un bel paese. Il vino è buono e le persone sono molto amichevoli ed è veramente facile avere un rapporto con loro.
Adoro il succo d’arancia fresco (direttamente dall’arancio) ed è facile ottenerlo in Italia – ogni stazione di servizio ha una sua macchina. Non posso ottenerlo così facilmente in nessun altro paese. L’unica cosa negativa è stato il numero di zanzare assetate di sangue sul palco di Milano durante lo spettacolo.
Un messaggio per i tuoi fans italiani
Ci vediamo la prossima volta… In bocca al lupo! (A.G.)

 

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