Intervista ad Ali Madarshahi Arsames, il cantante iraniano racconta la situazione della band

Ali Madarshahi racconta gli Arsames dopo la condanna a 15 anni di carcere in Iran, la fuga dal paese e la loro musica che affonda le radici nella Persia

Gli Arsames sono una band death metal dell’Iran formatasi nel 2002 grazie all’iniziativa del loro cantante Ali Madarshahi.
Oggi quella band è stata condannata a 15 anni di carcere da un Tribunale iraniano perché il loro genere musicale è considerato satanico. A raccontarci la situazione, le speranze e il futuro della band è proprio Ali.
Ecco cosa ci ha raccontato:
Buongiorno Ali, come stai? Raccontaci la situazione della band dopo quanto successo in Iran.

Ciao, come forse saprai, siamo stati condannati a 15 anni di prigione solo per aver suonato musica metal.
Abbiamo quindi deciso di andarcene e siamo scappati dal nostro paese per non andare in prigione. Posso solo dire che è stato uno degli eventi peggiori e più difficili della mia vita e ovviamente per la mia band. Immagina di dover lasciare tutto alle spalle e scappare dalla tua terra.
I fans da tutto il mondo hanno supportato la vostra musica dopo quanto successo. Vi aspettavate questo supporto?
Non abbiamo aperto nessuna pagina per ricevere finanziamenti. Solo i nostri fan ci hanno supportato acquistando album digitali. Loro sono la nostra più grande risorsa e apprezziamo davvero molto il loro supporto.
Oltre a quello che vi è successo ci ha pensato anche il Covid a complicare maggiormente le cose…
Prima del coronavirus eravamo stati invitati a suonare in un tour in Asia, ma il virus ha cancellato tutto e allo stesso tempo un tribunale della nostra città ci ha condannato a 15 anni di prigione per aver suonato musica metal…. Quindi stiamo davvero vivendo il periodo più difficile della nostra vita.
Parliamo di te, quando hai deciso che saresti diventato un musicista?
Ero innamorato della musica sin da bambino e non appena ho scoperto la musica metal è stato il mio nuovo amore. Ho sempre pensato di formare una band metal in Iran, così nel 2002 l’ho fatto e ho deciso di scrivere testi sui giorni di gloria dell’impero persiano. Sul primo istruttore di una politica sui diritti umani nel mondo: Ciro Il Grande.
Qual è  stata la tua prima introduzione alla metal? Cosa ti ha influenzato talmente tanto da iniziare a cantare?
Alcune videocassette e album metal di band come Iron Maiden, Judas Priest, Motorhead, Metallica. Negli anni ’80 l’impero dimenticato della Persia fu l’incoraggiamento a fare qualcosa per il mio paese. Le persone così, in diverse parti del mondo, avrebbero saputo di più sulla nostra storia e cultura.
La vostra musica ha dentro molta forza e tanta passione. C’è un segreto dietro le vostre canzoni?
Duro lavoro e amore.
So che la domanda è difficile, ma avete progetti per il prossimo futuro?
Siamo in una situazione difficile: niente studio, niente pc e niente strumenti. Abbiamo lasciato tutto in Iran, ma non appena torniamo alla normalità ricominceremo a scrivere musica su un altro progetto chiamato “Epic of the Kings”. Si tratta di uno dei poemi epici più lunghi del mondo creato dal poeta persiano Ferdowsi. Vogliamo iniziare a fare musica dalla storia del libro Shāh-Nāmeh.
C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Se potessi scegliere un nome ti direi subito i Metallica, ma ci sono così tanti artisti di tutti i generi che potrebbero unirsi a noi nel nostro progetto in futuro.
Il nostro giornale è italiano. Hai qualche ricordo legato all’Italia?
Non ci sono mai stato, ma prima della rivoluzione iraniana nel 1977 mio padre ha fatto un viaggio in tutto il mondo ed è stato anche in Italia. Ha parlato a lungo dei suoi bei ricordi e dei bellissimi luoghi artistici del vostro Paese. Ho sempre voluto visitare l’Italia, ascolto anche le vostre grandi band come i Fleshgod Apocalypse e i Lacuna Coil.
Ultima domanda: un messaggio per i fans italiani
Vi rispettiamo tutti. Spero di vedervi presto e di portare il metal persiano nel vostro belllissimo Paese. (Alessandro Gazzera)

 

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